Street art senza street, Greg Jager: la nuova socialità deve passare da noi urban artist - CTD
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Street artist senza street, Greg Jager: la nuova socialità deve passare da noi urban artist

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Il creativo in lockdown: dalle spiagge agli spazi cittadini, riprendiamoci il nostro ruolo

Come cambia il lavoro di un urban artist al tempo della quarantena? Che cosa immagina o disegna un creativo abituato a misurarsi con lo spazio pubblico e con luoghi aperti alla socialità? Pensa a riconvertirsi o aspetta che tutto torni come prima del lockdown? Lo abbiamo chiesto a una serie di designer partiti dalla strada e che ancora hanno nella dimensione urbana il loro playground preferito. Dopo Motorefisico, Giulio Vesprini, Gummy Gue Joys, tocca a Greg Jager.

di Greg Jager

Scrivo queste righe il giorno 30 aprile 2020: per me sta trascorrendo la nona settimana di isolamento con la mia famiglia. Su SkyTg24 sento in sottofondo parlare di fase 2 ed è stato già detto tutto ed il contrario di tutto, nonostante non sia ancora neppure cominciata, ma si procede dritti.

Tutto sommato il lockdown non ha di molto cambiato la mia sfera privata: Claudia era comunque in maternità e tornerà presto a lavorare in modalità smart. Io, al netto dell’annullamento dei progetti nazionali e internazionali in cui ero coinvolto, non lavoro esclusivamente nell’ambito dei dipinti sulle architetture outdoor. Lo studio, anzi, è il luogo dove da sempre nasce la creatività dei miei progetti, siano essi grandi superfici murali che opere di più piccolo formato, come carte, tele o installazioni.

Non mi sono quindi fermato, ma sto vivendo questo blocco come un’opportunità per fare ricerca, documentarmi e cercare idee che possano rispondere allo sviluppo dei nuovi modelli di fruizione della città.

Nostro malgrado siamo e saremo spettatori di un cambiamento radicale delle abitudini quotidiane: le grandi città in primis saranno soggette a un radicale ripensamento dei luoghi pubblici e di conseguenza della socialità. Pensiamo semplicemente alla fruizione contingentata del trasporto pubblico o all’imminente inizio della stagione estiva e quindi dei luoghi di aggregazione all’aperto. Penso quindi che per una città come Roma, già in affanno sul fronte dell’urbanistica e delle infrastrutture, debba essere un momento strategico per cogliere la sfida al virus e trasformarla in opportunità di ripensamento e re-design della città per favorire flussi e luoghi di aggregazione, magari in chiave green.

Per quanto considerata spesso ‘non necessaria’ durante questa emergenza, ritengo invece che la classe creativa debba immediatamente farsi parte attiva nel dare suggerimenti alle istituzioni,  nel ripensare e interpretare in modo inusuale le restrizioni e le nuove modalità con le quali purtroppo sembra dovremo convivere lungamente. Parlo di piccole intuizioni, come il progetto ideato dall’artista Filippo Rinolo e dal progettista Raffaele Giannitelli chiamato Mare 2020, a cura di Francesco Cascino, che cerca di ripensare il distanziamento sulle spiagge in modo non intrusivo e soffocante come proposto in primis dalle istituzioni.

Architetti, designer, artisti, urbanisti, filosofi, scienziati e ricercatori: sediamoci a un tavolo di discussione, come si è fatto già in occasione della mostra Riscatti di Città a Palazzo Merulana, organizzata da TWM Factory in cui si è tenuta una conferenza molto trasversale alla quale ho avuto modo di partecipare. Mai come ora la nostra visione può assumere un valore veramente sociale. È l’inizio di una nuova era. È il momento di pensare al presente di domani.  

PRIMA PUNTATA: MOTOREFISICO

SECONDA PUNTATA: GIULIO VESPRINI

TERZA PUNTATA: GUMMY GUE

QUARTA PUNTATA: JOYS