Sotto la cappa mazzoniana, Mercato Centrale | CieloTerraDesign
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Isabella Clara Sciacca

17 novembre 2016

Sotto la cappa mazzoniana, Mercato Centrale

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Cieloterradesign incontra Umberto Montano, il padre di Mercato Centrale, che duplica a Roma il grande successo di Firenze

di Isabella Clara Sciacca

 

Da qualche tempo La Stazione Termini a Roma non è più la stessa. E’ iniziata già qualche anno fa la metamorfosi da semplice nodo ferroviario e metropolitano con pochi fast food a vero e proprio centro shopping, dotato di palestra e centro benessere.

A sancirne la completa trasformazione è stata la nascita di Mercato Centrale a ottobre, luogo di ristoro, di degustazione e di sosta, laddove poco prima c’era il via vai frenetico e incurante dei passanti.

C’era la cappa realizzata negli anni 30 da Angiolo Mazzoni, capolavoro marmoreo, summa eccelsa dello stile razionalista, a cui la Stazione Termini si conforma. La cappa mazzoniana già secondo il piano originale avrebbe dovuto ospitare un bar e un ristorante. Eppure per anni era rimasta completamente ignorata, negletta e irraggiungibile, chiusa com’era dietro le porte a vetro di via Giolitti.

Tutto questo appartiene al passato e migliaia di persone oggi, dalle sette a mezzanotte si fermano e gustano un pasto da vero gourmet in uno dei luoghi architettonici più suggestivi del mondo.

 

Quando avete pensato di aprire un Mercato Centrale a Roma quali location avete valutato?

 

Da subito abbiamo pensato alla Stazione Termini, perché è obiettivo primo di Mercato Centrale creare uno spazio gratificante, esteticamente stimolante, che favorisca l’aggregazione. Così abbiamo immediatamente pensato che la presenza della straordinaria cappa mazzoniana era un’occasione imperdibile per fare di Mercato Centrale un posto unico. Un luogo tanto più esclusivo se si pensa che i marmi rosa della cappa, contrariamente a quanto si dice, non sono affatto portoghesi, ma provenivano da una vena ormai estinta delle cave di Carrara, e sono, quindi, ormai esemplari unici.

 

Rispetto al Mercato Centrale di Firenze, che gode di uno spazio molto ampio per i clienti e per gli stand, come avete gestito uno spazio come quello dei locali della Stazione Termini, molto più ridotti, che si sviluppano in un lungo corridoio?

 

A Firenze lo spazio del Mercato è davvero ampio e completamente godibile. Lo spazio a Roma è molto più ridotto e si sviluppa in lunghezza, studiato lungo la direttrice del corridoio. Sarebbe stato impossibile realizzarlo senza uno spazio aggiuntivo. Grandi Stazioni ci ha messo a disposizione oltre 500 mq nel piano sotterraneo per tutto quello che riguarda le forniture, ciò consente di avere comunque degli stand funzionali e comodi ma estremamente “leggeri”.

 

Anche gli arredi seguono uno stile “invisibile”; i pensili e le mensole a giorno hanno un sapore industriale nei colori e nei materiali, ma lasciano la vista libera di spaziare verso l’esterno, oltre le pareti vetrate e all’interno. I lumi si fanno discreti ed essenziali così da essere trasparenti, senza però sacrificare il decor.

 

Rispetto a Mercato Centrale di Firenze, che era stato realizzato dallo studio di architettura Archea Associati , per Roma volevamo un’estetica più dinamica ed essenziale, per questo abbiamo chiesto allo studio Q-Bic di Luca e Marco Baldini di pensare a qualcosa di nuovo e che avesse un maggiore sapore di “artigianalità”. Loro hanno coordinato una squadra di artigiani, che ha prodotto ad hoc gli elementi di arredo.