Raccontarsi dal vivo in 4 minuti: la sfida analogica di 10 giovani designer - CTD
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Redazione

13 febbraio 2019

Raccontarsi dal vivo in quattro minuti: in Triennale la sfida analogica di dieci designer under 30

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L’idea di Design People Milano: portare davanti al pubblico la meglio gioventù creativa cresciuta con il digitale

Avevo 30 anni, e non permetterò a nessuno di dire che è la più bella età della vita. O forse sì. Tormenti di un giovane designer. Anzi, di un bel gruppo di designer: la meglio gioventù italiana impegnata a ridisegnare il mondo ereditato da quelle che l’hanno preceduta. Una gioventù di instagrammer e storyteller, concentrati a bucare lo schermo con i mezzi che la tecnologia impone oggi, e dunque giudicati, prima ancora che per il prodotto, per la sua messa in scena.

Tra creatività e comunicazione, l’universo sfrangiato e complesso dei millennial si riflette in quello dei creativi nati tra il 1980 e il 1996. È la generazione digitale, vagamente post-ideologica, che avverte il peso di padri e madri ma prova a liberarsene, consapevole che non si può impedire a nessuno di raccontare il mondo con le proprie parole soltanto perché lo hanno già fatto gli altri. Un concetto che Sara Ricciardi, 28 anni, ha felicemente tradotto all’ultima Milano Design Week nell’installazione Arcadia, trasformando il fardello del passato in un pallone gonfiabile decorato con i parati di un antico castello: la tradizione e la polvere che diventano un gioco per bambini.

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Gli ospiti di Vite da designer, al Triennale Design Museum di Milano il 14 febbraio. A cura di Design People Milano

«Noi trentenni arriviamo buoni ultimi dopo tre generazioni che hanno fatto grande il design italiano, e dunque lo sforzo maggiore è volgere in opportunità questo gap», dice Mario Alessiani. Trent’anni il prossimo aprile, il designer abruzzese che per Cieloterradesign cura la rubrica Millennial Design sarà – con Sara Ricciardi e altri nove creativi under 30 – tra gli undici protagonisti, giovedì 14 febbraio, di un San Valentino molto particolare al Triennale Design Museum di Milano, dove Design People Milano traduce in format un’idea di Paola Jannelli sotto la guida di Virginio Briatore – ambassador e autore di Cieloterradesign – che da 22 anni tiene sulla testata Interni la rubrica Giovani Designer.

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Mario Alessiani con la sedia Steelo per Officine Tamborrino

Il format Vite da designer

In pratica, dieci designer – undici in realtà, visto che uno è una coppia – saranno chiamati a raccontare se stessi e il proprio lavoro. “Gli invitati sono tutti italiani, tranne una splendida eccezione, e due di loro vivono e lavorano ad Amsterdam” spiegano da Design People Milano. “Mario Alessiani, Benedetta Bacialli, Federica Biasi, Luca Boscardin, Gabriele D’Angelo, Raikhan Musrepova, Valentina Raffaelli, Sara Ricciardi, Alizarina Silva, Tagmi fanno design di ogni tipo, dal prodotto industriale alla grafica, dalle installazioni alle illustrazioni, dalle interfacce ai giocattoli, dal marmo al legno, dalle api ai fiori, dai tessuti al teatro danza. Una designer è persino cuoca in un noto ristorante. Nel tempo drammatico di soli 4 minuti, che a un adolescente in internet sembrano un’eternità, ci faranno vedere quel che vogliono, come vogliono. Dieci giovani vite a cui augurare ogni bene. Sarà una festa per gli occhi, per il cervello e per il cuore”.

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Tagliere testa di moro, di Gabriele D’Angelo per Trame Siciliane

Una sfida nella sfida, divertente e curiosa, che allo sforzo di mostrare come si ri-progetta il mondo dopo le generazioni dei grandi maestri, aggiunge quello di raccontarsi al pubblico in “analogico”, lontano dalle fan base social e senza i filtri – non parliamo soltanto di quelli fotografici – che la comunicazione contemporanea comporta. Una sfida che avvicina una generazione al passato per rinsaldarla in qualche modo con il presente guardando al futuro.

