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17 dicembre 2017

Un alveare per i senzatetto di New York

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Il progetto che sfrutta gli spazi verticali per creare alloggi

di Isabella Clara Sciacca

 

I muri vuoti di New York potrebbero presto essere ricoperti da unità abitative simili a un nido d’api. È questa la proposta creativa dell’agenzia Framlab, studio di architettura con sedi a Oslo e New York, che ha sviluppato il tema modulare Homed in risposta al crescente numero dei homeless, aumentato dal 2012 addirittura del 40%.

 

La città vista in verticale

Molti sono stati i fattori che hanno contribuito alla rapida crescita di questo fenomeno a New York. Tra questi hanno avuto un peso importante l’incremento dei costi di locazione, la riduzione delle agevolazioni per i servizi abitativi e la diminuzione nella regolamentazione negli affitti.

Dal momento che la disponibilità di terreno è limitata e il suo costo molto elevato, Framlab propone di utilizzare lotti costituiti da impalcature verticali per dar vita a degli alloggi temporanei.

Lo schema prevede la costruzione di ponteggi, appoggiati alle facciate prive di finestre dei palazzi della città, sui cui si innestano dei moduli prefabbricati a forma di esagono.

“Mentre quasi ogni metro quadro di spazio è occupato a New York” afferma Framlab “si riesce ancora ad avere una notevole abbondanza di lotti verticali inutilizzati, come le pareti laterali vuote di palazzi che appaiono e scompaiono con lo svilupparsi e con il mutare del paesaggio urbano, creando centinaia di acri di “terra” disponibile”.

L’accesso a questa unità è garantito da scale inserite all’interno dello scheletro della impalcatura.

 

Unità singole di abitazione

Ogni “pod” abitativo può ospitare solo una persona per garantirne la sicurezza e la privacy, a differenza di quanto succede nelle altretipologie di alloggi di fortuna. Il sistema di solo housing ricorda anche le vecchie unità d’occupazione per singola stanza della città le SROs, Single room occupancy, che in passato fornivano una sistemazione low cost per una o due persone, all’interno di un edificio con più affittuari.

Negli anni 50 e 70, infatti, si diede il via all’introduzione di un codice di costruzione delle abitazioni che regolamentava la loro creazione o conversione e fu proprio durante quel periodo che vennero ideate per la prima volta soluzioni per gli homeless, in corrispondenza, sostiene Framlab, dell’incremento della popolazione di senzatetto.

 

La soluzione passa attraverso il design

Lo studio, che è stato fondato dal designer norvegese Andrea Tjeldflaat, ammette che la proposta Homed non sarà sicuramente risolutiva della crisi degli alloggi nella sua interezza, ma ha affermato che per il designer è importante essere parte della conversazione nell’affrontare il problema.

“La complessità e l’estensione del problema richiedono un lavoro soprattutto dal punto di vista normativo e di regolamentazione” sostiene lo studio “ma è fondamentale che la comunità dei designer sia parte di questo processo”.

Tjeldflaat ha progettato questa struttura con il principale obiettivo di creare un sistema flessibile, che potesse essere facilmente adattabile ad ogni successivo elemento di sviluppo, cui può essere soggetto un sito e per far ciò ha creato una struttura che può essere eretta e dismessa facilmente e in poco tempo.

La soluzione progettata da Framlab presenta, inoltre, delle somiglianze con il progetto del designer James Furzer’s  di unità abitative per i senzatetto di Londra, che sarà realizzato con assi di legno.

 

Interni modulari per sentirsi a casa

Le unità prefabbricate di Framlab comprendono un guscio esterno di alluminio, resistente alle intemperie, che ha al suo interno pareti di policarbonato riciclato stampate in 3D.

Una finestra a tutta parete sul lato frontale dell’unità offre la piena visuale del panorama ai residenti.

Gli interni saranno caratterizzati dall’uso del compensato, per creare un ambiente caldo e accogliente. Tutti gli elementi, inclusa la rete del letto e l’armadio, saranno stampati in 3D a partire da materiale bio-plastico, costituito da un polimero con base organica, facilmente biodegradabile.

Gli elementi interni saranno costituiti da moduli lasciando al residente la possibilità di customizzare le unità a seconda dei propri bisogni.

”I modelli stampati in 3D permettono di avere arredamento, storage e illuminazione integrati nella struttura, occupando uno spazio minimo a misura dei bisogni e desideri specifici del suo residente”.

I rendering mostrano un ampio spettro di possibilità di layout, incluso quello che prevede uno studio, una dressing room, una doccia e, probabilmente per un uso condiviso, lo spazio arredato con delle sedute, dove più persone possono riunirsi.