Studio Orizzontale: l'architettura vincente è quella che aggrega altre discipline - Cieloterradesign
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Claudia Coppa

21 Marzo 2020

Studio Orizzontale, che cosa è uno spazio pubblico (adesso che ci manca)

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Il collettivo romano reinventa gli spazi pubblici unendo psicologia, arte, fotografia e molto altro

Si dice che ci si accorga dell’importanza delle cose solo quando queste vengono a mancare, ma Orizzontale aveva già compreso il ruolo degli spazi urbani collettivi e dal 2010 ha cominciato a reinventarli.

Nato fra i banchi della facoltà di Architettura di Roma a Valle Giulia, Orizzontale è un collettivo di giovani architetti (Jacopo Ammendola, Juan Lopez Cano, Giuseppe Grant, Margherita Manfra, Nasrin Mohiti Asli, Roberto Pantaleoni, Stefano Ragazzo) che ha voluto intraprendere la propria ricerca agendo sullo spazio pubblico quale luogo vissuto quotidianamente dalle persone e bisognoso di adattarsi ai tempi e ai cambiamenti. Coniugando architettura, urbanistica, arte pubblica e autocostruzione, Orizzontale ha cominciato a definire un’analisi più profonda e a dare risposte alle nuove esigenze con azioni che di volta in volta possono declinarsi in base al contesto.

Roma,  Maxxi, 25 giugno 2014. Studio Orizzontale vincitore del Premio Yap. ©Musacchio ©Ianniello

“Lo spazio pubblico è uno spazio complesso, fluido e dinamico, che deve saper rispondere in maniera agile alle esigenze mutevoli di una società contemporanea in continua evoluzione. Mobilità, temporaneità, flessibilità, globalizzazione. Sono alcuni dei fattori che si riflettono su luoghi che non riescono più a soddisfare i bisogni reali e immediati della comunità, che tendono ad allontanarsi progressivamente dalle finalità per cui erano stati pensati”.

Queste parole descrivono le problematiche di spazi sempre meno fruiti da un pubblico che è mutato nel corso del tempo, ma contemporaneamente indicano la strada da percorrere per rivoluzionarli e renderli attrattivi come dovrebbero essere. Così anche i social media, per fare un caso, non costituiscono un ostacolo ma un’opportunità. Orizzontale vede i social media come uno strumento capace di creare coesione e organizzazioni collettive che possono essere trasportate dallo spazio virtuale a quello pubblico. Utilizza Facebook come mezzo per coinvolgere gli abitanti nei loro progetti, invitandoli a partecipare alle attività integrate e informandoli sull’avanzamento dei lavori.

Uno strumento quindi “che accorcia le distanze tra i progettisti e chi abita lo spazio dell’intervento”. Ma non solo: “In questi giorni l’emergenza Covid-19 sta evidenziando la capacità della comunicazione digitale di accorciare le distanze fisiche, ma nonostante la comunicazione online mantenga stretti i contatti tra amici e familiari, le persone stanno scoprendo e rivalutando il bisogno di condividere uno spazio fisico come comunità. Un rinnovato senso dello stare insieme fra vicini. Attraverso la creazione di flash mob e altre iniziative collettive organizzate proprio sui social network, le persone utilizzano le finestre e i balconi come risposta alla necessità di vicinanza, uno spazio fisico di condivisione collettivo”.

Orizzontale, il collettivo

Ora che molti luoghi pubblici sono messi fuori gioco dall’emergenza sanitaria, si immagina come torneranno a vivere anche quelli rimasti inutilizzati da prima e che non riuscivano più a esplicare la funzione per la quale erano stati progettati. La missione è dunque combattere quella che a Orizzontale chiamano la “sindrome da palco vuoto”, cosa che il team ha cominciato a fare nel 2013 in occasione di FestArchLab. In contrapposizione a un luogo vuoto, sospeso e in attesa, che vive soltanto di occasioni sporadiche come eventi o manifestazioni, Orizzontale ha realizzato uno spazio in divenire, in evoluzione e modificabile in base alle esigenze spontanee di chi abitava la piazza.

L’architettura temporanea, anche se inserita all’interno di processi a lungo termine e affiancata da una programmazione, è diventata così la chiave per rispondere ai cambiamenti mantenendo l’attrattività dei luoghi. “Gli interventi temporanei da un lato ci permettono di intervenire nello spazio pubblico in maniera reversibile, con la possibilità di modificare il processo di ricerca e procedere per sperimentazioni; dall’altro, la flessibilità dell’opera effimera consente di rispondere in maniera rapida ed estemporanea ai bisogni delle persone e dei luoghi”.

I contributi effimeri non sono però sinonimo di spreco o superficialità, infatti la loro progettazione è caratterizzata da un pensiero circolare. Orizzontale non si limita al riuso dei materiali, ma svolge anche una ricerca sugli elementi utilizzati che al termine dell’installazione si trasformano, come nel caso di 81/2 realizzato al MAXXI di Roma, dove fusti di birra sono stati recuperati nei pub di Roma e poi riutilizzati per produrre una serie di lampade. Grazie a questa metodologia, Orizzontale riesce a “mettere a sistema tre livelli di ‘rifiuto urbano’: gli spazi inutilizzati, i materiali di scarto e gli usi dimenticati”.

Momenti ideali per comprendere e approfondire questi usi, e per creare un network, sono senz’altro quelli di confronto con altri professionisti e artigiani, come è avvenuto in occasione del progetto Effimero sviluppato con il workshop IAH in Salento, dove il fulcro è stato un elemento altamente caratterizzante per lo spazio pubblico: la luminaria. “Le luci che si illuminano a festa in Salento diventano arte. Qui la tradizione delle luminarie è antica e l’artigianato è ancora fortemente attivo e leader nel campo. Effimero è stato nel 2018 un laboratorio di ricerca e sperimentazione che ha avuto come obiettivo quello di conoscere i temi e le tecniche della tradizione e proporre due prototipi che possano essere integrati in istallazioni più complesse nell’ambito della rigenerazione del lungomare di San Cataldo”.

Progetto Prossima Apertura, foto Alessandro Vitali

A includere tutte le componenti progettuali di Orizzontale c’è poi il progetto Prossima Apertura che interessa il quartiere Toscanini di Aprilia. Un processo di rigenerazione urbana che integra all’interno di un unico spazio pubblico verde, sport, cibo e spettacolo, una serie di attività temporanee per sperimentare i possibili usi e delineare il programma della piazza in futuro, tutto con azioni a supporto di un inserimento graduale nella vita della comunità locale, grazie a laboratori e workshop. La progettazione architettonica non è più centralizzante, ma un catalizzatore di input e un aggregatore di altre discipline come la ricerca psicologia, l’arte e la comunicazione, che collaborano a realizzare una rigenerazione urbana e sociale

Grazie a Paint’n’Play, primo laboratorio portato a termine, gli abitanti hanno realizzato una serie di murales sui ballatoi, frutto di un laboratorio tenuto dall’artista Rub Kandy, restituendo a questi spazi la funzione di condivisione in continuità con la piazza. “Crediamo che lo spazio pubblico nello scenario contemporaneo debba essere assimilato a un palcoscenico dove è possibile stratificare programmazioni e usi spontanei. La partecipazione delle realtà locali alla vita pubblica è fondamentale per mantenere attivo e vivo uno spazio”.