Stefano Mirti e il Giorno della marmotta: "Così sono finito dentro il mio film preferito" - Cieloterradesign
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I talk di Cieloterradesign, Stefano Mirti: “Così sono finito dentro il Giorno della marmotta”

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Paolo Casicci dialoga via Skype con il fondatore di IdLab. Dai giorni della quarantena, “tutti uguali, ognuno un po’ meglio dell’altro”, alle opportunità del digitale

“Mi alzo, accendo la luce sul comodino e inizio a vivere quella che sarà la mia giornata assoluta. Poi però, a un certo punto, capita un qualche contrattempo, mi distraggo, mi stufo, capita un qualche contrattempo imprevisto e la mia giornata perfetta va a scatafascio. Questo mi preoccupa? Questo mi deve forse fare innervosire? No, affatto. Perché mai?”.

Stefano Mirti, fondatore di IdLab, direttore di Super, la scuola superiore di arti applicate di Milano di cui ci siamo occupati di recente qui, e curatore con Maurizio Cilli del festival di architettura Bottom Up, racconta via Skype a Paolo Casicci la sua quarantena e di come questo tempo sospeso lo abbia proiettato dentro al suo film preferito, il Giorno della marmotta, pellicola cult dove il protagonista, interpretato da Bill Murray, rivive continuamente le stesse giornate.

“Il tempo da lineare si è fatto spaziale, liquido, è diventato senza limiti” racconta Mirti. “Lo spazio si ristretto a diventare pochi metri quadri, nel contempo i pensieri si espandono a raggiungere profondità e latitudini mai viste. Il tempo non è più esterno ma è intrecciato. Manipolando il tempo riesco a manipolare i miei comportamenti e dunque manipolo lo spazio. Si dilata e si comprime a mio comando. Mi dilato e mi
comprimo a suo comando”.

Chi è Stefano Mirti

Partner e fondatore di IdLab, già direttore della Naba Milano (2006-2011) e presidente della Fondazione Milano. Da anni Mirti sperimenta l’uso dei nuovi media, in particolare modo i social, nell’insegnamento e in altri progetti di diversa natura. È stato responsabile dei social media di Expo 2015 e curatore della mostra 999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo, alla Triennale di Milano nel 2018.

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