Da Times Square a Milano Bicocca, che cosa è il Tactical Urbanism e perché ne parlano tutti - CTD
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Vincenzo Bernardi

26 luglio 2019

Da Times Square a Milano Bicocca, che cosa è il Tactical Urbanism e perché se ne parla sempre di più

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Che cosa c’è dietro al decoro “dal basso” usato per pedonalizzare strade e migliorare la vita nei quartieri

Tàttica – dal gr. taktikḗ (tékhnē) l’arte di disporre (le truppe) – Nell’uso fam. Il modo di agire che viene considerato più conveniente per raggiungere un determinato scopo o risultato: t. di gioco, t. elettorale; ecc..

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Times Square a New York, la pedonalizzazione è considerata un caso di tactical urbanism

Urbanistica a pois

Se ne parlava già da un po’ ma in Italia il Tactical Urbanism ha assunto popolarità da quando, nell’aprile scorso a ridosso della Design Week, il Comune di Milano ha annunciato il completamento di tre progetti “tattici” inseriti, per la prima volta nel nostro Paese, all’interno della pianificazione ufficiale.

Già in precedenza erano state effettuate alcune sperimentazioni ma erano rimaste sporadiche almeno fino a quando l’amministrazione comunale non ha varato, all’interno del Piano Periferie, il programma Piazze Aperte da realizzare con la collaborazione attiva degli abitanti.

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Times Square, New York

Se da una parte ci sono quindi i grandi progetti di Nuova Fiera, Bicocca, City Life, area Ex Expo… che allineano il capoluogo lombardo sul livello delle principali città europee, dall’altro si è avviata in questo modo la rigenerazione di spazi urbani in zone decentrate con l’obiettivo di rivitalizzarne il tessuto sociale.

Piazza Dergano, Piazza Angilberto e Porta Genova, che nell’immaginario collettivo sono ormai note come “piazze a pois”, sono gli interventi finora completati. Meno traffico, più spazi di aggregazione, aree gioco ed eventi, sono i punti chiave di questi progetti che puntano su un’iconografia forte e colori accesi per realizzare spazi decisamente caratterizzati seppure realizzati con un impiego esiguo di risorse e in pochissimo tempo. I materiali si limitano a elementi di arredo riposizionabili e all’uso di pitturazioni per la definizione delle aree pedonali e l’identificazione delle funzioni al loro interno.

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Milano, Piazza Angilberto, esempio di Tactical Urbanism

L’obiettivo dichiarato dal Comune è quello di rendere permanenti tali interventi usando materiali durevoli e definendo l’assetto definitivo sulla base delle indicazioni fornite dagli abitanti durante l’attuale fase di sperimentazione.

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TATTICA vs STRATEGIA

Nel 2010 un gruppo di giovani urbanisti americani, The Street Plans Collaborative, ha pubblicato Tactical Urbanism: Short Term Action | Long Term Change, che illustra una serie di progetti temporanei per il miglioramento della vivibilità dello spazio pubblico in tutto il Nord America e che può essere considerato una sorta di manifesto.

Gli autori Mike Lydon Anthony Garcia lo definiscono come un “approccio guidato alla costruzione di quartiere da parte dei cittadini basato su interventi di piccola entità e a breve termine che possono innescare cambiamenti nel lungo periodo” e sostengono che questo tipo di progetti prefigurino un nuovo modo di fare urbanistica in cui il coinvolgimento attivo degli abitanti nella realizzazione degli spazi della socialità è la chiave. “I pianificatori e i leader pubblici sono spesso preoccupati di fare trasformazioni alla grande scala […] per le quali le persone comuni hanno un controllo assai limitato […] ma il miglioramento della vivibilità delle nostre città inizia alla scala della strada o dell’isolato”.

Il Tactical Urbanism non è un movimento o una tecnica unificata e può includere progetti molto diversi tra di loro e con differenti scale fisiche e temporali che hanno però in comune alcuni elementi di base:

  • Gradualità nel cambiamento
  • Idee locali per le sfide di pianificazione locale
  • Impegno a breve termine e aspettative realistiche
  • Rischio basso e ricompensa potenzialmente elevata
  • Sviluppo del capitale sociale tra i cittadini e la costruzione di capacità organizzative tra istituzioni pubbliche e privati

Jersey City

Partendo da queste premesse, l’argomento ha preso immediatamente piede nel dibattito internazionale sul futuro delle città. La crisi iniziata nel 2008 che ha notevolmente ridotto le capacità di spesa del settore pubblico, il crescente inurbamento a livello mondiale che nel 2030 porterà cinque miliardi di persone su otto a vivere nelle città, la constatazione che il modello di urbanistica neoliberista – nonostante continui a essere quello su cui si ancora si basano le pratiche di sviluppo urbano in tutto il mondo – non è più sostenibile dal momento che genera criticità a livello sociale, economico e ambientale, sono fattori che stanno spingendo urbanisti e amministratori verso la ricerca di strumenti e soluzioni alternative alla pianificazione tradizionale.

