Come cambia il lavoro di uno street artist che deve fare a meno della street? - Cieloterradesign
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Come cambia il lavoro di uno street artist che deve fare a meno della street | Motorefisico

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Prima puntata di una serie dedicata al lockdown degli urban creatives. Il duo romano: “Dai murales ai quadri per l’asta di beneficenza”

Come cambia il lavoro di un urban artist al tempo della quarantena? Che cosa immagina o disegna un creativo abituato a misurarsi con lo spazio pubblico e con luoghi aperti alla socialità? Pensa a riconvertirsi o aspetta che tutto torni come prima del lockdown? Lo abbiamo chiesto a una serie di designer partiti dalla strada e che ancora hanno nella dimensione urbana il loro playground preferito. I primi a rispondere sono Lorenzo Pagliara e Gianmaria Zonfrillo, il duo romano MOTOREFISICO.

di MOTOREFISICO

Suona il telefono, non è la mia ragazza, lei è davanti a me che mi guarda annoiata.

“Di nuovo Gianmaria?”.

E’ Gianmaria, io invece sono Lorenzo, insieme in arte siamo MOTOREFISICO.

Il giorno prima che iniziasse la quarantena eravamo al nostro vernissage al Contemporary Cluster. Era una bella mostra, era una bella giornata, ed era l’ultima volta che ci siamo visti. Due giorni prima eravamo a Milano, giravamo per un centro commerciale che avremmo dovuto dipingere per intero un paio di settimane dopo. Sulla nostra mail campeggiavano due biglietti aerei per Miami, saremmo dovuti partire oggi per lavorare a un festival.

Il nostro è un lavoro faticoso, siamo specializzati in grandi metrature, solitamente passiamo molte settimane a prepararci per un intervento e pochi giorni a realizzarlo. Il giorno in cui è stato emanato il decreto di lockdown noi avevamo preparato quattro interventi che avremmo dovuto svolgere nei mesi successivi. Poi tutto si è fermato.

Quello che era un preventivo ora è una promessa di un lavoro da effettuare in data da definirsi, quello che prima era un rapido incontro tra i due fondatori di MOTOREFISICO ora si è trasformato in una serie infinita di telefonate

Come artisti di strada e decoratori la parte attuativa del nostro lavoro si svolge nei luoghi dove è stato richiesto il nostro intervento. Cinque anni fa abbiamo iniziato sotto un ponte, in strada, poi la strada ha fatto strada diventando una galleria, un ufficio, una scuola, un museo all’estero e così via. Tutti luoghi irraggiungibili al tempo del Covid19

Così ci siamo trovati nel mondo dello smart working artistico, il lavoro non è diminuito, ne è cambiata la sostanza. Quello che prima era un murales ora è un quadro da mettere all’asta di beneficenza per il San Filippo Neri, quello che era un preventivo ora è una promessa di un lavoro da effettuare in data da definirsi, quello che prima era un rapido incontro tra i due fondatori di MOTOREFISICO ora si è trasformato in una serie infinita di telefonate.

Riguardo la parte operativa, in mancanza di muri esterni al nostro domicilio da poter dipingere, ognuno di noi si sta sfogando con la propria casa: uno ha dipinto terrazzo e camera, l’altro il salone, si spera che per la fine della quarantena le linee bianche e nere non straripino fino al pianerottolo.

LA SECONDA PUNTATA: GIULIO VESPRINI