Snowcrash, quando i designer anticipavano la tecnologia - CTD
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Ester Pirotta

29 Marzo 2021

Snowcrash, quando i designer anticipavano la tecnologia

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Intervista a Ilkka Suppanen sul gruppo di progettisti scandinavi di fine anni 90 celebrati in un libro e in una mostra: “I primi a far cambiare colore alla luce con un cellulare”

Alla fine degli anni Novanta, Finlandia e Svezia sono state considerate pioniere nello sviluppo di Internet e delle comunicazioni wireless. A quel tempo sono nate idee e concept per uno stile di vita mobile e connesso, in linea con i progressi tecnologici in atto che stavano rivoluzionando il modo di vivere e di comunicare.

Un libro e una mostra al National Museum di Stoccolma documentano i progetti di una collettiva di designer scandinavi che hanno preso forma in quel periodo rivelando un’immagine alternativa del design nordico. Snowcrash era un laboratorio di idee per il design orientato al futuro che è successivamente diventato un’azienda di design svedese, attiva fino al 2003. 

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Ilkka Suppanen, ph. Ester Pirotta

Abbiamo chiesto a Ilkka Suppanen, uno dei fondatori di Snowcrash, di raccontarci cosa è stata e cosa è rimasto di quella realtà progettuale.

Nel 1997 un gruppo di progettisti scandinavi decise di partecipare alla settimana milanese del design e organizzò una mostra che chiamarono Snowcrash. Ilkka, da dove veniva questo nome? C’era una connessione con il romanzo di fantascienza dello scrittore americano Neal Stephenson pubblicato in quegli anni?

Durante la preparazione della mostra ci siamo resi conto che nessuno avrebbe ricordato i nostri nomi – Suppanen, Terho, Sallo e Asikainen –  quindi abbiamo iniziato a pensare a un nome che ci rappresentasse. Avevo appena letto il libro Snow Crash ed pensai che sarebbe stato un bel nome per la mostra, era fresco, suonava nordico e rendeva l’idea di un arrivo improvviso – da parte nostra – nella Milano del design, quasi uno schianto. Inoltre c’era una connessione con il nuovo mondo digitale che era uno degli elementi chiave della nostra filosofia di allora.

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Ilkka Suppanen, sedia Nomad, Galerie Maria Wettergren

 

L’intento di Snowcrash era quello di presentare al pubblico internazionale del design dei prodotti con caratteristiche diverse rispetto a quelli che definivano il design scandinavo ‘tradizionale’. In cosa si differenziavano?

Snowcrash rappresentava chiaramente una rottura rispetto al design scandinavo che aveva preso forma e identità negli anni Cinquanta, in linea con un modello di vita proprio di quel periodo storico. Con la mostra milanese intendevano presentare una nostra visione del vivere contemporaneo proiettato nel futuro, uno stile di vita in cui la tecnologia aveva un ruolo cruciale.

In quali termini? 

Abbiamo sperimentato la tecnologia hardware e le tecniche software, materiali naturali e sintetici, e abbiamo creato oggetti collegando la tecnologia alla forma, alla funzione e al futuro. Un esempio esplicativo è certamente la seduta ergonomica Netsurfer progettata nel 1995 da Ilkka Terho e Teppo Asikainen. Combinare la tecnologia con il design era essenziale e la ricerca sui materiali è stata una parte importante del lavoro. Abbiamo ideato ad esempio i tessuti acustici, assolutamente innovativi in quel periodo, in grado di assorbire il suono, ottimizzare l’acustica negli ambienti e ridurre l’inquinamento sonoro.

Combinare la tecnologia con il design era essenziale e la ricerca sui materiali è stata una parte importante del lavoro. Abbiamo ideato ad esempio i tessuti acustici, assolutamente innovativi in quel periodo, in grado di assorbire il suono, ottimizzare l’acustica negli ambienti e ridurre l’inquinamento sonoro

Quanti prodotti hai disegnato per la collezione Snowcrash? Qualcuno di questi è ancora in produzione? 

Tutta la collezione Snowcrash comprendeva quindici progetti, di cui alcuni sono rimasti i prototipi… Io ne ho disegnati – e autoprodotte – otto, fra i quali la sedia Nomad che è ancora in produzione ed è venduta dalla Galerie Maria Wettergren di Parigi. L’ho disegnata quando ancora studiavo alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam e avevo l’esigenza di spostarmi frequentemente, portando con me ‘i miei arredi’. Ha una struttura leggera e flessibile, con la seduta sagomata in feltro spesso e il telaio in acciaio armonico, e si caratterizza per un movimento di oscillazione dolce e rilassante. Nel corso degli anni il progetto iniziale si è evoluto e ho disegnato anche una variante di dimensioni maggiori, che funge da sofa, che ho chiamato Flying Carpet.