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Bandera Street Promenade, Santiago. Foto Diego Ordoñez Johnson

Per il curatore della mostra UnevenGrowth: Tactical Urbanisms for Expanding Megacities che avuto luogo al MoMA di New York nel 2015 e che ha presentato sei proposte per aree critiche di altrettante megalopoli globali, è un mezzo per promuovere “la giustizia sociale nella concezione e appropriazione di spazio urbano”. In precedenza, nel 2012, era stato il focus del Padiglione USA alla Biennale di Architettura di Venezia e c’è da scommettere che avrà un posto di rilevo anche alla prossima Biennale che ha appena annunciato il main theme How will we live together?

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Jersey City

Il capitale umano

Ci sono indubbiamente diversi motivi di interesse in questo metodo progressivo e sperimentale alla trasformazione urbana: impiego limitato di risorse; modalità di intervento immediate; visioni concrete che permettono il superamento di resistenze di diversa natura; verifica pratica di soluzioni e introduzione di eventuali modifiche prima della loro implementazione definitiva.

Il presupposto sul quale si fondano le azioni di Tactical Urbanism è che i residenti sono gli esperti del territorio e che pertanto le trasformazioni debbano iniziare con l’identificazione di talenti e risorse all’interno della comunità locale. Avere riscontri da chi vive una specifica realtà è indispensabile per evitare soluzioni progettuali avulse dal contesto che potrebbero non avere l’effetto sperato. Questo aiuterà inoltre a sviluppare il senso di appartenenza ed è un modo veloce per costruire fiducia e interesse per un progetto.

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Miami, Little Havana, progetto di Quick Build

Avviene già in altri modi che gli abitanti reclamino un maggiore coinvolgimento nella costruzione della città, anche con azioni bottom-up di protesta pacifica genericamente noti come Do It Yourself Urbanism e dei quali fanno parte, tra gli altri, i vari Placemaking, Guerrilla Urbanism, Pop-up Urbanism, Urban hacking ecc. I progetti di Tactical Urbanism hanno in comune con questi movimenti la volontà di reinventare collettivamente lo spazio pubblico ma se ne differenziano perché possono anche essere iniziative top-down delle amministrazioni locali. Può essere insomma per i cittadini uno strumento per ricevere l’attenzione degli amministratori e magari riattivare piani che spesso giacciono nei cassetti delle pubbliche amministrazioni e per le amministrazioni locali per ingaggiare la popolazione nei processi di trasformazione dello spazio pubblico che li riguardano.

Il presupposto sul quale si fondano le azioni di Tactical Urbanism è che i residenti sono gli esperti del territorio e che pertanto le trasformazioni debbano iniziare con l’identificazione di talenti e risorse all’interno della comunità locale.

Janette Sadik-Khan alla quale, come presidente della Mobilità e dei Trasporti di New York, si deve uno degli esperimenti di più eclatanti, la pedonalizzazione di Times Square, ha scritto: “Il Tactical Urbanism dimostra la straordinaria forza di pensare in piccolo in relazione alle nostre città. Mostra come, con un po’ di immaginazione e le risorse già a disposizione, le città possono liberare il pieno potenziale delle loro strade”.

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Miami, progetto di Quick Build

Nonostante i tanti vantaggi, rimangono alcune criticità. Tra tutte il fatto che sia ancora uno strumento nuovo per molti amministratori; i vuoti normativi nei quali i progetti temporanei spesso si inseriscono; la lentezza dell’apparato burocratico al quale debbono rispondere nonostante alcune scorciatoie possano essere individuate.

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Tactical Urbanism a Barcelona

Non è ancora neanche chiaro quale sarà il posto per queste iniziative, che potrebbero essere complementari e non alternative all’urbanistica convenzionale, all’interno della pratica di pianificazione professionale. Al momento i pianificatori stanno iniziando a vedere il potenziale di progetti temporanei e a basso costo per apportare cambiamenti incrementali nelle città utilizzando progetti pilota.