I social network? Meglio il vecchio diario (ma di design) | CTD
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7 marzo 2018

I social network? Meglio il vecchio diario (ma di design)

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Il libro di Marti Guixé: vignette dove scrivere pensieri e stati d’animo. Dopo aver riflettuto bene

di Isabella Clara Sciacca

 

Il messaggio potrebbe essere questo: se proprio volete dire la vostra, fatelo su carta, lasciando un segno su un libro destinato a durare. E resistete alle mille occasioni che vi offrono i social network di interloquire, rispondere, entrare in polemica e arrabbiarvi col mondo. Potrà suonare strano, ma un messaggio o un’idea affidati a una pagina scritta possono comunicare di più di un post su Facebook, se non altro perché prima di scriverli si presume che abbiamo dedicato il giusto tempo rispetto a quanto succede con i social.

L’ultima provocazione di Marti Guixé è proprio un libro illustrato pieno di cornici vuote in cui l’autore invita il pubblico a fissare il proprio pensiero. Come Facebook ci chiede “A cosa stai pensando”, Guixé ci chiede “What’s your statement?”. Si intitola Social Movement Design Book ed è edito da Corraini. Guixé è un talento versatile attivo da tempo in tutti i campi del design, sempre con un approccio singolare e spesso critico. Classe 1964, laureato al politecnico di Milano, ha esposto al MoMA di New York, al Design Museum di Londra e al Centre Pompidou di Parigi e collabora con aziende come Camper, Chupa-Chups, Desigual.

Negli ultimi tempi le sue incursioni più note sono quelle nel food design. Nel suo precedente libro, Food Designing, edito anche questo da Corraini, nel 2010, spiegava che anche il cibo può essere progettato. Da lì l’idea di squadrare patate o riprodurre la struttura dell’atomo con olive e stuzzicadenti o ancora di “illustrare” una torta con il grafico della percentuale dei suoi ingredienti. Il design lì era il mezzo per porsi con ironia una serie di domande: chi detiene il diritto al possesso della pietanza? Da quale istante il piatto diventa del cliente e non più del ristorante? Esiste un diritto o un divieto di manipolazione del piatto, per esempio aggiungendo dei condimenti?

Lo stesso approccio critico e provocatorio lo ritroviamo oggi in questo libro, dove la vera illustrazione spetta al lettore, che si ritrova per le mani un luogo – non virtuale – dove prendere posizione sulle questioni fondamentali, così come su quelle più risibili, che quotidianamente toccano la nostra vita. Un po’ come si fa sui social, dove è sempre dietro l’angolo il rischio del soliloquio, di rivolgersi a tanti ma di parlare, in fondo, esclusivamente a se stessi. E allora meglio riscoprire il buon vecchio diario.

In ventotto pagine si può mettere nero su bianco la propria opinione su cartelli da riempire con un’idea, sulle magliette su cui disegnare il proprio logo, sui manifesti su cui scrivere il proprio slogan. Il concetto di fondo è che per comunicare al mondo il nostro pensiero, bisogna prendere tempo e riflettere su cosa davvero vogliamo dire. Comunicare oggi più che mai significa esprimere se stessi di fronte a un pubblico scelto invece che a una platea indifferenziata di passanti, utilizzare il passaparola digitale piuttosto che l’urlo del corteo in piazza. In una parola significa parlare ad una community. Se poi questo assume le forme di una comunicazione a senso unico e, quindi, in fin dei conti, del monologo, allora meglio tornare al caro vecchio diario. In una nuova, ironica forma grafica, però.