C’è un nesso tra la tua esperienza Snowcrash e il fatto che negli anni successivi hai iniziato a lavorare nell’ambito dell’art-design, realizzando opere in edizione limitata che ancora oggi sono vendute in gallerie d’arte a Helsinki e Parigi?

Snowcrash era una collettiva – poi divenuta azienda – molto sperimentale, una specie di piattaforma per la sperimentazione e l’innovazione. Questo presupposto è fondamentale nel mio modo di progettare, produrre pezzi per le gallerie d’arte mi dà la possibilità di continuare a sperimentare e fare ricerca. Realizzo alcuni prodotti stampati in 3D, come per esempio la lampada Porcupine, e molti oggetti in vetro realizzati a Murano con artigiani locali, prevalentemente pezzi unici. 

Quali prodotti che hai progettato per Snowcrash sono stati più significativi per la tua carriera e/o hanno avuto un maggior riscontro?

Sicuramente il Flying carpet che ho citato poco fa è stato un prodotto molto importante, il primo prodotto da Cappellini nel 1998. Molto complesso da realizzare, ha una struttura elastica in acciaio flessibile che oscilla armoniosamente e la seduta in feltro realizzata in un unico pezzo che funge da seduta e schienale, avvolgendo il corpo del fruitore. 

Ho avuto grandi soddisfazioni anche da Airbag, una seduta molto più legata alle attrezzature da esterno e all’abbigliamento sportivo che ai mobili tradizionali. E’ stata molto copiata, il che significa che è piaciuta molto.

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Airbag Seat, design Pasi Kolhonen e Ilkka Suppanen per Snowcrash

Considerando che Snowcrash ha voluto suggerire una visione del futuro, ora – dopo quasi 25 anni – cosa  pensi riguardando quei prodotti?

E’ impossibile prevedere il futuro, quindi alcuni dei progetti che abbiamo realizzato allora oggi possono sembrare bizzarri e ingenui. Ma credo che guardare al futuro sia una condizione umana fondamentale, è un modo per migliorare come individui e nell’ambito della società in cui viviamo. E’ molto importante per un designer guardare al futuro, partendo dal ‘qui e ora’. 

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Flying Carpet, Ilkka Suppanen per Snowcrash

Ai tempi di Snowcrash noi progettisti avevamo così sete d’innovazione che in un certo senso anticipavamo i progressi tecnologici anche in un modo un po’ azzardato. Ricordo ad esempio che volevamo dare al fruitore la possibilità di cambiare il colore della luce della lampada GloBlow, ma la tecnologia non lo consentiva. Così abbiamo attuato il cambio colore attraverso l’invio di un messaggio col cellulare alla lampada, il cui segnale arrivava in Finlandia – andata e ritorno – per ottenere il risultato desiderato. A pensarci ora sembra folle.

Ai tempi di Snowcrash noi progettisti avevamo così sete d’innovazione che in un certo senso anticipavamo i progressi tecnologici anche in un modo un po’ azzardato

Oggi la situazione in cui ci troviamo è molto diversa da quella della fine degli anni Novanta, soprattutto dal punto di vista tecnologico, quindi anche la visione del futuro risulta essere molto diversa.

Dopo la mostra a Milano del 1997 la collezione Snowcrash è stata acquistata da un’azienda svedese con sede a Stoccolma ed ha collaborato con designer internazionali fino al 2003. Come è nato il desiderio di riportare alla luce Snowcrash con una mostra al National Museum Stockholm (visitabile, Covid permettendo, fino al 13 febbraio 2022) e un libro da te editato e scritto da Gustaf Kjellin? Quale vuole essere il messaggio?

Fondamentalmente il nostro intento è quello di documentare un pezzo di storia che riteniamo molto importante per il design, non solo scandinavo, che non era mai stata documentata in modo didascalico.

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Frozen Feather, dettaglio. Ilkka Suppanen per Snowcrash

Il messaggio è che crediamo sia fondamentale oggi più che mai approcciare la progettazione guardando al futuro, in linea con i tempi che stiamo vivendo. Considerando cosa è successo nel mondo nell’ultimo anno a causa della pandemia che ha stravolto le nostre vite, dobbiamo essere consapevoli dei cambiamenti in atto ed agire e progettare nuovi modi vivere gli oggetti e gli spazi.

Ritratto: Ph. Ester Pirotta

Altre foto: Ph. Jens Andersson