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13 aprile 2018

Un mondo di pattern, il mondo dei pattern

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Così abbiamo trovato un filo comune per la creatività contemporanea made by italians

 

Pubblichiamo il testo con cui Renato Fontana spiega nel catalogo di Come si dice pattern in italiano? How do you say pattern in italian? come è nato l’allestimento in collaborazione con Lago per il Fuorisalone.

 

di Renato Fontana, ideatore e direttore creativo di Italianism

Indagare la creatività contemporanea non vuol dire soltanto censire i talenti, metterli in rete e dar loro la giusta visibilità. Significa, anche, qualcosa di più impegnativo: cercare, in una matassa intricata e sfrangiata, un bandolo e una formula per districarla, rimetterla in ordine e, perché no, rilanciarla con più forza.

Come si dice pattern in italiano? nasce proprio da questa idea: cercare un filo comune per la creatività italiana contemporanea, un modo per raccontare l’illustrazione, il design, la grafica e la fotografia made by italians attraverso un’unica lente di ingrandimento puntata sulle novità e i fermenti di un mondo che spesso vive sottotraccia. È in fondo la stessa idea alla base di Italianism, la nostra conferenza creativa e piattaforma online indipendente che dal 2015 monitora e promuove la cultura visiva italiana emergente.

La novità di Come si dice pattern in italiano? è che dall’idea siamo passati alla scommessa. Con un progetto: ingaggiare i migliori talenti della visual art chiedendo loro di realizzare un pattern destinato alla home page di Italianism.it. Per quaranta settimane, a partire dal giugno del 2017, abbiamo commissionato, raccolto e pubblicato pattern originali o realizzati in esclusiva da giovani creativi italiani, residenti in Italia e all’estero, dando loro l’opportunità di mostrare il proprio lavoro e realizzando quello che, quasi un anno dopo, è diventato un database consistente e vitale. Pattern matters, dal nome della pagina sul sito di Italianism che ospita gli artwork, è diventato un osservatorio della creatività italiana, senza preclusioni e snobismi. Non è certo l’unico, ma dall’attenzione che ha suscitato per la varietà e la qualità delle proposte raccolte possiamo dire che è una mappa più che attendibile per capire in che direzione andiamo.

Ma perché proprio i pattern? Perché nella loro essenza di elementi modulari reiterati, a schema fisso o variabile, i pattern sono uno strumento per raccontare il mondo. Non solo: come spiegano in queste pagine, ciascuno per la propria disciplina, Silvia Bencivelli (scienza), Alfonso Femia (architettura), Riccardo Meggiato (informatica) e Gianni Santoro (musica), la legge dei pattern è in qualche modo quella che governa il mondo e detta il ritmo alle nostre giornate e alle nostre vite.

Che si tratti di grafiche colorate che invitano a guardare la parte per vedere l’insieme, o di un raffinato gioco di strisce bianche e nere che sfida il bombardamento di immagini all’epoca del web, o ancora di infografiche o tattoo, tutti i designer hanno raccolto la sfida che abbiamo lanciato loro, rendendo in maniera diversa la stessa idea di ritmo.

Ci piaceva, inoltre, la sfida anche linguistica che scaturiva da questa scommessa: nonostante i pattern siano un fenomeno universale, nessuna lingua al di fuori dell’inglese è riuscita a imporre nel vocabolario un termine che li definisca senza dover ricorrere a locuzioni e giri di parole. Viva allora l’inglese, che è riuscito a scolpire il concetto in una parola sola. E viva anche l’Italia, che con i suoi pattern non ha nulla da invidiare al resto del mondo, anzi. Fotografi, artisti materici, appassionati di tessile ed esperti di 3D o digital processing, creativi dai pianeti più distanti si sono incontrati su Italianism in questi mesi interpretando, ciascuno a suo modo, un’unica storia. Che spesso ha finito per sorprendere anche noi.