Spazio pubblico e creatività: i grandi assenti di Next Generation EU - CTD
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Vincenzo Bernardi

30 Aprile 2021

Spazio pubblico e creatività: i grandi assenti di Next Generation EU

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L’Europa vuole un nuovo Bauhaus, ma nei Piani nazionali di ripresa e resilienza (a partire da quello italiano) è trascurata la dimensione della socialità fisica tutta da ricostruire

Per contrastare gli effetti della crisi pandemica e rilanciare l’economia, la Ue si è posta l’obiettivo, da qui a cinque anni, di disegnare l’Europa da consegnare alle generazioni future. Un’Europa che, sostenuta da una crescita intelligente, dovrà essere più verde, più digitale, più resiliente e più adatta alle sfide che ci attendono. Per realizzare quello che, secondo il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, dovrà essere un nuovo progetto culturale e non solo ambientale o economico, si è dotata di uno strumento finanziario di 750 miliardi di euro dal titolo evocativo di Next Generation EU.

 

L’idea portante del progetto è che la cosiddetta transizione verde sia una opportunità economica oltre che una necessità irrinunciabile e che il futuro dell’economia passi per il digitale dal momento che gli investimenti in tale settore aumenteranno la competitività dell’Unione su scala globale contribuendo a renderla più resiliente e innovativa.

Completano il quadro le riforme e gli investimenti nella coesione sociale, per combattere la povertà, quelli in sanità, istruzione, salute pubblica e quelli a favore della prossima generazione. 

Energie pulite e rinnovabili, efficienza energetica degli edifici, trasporti sostenibili, banda larga, digitalizzazione della PA, sviluppo del cloud, istruzione e formazione per le competenze digitali sono le aree principali su cui gli stati membri sono stati tenuti a concentrare la maggior parte degli investimenti nei rispettivi Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr).

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Quello italiano, che vale complessivamente 221,1 miliardi di euro, è stato appena approvato dal Governo e, secondo il Presidente del Consiglio Mario Draghi, combina immaginazione, capacità progettuale e concretezza, per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale.

Nonostante le indicazioni di Bruxelles in termini di percentuali di spesa siano state rispettate, rimangono diverse perplessità circa la sua capacità di incidere, oltre che sulla nostra economia, sulla qualità delle nostre città e della nostra vita.

Dal superbonus per le abitazioni private, alla ristrutturazione di edifici scolastici e di culto, fino all’adeguamento strutturale degli ospedali e al risanamento dei borghi, nel piano c’è un po’ di tutto, finanche la creazione di trenta Green Community in territori rurali e di montagna. Anche le risorse stanziate sono consistenti – potenzialmente oltre 40 miliardi – ma quello che emerge è la mancanza di una visione d’insieme capace di generare un valore aggiunto che incoraggi nuovi stili e modelli di vita.

Sebbene vi si affermi che il degrado di aree pubbliche, parchi e giardini, la mancanza di luoghi per la vita sociale dei giovani, la precarietà dei servizi pubblici, aggravati dalla chiusura di numerose attività commerciali colpite dalla crisi, renda necessario e urgente intervenire per la realizzazione di luoghi per l’espressione di una socialità inclusiva, non è prevista alcuna azione efficace e coordinata in tal senso.

La stessa riqualificazione dei borghi viene vista unicamente per la capacità di attrarre i flussi turistici analogamente agli interventi di valorizzazione dei siti storici.

La socialità inclusiva è dichiarata come obiettivo, ma non è prevista alcuna azione efficace e coordinata in tal senso. La stessa riqualificazione dei borghi viene vista unicamente per la capacità di attrarre i flussi turistici analogamente agli interventi di valorizzazione dei siti storici

Relazioni non solo economiche

Si è dibattuto molto, fin dall’inizio della pandemia, su come dovremo adattare i nostri spazi abitativi e di lavoro per renderli più sicuri e confortevoli, ma se ormai è assodato che lo spazio è un lusso, è evidente che è quello pubblico il più prezioso e lo sforzo maggiore dovrebbe essere quello di reinventarlo quando necessario.

In un anno in cui abbiamo sperimentato confini e vissuto surrogati di relazioni interpersonali grazie alla rete, si è evidenziata l’importanza delle relazioni fisiche come stimolo alla creatività e per produrre capacità di adattamento e quindi resilienza. Le nostre città non hanno solo bisogno di ridurre le emissioni o di migliorare la loro efficienza, ma anche quello di inventare spazi o usi degli stessi che diano nuove opportunità alla volontà di stare insieme anche in previsione del fatto che, come ribadito da più parti, situazioni simili a quella che stiamo vivendo potrebbero ripetersi. Lavoro, sanità, economia, lotta al cambiamento climatico sono fondamentali ma lo sono altrettanto gli spazi di socializzazione pubblici e all’aperto.

Se ormai è assodato che lo spazio è un lusso, quello pubblico è il più prezioso e lo sforzo maggiore dovrebbe essere di reinventarlo quando necessario. Le nostre città non hanno solo bisogno di ridurre le emissioni o di migliorare la loro efficienza, ma anche quello di inventare spazi o usi degli stessi che diano nuove opportunità alla volontà di stare insieme

C’è da dire che non è che altrove si sia fatto diversamente e altri Paesi dell’Unione appaiono sostanzialmente allineati su queste posizioni.

Word Cloud

Nonostante il Regolamento europeo del Next Generation EU sottolinei che gli investimenti nei settori creativi sono fondamentali ai fini di una rapida ripresa, l’impressione è che sia proprio la creatività la grande sacrificata sull’altare dell’economia e che ancora una volta non si riconosca la sua capacità di incidere nei momenti di crisi. Nelle 273 pagine del Piano il termine compare appena due volte, la prima a pagina 184. Anche l’uso del termine creativo è assai limitato (12), meglio parlare di investimenti (921 volte), riforme (637) o digitale (469).

Word Cloud del Next Generation Italia

 

Eppure, nell’istituire il Nuovo Bauhaus europeo, che dovrebbe realizzare la connessione tra il mondo tecnologico / scientifico e quello dell’arte e della cultura, proprio von der Leyen ha invitato a immaginare e costruire un futuro sostenibile, inclusivo e bello per il cuore e per la mente, rispondendo ad esigenze che vanno al di là della dimensione materiale, ispirate alla creatività, all’arte e alla cultura.

Al momento attuale questa iniziativa rimane una piattaforma online su cui presentare proposte volontarie al fine di individuare potenziali progetti pilota. Ma tra i contributi finora pervenuti emerge in maniera significativa una visione che, diversamente dal Next Generation EU, mette al centro i concetti di persona, progetto e urbano.

Word Cloud delle proposte di New Bauhaus candidate a seguito dalla call della Commissione Europea

 

Nel momento in cui si disegna il futuro delle prossime generazioni, ma evidentemente anche il nostro, non possiamo non notare che quello che viene fuori dal progetto europeo è la speranza di un ambiente sicuramente meno inquinato ma in cui si dà sempre più spazio alle relazioni virtuali piuttosto che a quelle umane. Iperconnessi, competitivi, sempre pronti ad acquisire nuove competenze. Il timore è che l’Europa del futuro possa assomigliare a una sorta di Dad collettiva permanente più simile a un Grande Fratello che a un modello resiliente.

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio | per dolcissima muovermi ferita: voglio spazio per cantare crescere | errare e saltare il fosso della divina sapienza | Spazio datemi spazio ch’io lanci un urlo inumano, quell’urlo di silenzio negli anni | che ho toccato con mano.

(Alda Merini, 1991)

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