Come ti architetto la pressa per Mdf più grande d'Europa | CieloTerraDesign
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Virginio Briatore

31 Luglio 2017

Come ti architetto la pressa per Mdf più grande d’Europa

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Il design di Pietro Valle per l’ampliamento della storica fabbrica Fantoni

Le aziende sono come le persone. Alcune sono speciali. Fantoni è una di queste. Dal 1882 la famiglia Fantoni in Friuli, tra la natia Gemona e il sito industriale della vicina Osoppo, unisce lavoro ed estetica, architettura e industria, cultura e responsabilità sociale.

Nata come azienda di arredi alla fine dell’Ottocento, la Fantoni ha attraversato da protagonista discreto la storia del design, lasciando testimonianze del suo passaggio in vari contesti. Alla fine degli anni Venti progetta il primo ufficio open space, verso il 1930 comunica i suoi prodotti sui primi numeri della testata Domus fondata da Gio Ponti, negli anni Cinquanta arreda Il Villaggio Sociale Eni Corte di Cadore, voluto da Enrico Mattei e progettato  dall’architetto Edoardo Gellner.

Nel 1972 la linea di arredi per ufficio Multipli, disegnata da Gino Valle ed Herbert Ohl, entra a far parte della collezione del MOMA di New York.

Nel 1979 la Fantoni, prima in Europa, inizia a produrre i pannelli di MDF (Medium Density Fiberboard, pannello di fibra a media densità) grazie a una tecnologia importata direttamente dagli Usa.

Dopo il terremoto del 1976 l’architetto Gino Valle ridisegna il sito industriale, connotato da un forte dialogo con l’ambiente, visibile sia nei viali alberati che separano gli uffici dagli stabilimenti, sia nell’architettura industriale stessa, sia nel suo manto metallico che nella forma evoca cattedrali, montagne, ghiacciai.

La cultura industriale insita nel Dna Fantoni ha appena finito di scrivere un’altra pagina di storia contemporanea, inaugurando l’ampliamento dello stabilimento e il restyling del ristorante aziendale per opera dell’architetto Pietro Valle, figlio di Gino. Dopo essersi fatto le ossa negli Stati Uniti, lontano dall’ombra paterna (in particolare presso lo studio di Frank Gehry), Pietro Valle  è da tempo ritornato a lavorare in Friuli e in Italia.

La nuova architettura, denominata Plaxil 8, è un edificio industriale che ospita una linea di produzione di Mdf completamente automatizzata, consistente in una sezione di classificazione fibra e formazione materasso, una di pressatura continua a caldo e una di scarico e accatastamento.

Il fabbricato ricopre un’area di circa 8500 mq ed è localizzato all’interno del sito di produzione di Osoppo del Gruppo Fantoni, a nord della “Cattedrale” del Plaxil5 progettata da Gino Valle nel 1985 e in mezzo ad altri capannoni.

L’edificio è lungo 300 metri e largo 28, sul lato ovest si innalza fino a oltre 50 metri di altezza mentre il resto della struttura lineare è alta mediamente 14,50 metri. Si tratta della pressa più grande in Europa e della seconda al mondo per la produzione di pannelli in Mdf, utilizzati nella produzione di mobili, antine, porte, rivestimenti di interni e materiali fonoassorbenti.

Nella continuità tra le generazioni Fantoni e quelle dello Studio Valle si coglie un’altra peculiarità del progetto, in cui padri e figli si incontrano e dialogano nel tempo e senza fretta. Lo si capisce bene nel delicato intervento del ristorante aziendale che ha previsto la ristrutturazione interna di uno dei padiglioni degli uffici Fantoni, progettati da Gino Valle, costruito nel 1972-73 e caratterizzato da strutture prefabbricate in cemento a vista con spazi a luce unica di 30 metri. Il padiglione era occupato dall’originaria mensa aziendale per metà della sua lunghezza e da una sala fotografica nella porzione sud con vetrata che si affaccia verso gli altri uffici.

La ristrutturazione ha riguardato il rifacimento e messa a norma delle cucine, la predisposizione di un free flow e la riconfigurazione della zona pranzo divisa in sottoaree che possono essere alternativamente usate per mensa, ricevimenti e altre funzioni pubbliche.

Nel suo insieme il progetto Fantoni comunica una bella e sana evoluzione, che si evince anche da uno scritto di Pietro Valle:  “Questa cultura senza certezze riesce tuttavia a mettere in relazione permanenza e cambiamento, verificando la portata del nuovo come elemento di ridefinizione dell’esistente e non come suo superamento. L’esistente è fatto di elementi materiali, di presenze. Il paesaggio critico creato da Valle rimette architetture e arredi esistenti continuamente in gioco proponendo un diverso tipo di durata: non consumo né permanenza ma progetto continuo”.