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14 maggio 2018

Storie Morbide, il vero stile è raccontare esperienze

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I cuscini di Gianfranco Setzu e Monica Casu: basta arredamento, creiamo lifestyle

di Gianfranco Setzu e Monica Casu, designers

Il progetto di Storie Morbide è un progetto che portiamo avanti da anni, anche se è stato battezzato soltanto al Fuorisalone milanese finito da poco, con gli ultimi progetti di cuscini. Ma cos’è alla fine un cuscino, molti ci chiedono, perché fate cuscini? Si tratta in fin dei conti di un oggetto così banale e scontato. Il cuscino non è per noi il fine, ma il mezzo per esprimere una visione. Si appoggia liberamente e invade lo spazio con spontaneità dando quel tocco personale ed espressivo che in fin dei conti tutti cercano, seppur dandolo per scontato. I cuscini di Storie Morbide vogliono creare una sinergia partendo dalle nostre storie, seppur semplici, dai nostri vissuti o esperienze, che vengono cristallizzati, sublimati in un progetto che racconta una visione, un lifestyle. Così quel ruolo che prima apparteneva alla t-shirt, essere stendardo delle proprie passioni, appartenenze e interessi, è passato poi al sacchetto, fino ad essere assorbito dal cuscino.

Monica Casu, Tiricche collectione, Dinotte

Non arredamento, ma lifestyle

Per noi il design è un qualcosa che serve proprio a ristabilire, ridisegnare lifestyle. Ogni oggetto partecipa a questo processo. La nostra necessità non è più quella del mercato e della produzione industriale che ha creato nello standard il vessillo dell’idea di arredamento. Lo standard non funziona più, sempre più si ricerca qualcosa di unico, si vogliono un’idea e oggetti che raccontino qualcosa, l’esclusività, il pezzo ricercato, l’edizione limitata, un riferimento culturale. Non per niente il termine arredamento è andato sempre più in disuso, a favore del termine più profondo e sensato di lifestyle.

Gianfranco Setzu, Influencers

Ora che i giovani/adulti pongono maggiore attenzione al proprio spazio, sempre in progress, in movimento, che li segue nella sua essenza, vogliono oggetti che gli assomiglino, sono più consapevoli e più attenti, non vogliono uno spazio risultato di una cultura superata, subita da generazioni, ma vogliono essere autori, vogliono poter scegliere, avere uno spazio che parli di sé, in cui riconoscersi.

Tiricche, Monica Casu

Noi, non per tanto per scelta, ma più per condizione naturale, essendo parte di questo mondo e di questo processo di trasformazione, col nostro lavoro offriamo quel quid che si dimostra adatto e che in qualche modo risponde alla nuova idea di space dressing consapevole, ricercata e attenta. L’idea di uno stilosissimo appartamento da fotografare e mettere in copertina è ormai obsoleta, sempre più decadente a favore di un’idea più personale e vibrante dello spazio, un’idea fluida in continuo cambiamento, che è proprio il fulcro della produzione indipendente e maker.

Gianfranco Setzu, Influencers

L’indipendenza come know how

Essere designers indipendenti vuol dire avere la libertà di decidere cosa fare, senza dover rendere conto a nessuno se non a sé stessi! Il processo di creazione dell’oggetto mette in moto un meccanismo simile a una piccola azienda in cui i vari ruoli sono gestiti… tutti dalla stessa persona. Questo presuppone diverse capacità e competenze, che vengono messe alla prova tutte contemporaneamente, richiede un know how non indifferente e uno spirito di adattamento elevatissimo.

Gestire tutto autonomamente non vuol dire di certo non avere regole, anzi. In un mondo in cui si è totalmente soli nel portare avanti i propri progetti è fondamentale crearsi delle regole e rispettarle, anche perché il rischio di un buco nell’acqua è sempre alto.

Monica Casu, Tiricche

Tutto il processo, il concretizzare un oggetto dal niente è fonte di grande soddisfazione, nonché talvolta di frustrazione, quando si incappa nell’impossibilità – coi mezzi a disposizione – di realizzare ciò che viene ideato. Il passaggio dall’idea – che già richiede uno sforzo non indifferente – alla sua concretizzazione è sempre un viaggio, che non sai dove ti porterà di preciso, ad ogni fase ci si ritrova ad un bivio in cui bisogna prendere  decisioni, mettere in discussione diversi aspetti, e spesso durante il processo gli oggetti prendono vie inaspettate, che decidono loro!

Monica Casu, Dinotte

Ma per quanto questa realtà è già molto affermata in altri paesi, soprattutto nel nord Europa, essere designers indipendenti in Italia è un po’ come essere invisibili, poiché, se già quella del designer viene ancora con difficoltà considerata una categoria lavorativa – non esiste un ordine dei designers – essere un designer indipendente è come essere una mosca azzurra tra le mosche bianche. Viviamo un momento storico in cui ci rendiamo conto di essere parte di una rivoluzione, ma in modo silenzioso.

Gianfranco Setzu, Influencers

Mosche azzurre e mosche bianche

Dal modo in cui abbiamo parlato, sembra che siamo due bacchettoni serissimi… In realtà siamo molto autoironici, e per noi parlare di design con ironia è fondamentale, rende più fresco e interessante il lavoro. Questo non vuol dire mancare di serietà, ma invece mettersi in gioco per davvero, attivando un turbine di emozioni che sono la nostra stessa vita. Alcune persone riescono a prendere il proprio lavoro con distacco, in quel caso essere solo seri è prevedibile, se non l’unica possibilità. Noi ci mettiamo in gioco appieno, perché il nostro lavoro è la nostra passione. Non possiamo viverlo con distacco, poiché è un qualcosa che ci assorbe, che fa parte della nostra stessa vita, la definizione Design as an Attitude ci calza perfettamente.

I cuscini di Setzu e Casu

Ciò che viviamo quotidianamente entra nei nostri progetti in modo preponderante. Il progetto Tiricche è l’unico caso in cui faccio (Monica) un riferimento tanto esplicito alla mia personale cultura. Ma in questo particolare momento, ho sentito il bisogno di raccontare questo aspetto delle mie origini, non tanto per rimarcare un qualcosa di ordine geografico, ma per attingere a una fonte dove tradizione, cultura e bellezza arrivano a un culmine magistrale, e non posso che con umiltà esserne semplicemente grata, poiché ne sono parte.

Gianfranco Setzu e Monica Casu

Per me (Gianfranco) l’utilizzo di un motivo che richiama la tradizione di Morris integrato con un tema della mia terra, poi rotto dal segno grafico, super brandizzato e connotato, è una maniera di raccontare una mia visione sociale, legata alla mia condizione di isolano, vuole esprimere criticità, nonché una leggera analisi del contemporaneo. Ma in fine dei conti sono solo cuscini, da sprimacciare per ammorbidire i momenti di relax qualunque.