Un negozio da Compasso d'oro | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

19 gennaio 2017

Un negozio da Compasso d’oro

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Addio a Tito D’Emilio, l’unico commerciante a cui sia mai stato assegnato il premio

Abbiamo raccolto un testo di Dario Russo sulla scomparsa dell’imprenditore Tito D’Emilio

Dario Russo*

Nel 2008, Tito D’Emilio è stato insignito del Compasso d’Oro, la massima onorificenza fino a quel momento assegnata a progettisti e a imprenditori illuminati. A partire dagli anni Sessanta, Tito D’Emilio aveva condotto uno storico e prestigioso negozio di design e arredamento, a Catania, ma – bisogna sottolinearlo – Tito D’Emilio è stato insignito del Compasso d’Oro non per la sua rilevanza in termini di profitto, ma per il suo importante contributo alla cultura del design: quale rivenditore, colto e appassionato, ha contribuito significativamente a diffondere la cultura del progetto, in Sicilia, in un “territorio geograficamente disagiato”, come si legge nella motivazione del Compasso d’Oro, perché decentrato rispetto al mondo delle industrie e al dibattito nazionale sul design.

La cosa è senz’altro straordinaria; ed esemplifica come il design non sia un’attività solitaria, individuale, ma implica la partecipazione sinergica di più figure fondamentali, tra le quali sicuramente il progettista (designer), il produttore, il rivenditore – colto e lungimirante, come Tito – e ovviamente il fruitore.

Studiando la storia di Tito, ho avuto modo di approfondire cose che non conoscevo bene: non si tratta di quanto si trova scritto sui libri; è un po’ come stare dietro le quinte del design o meglio della fenomenologia del design, fatta, oltre che di progetto e di produzione, anche di vendita e di consumo. Nella storia di Tito, per esempio, spiccano non soltanto i designer più universalmente apprezzati come i fratelli Castiglioni, Vico Magistretti, Ettore Sottsass, Enzo Mari…, ma anche nomi meno altisonanti di progettisti interessantissimi, dei quali le diverse storie del design non parlano o parlano pochissimo.

In particolare, nel cuore di Tito sono rimasti Luigi Massoni e Carlo Bartoli: tanto fantasioso e disegnatore di sogni il primo (si pensi alla toletta Dilly Dally), quanto razionale e tecnicamente rigoroso il secondo; progettista, quest’ultimo, della straordinaria sedia 4875, selezionata nel 1979 per il Compasso d’Oro, che trae il suo nome dall’applicazione della prova di sollecitazione condotta secondo la severa norma British Standard Institution.

Tito D’Emilio ha scommesso sulla Sicilia. Negli anni Sessanta, ha associato due parole che dovevano sicuramente sembrare un’ossimo, Sicilia e design, contribuendo a diffondere così la cultura del progetto nell’isola. È stata una vita avventurosa, la sua, sempre alla ricerca del meglio in termini di qualità tecnico-estetica. Abile uomo d’affari, dall’energia prorompente, e pure esegeta del design, amava definirsi “un aquilone” – anzi una “cumeta”, in siciliano – e tale definizione è un po’ la metafora della sua storia, della sua straordinaria capacità di innalzarsi, di guardare dall’alto le cose, con lungimiranza, per proiettarsi in avanti e anticipare i tempi, come ha fatto, coraggiosamente.

*Dario Russo è ricercatore dell’Università di Palermo, facoltà di Architettura, dipartimento di Design. Tra i suoi libri, “Come un aquilone. Intervista a Tito D’Emilio”, editore LetteraVentidue, 2015

Foto courtesy Dario Russo e Tito D’Emilio