Millennial design: a ciascuno la sua storia

Ma esisterà poi un millennial design italiano? In parte sì, se per millennial, come scriviamo sopra, intendiamo non soltanto una classe anagrafica, ma anche un approccio alla progettazione e alla comunicazione da parte di creativi che vivono secondo regole, stili e abitudini profondamente diversi da quelli di chi li ha preceduti. A partire dal rapporto con gli oggetti e i luoghi, vissuto più in chiave sharing che di possesso. I designer millennial portano con sé anche una nuova concezione e un’altra dinamica dei rapporti con le imprese, in alcuni casi più conflittuale, e una visione rinnovata e aggiornata della dialettica tra forma e funzione. Alessiani, per esempio, firma la sedia in metallo Steelo per Officine Tamborrino, esempio di mobile tradizionale innovativo, nato per ottimizzare il processo produttivo, contenere i costi e portare in vendita una seduta leggera di alta qualità.

Gli under 30 portano sulle spalle il fardello peggiore: ritrovarsi a progettare un mondo ereditato da almeno tre generazioni di maestri. Giovedì li aspetta una sfida due volte impegnativa: dimostrare di saper trasformare l’eredità dei padri in opportunità e farlo senza gli strumenti che più gli sono congeniali, ovvero i social network su cui costruiscono la loro identità e il loro messaggio

L’emozione come funzione

Una bellezza funzionale che caratterizza un’altra collezione firmata da due designer giovani e già maturi, Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto. Scuele per Blifase, ne abbiamo già scritto qui, è una sedia-madeleine che gioca con la nostalgia suscitata dalla seggiolina scolastica in metallo e legno che è rimasta invariata dagli anni Cinquanta. «Oggi il concetto di funzione si è ampliato di molto fino a comprendere anche quegli aspetti emozionali di cui la nostra società si ritrova sempre più spesso ad aver bisogno», spiegano i due creativi.

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Scuele di Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto per Blifase

Grand Tour e autoproduzioni

Qualche passo distante, meno legato ai pezzi più funzionali, ci sono il decor e il mondo da sogno di Vito Nesta, che per le sue collezioni immaginifiche ha coniato il marchio Grand Tour. Un approccio che Nesta stesso vuole sottrarre a caselle e definizioni: «Non mi sento figlio di una generazione precisa. Mi considero un artigiano che è riuscito a fare delle suggestioni della sua infanzia un lavoro che lo fa stare in pace. Con i miei coetanei condivido i grandi sforzi dedicati alla comunicazione, che è l’approdo di scelte più complesse. Il confronto duro con le aziende spesso ci porta a scegliere l’autoproduzione. E se ti autoproduci, anche il tuo messaggio deve essere assolutamente personale. I social network sono il nuovo portfolio con cui cerchiamo di dare il meglio come se fossimo al tempo di Magistretti, sapendo benissimo che non è così».

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Vito Nesta, autore della collezione Grand Tour: un nome che rimanda a un universo creativo immaginifico

Il messaggio è una favola

Antonio Aricò è un altro millennial che rifiuta etichette, ma ammette di condividere un approccio con i colleghi coetanei. Una stanza, l’allestimento semplice e poetico in collaborazione con Editamateria e con gli arredi in legno «che porti con te quando vuoi fare tuo un ambiente», è tra le cose più apprezzate di quest’anno e indica una nuova via del ritorno alle radici attraverso artigianato e design. «La comunicazione è senz’altro un filo che lega molti di noi, impegnati a costruire personaggi quasi fiabeschi ma autentici. Non ci interessano le pose da star come quelle che, da studente, venivano in aula a dirci “questa è la mia filosofia”. Un designer non ha una filosofia, ma una storia personale e un gusto, e secondo quelli disegna e progetta. Non so se questo nostro approccio stia facendo scuola, ma sono certo che continueremo ad averlo ancora a lungo».

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Antonio Aricò