Cinquant'anni di Superstudio | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

29 aprile 2016

Cinquant’anni di Superstudio

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Al Maxxi la retrospettiva sul gruppo che ha fatto la storia dell’avanguardia

E’ stato uno dei gruppi più influenti delle neo-avanguardie mondiali tra gli anni ’60 e ’70. Ora che compie cinquant’anni, il Maxxi di Roma lo celebra con la più ampia retrospettiva mai dedicatagli, Superstudio 50, che ha aperto i battenti il 21 aprile e chiuderà il 4 settembre.

Fondato nel dicembre del 1966 nella Firenze ancora invasa dal fango dell’alluvione da Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, raggiunti poi da Gian Piero Frassinelli, dai fratelli Roberto e Alessandro Magris e Alessandro Poli, dai banchi di un’università agli albori della contestazione, Superstudio avvia il suo percorso di ricerca incentrato sul significato dell’architettura nell’epoca della «società dello spettacolo», nelle sue molteplici forme di rappresentazione.

Superstudio 50, spiega il curatore della mostra, Gabriele Mastrigli, raccoglie e presenta cronologicamente e analiticamente le installazioni, gli oggetti, i disegni, i fotomontaggi insieme alle stampe, alle pubblicazioni e ad una serie di film realizzati tra il ’66 e la fine degli anni ’70. In una sorta di viaggio di formazione autobiografico, il Superstudio attinge agli immaginari del proprio tempo: la pittura pop di Adolfo Natalini, la fotografia di Cristiano Toraldo di Francia, gli interessi per l’antropologia di Gian Piero Frassinelli. Rifiutando un generico approccio interdisciplinare, il gruppo propone un allargamento di campo e un ripensamento radicale dell’architettura e del design, sostituendo al tradizionale immaginario domestico un universo di oggetti stranianti e visioni distopiche.

Nella mostra fondativa Superarchitettura, realizzata a Pistoia nel 1966 insieme ad Archizoom, gli oggetti perdono i riferimenti funzionali e potenziano la loro carica figurativa per offrirsi insieme come «cose e immagini delle cose». Proponendo un «disegno unico» privo di ridondanze estetiche e ridotto ai suoi elementi essenziali, gli Istogrammi d’architettura (1969) e i mobili della serie Misura (1969-70), svelano invece come ogni ricerca di oggetti definitivi – l’utopia della modernità – sia destinata fisiologicamente al fallimento. Per contro Il Monumento Continuo (1969) e Le dodici Città Ideali (1971) sono deliberate utopie negative, espedienti retorici attraverso cui dimostrare ad absurdum le possibilità e i limiti dell’architettura come strumento critico della società moderna.

Nel 1972 Superstudio partecipa alla celebre mostra Italy. The New Domestic Landscape al MoMA di New York, dando avvio ad un programma di film dedicati a quelli che definiscono Gli Atti Fondamentali: Vita, Educazione, Cerimonia, Amore, Morte (1972-73). I film rappresentano il più ambizioso tentativo di affrontare la relazione fra vita e progetto, da un lato proponendo una radicale rifondazione antropologica e filosofica dell’architettura, dall’altro liberando le energie individuali in una nuova, conclusiva fase del Superstudio, all’insegna della didattica e della professionalità.

In occasione della mostra, Poltronova riedita alcuni arredi prodotti a suo tempo per Superstudio, mentre la casa editrice Quodlibet presenta Superstudio. Opere 1966 – 1978, volume a cura di Gabriele Mastrigli, che raccoglie, per la prima volta in una edizione ragionata, le opere, i testi e i progetti, del celebre gruppo, dai più noti a quelli più estremi, generosamente illustrati da un’enorme mole di immagini e documenti inediti, frutto di un lungo e accurato lavoro di ricostruzione archivistica.

Il Maxxi, invece, si appresta ad acquisire alcune opere del gruppo nella sua collezione.