Ho visto case

Un monolite a Manhattan

Creare qualcosa di mai visto in un quartiere che ha visto tutto, questa la sfida colta dallo studio Razavi

di Isabella Clara Sciacca

 

Due progetti, solo apparentemente, diversissimi. Da una parte la leggerezza, la trasparenza, la completa assenza di pareti, fino quasi ad arrivare alla sensazione di “nudità”. Dall’altra parte la solida, protettiva, massiccia presenza del cemento, mai mistificata, anzi, apertamente esibita.

Sono le due creazioni dello studio Razavi con sede a Parigi e New York, per il quale è importante, fondamentale la storia e il background del quartiere in cui si va ad inserire l’edificio, così come creare una realtà che sia naturale sviluppo dell’architettura preesistente.

La casa di cemento si trova ad Alphabet City, un quartiere di Manhattan con un tessuto urbano a trama fitta, che attraversa due secoli di storia americana. Fu epicentro di una comunità artistica vivace e radicale e solo alla fine degli anni 80 si aprì alla classe media, agli studenti e alla popolazione a basso reddito.

Il progetto risulta fortemente legato a questa identità. Obiettivo preciso dello studio Razavi è stato quello di creare un edificio che offrisse un forte senso di coesione e di unità, con la volontà di trovare una coerenza anche in un luogo in cui, con tutta probabilità, ce n’era stata ben poca.

Per rendere questa sensazione è subito apparso chiaro che il materiale più adatto sarebbe stato il cemento. Ed è proprio il cemento a farla da padrone nella solida facciata, in cui non un volume sfugge alla piena verticalità, con l’unica concessione agli spazi delle ampie finestre incorniciate nel legno. Anche gli interni fanno mostra dell’uso del materiale senza soluzione di continuità per tutti gli ambienti. Le superfici vengono lasciate allo stato grezzo, così da risultare scabre, dando vita ad una nuova interpretazione di minimal.

Le aperture delle finestre sulla facciata principale contrastano con la sensazione di massa unitaria, ma introducono anche un cambiamento di ritmo, che stupisce e spezza una prevedibile distribuzione dei piani. La forte sensazione è di trovarsi di fronte ad un monolite di solo cemento e acciaio.

 

The glass addition vede invece elevarsi di ben cinque piani un edificio preesistente di fronte a Central Park, a pochi isolati dal museo Guggenheim di Frank Lloyd Wright. Anche qui lo studio Razavi non può non mettersi in relazione con un’eredità così imponente e partire con la celebrazione del ricco tessuto urbano, per poi dare vita ad un profondo rinnovamento di stile.

Fernand Leger e Le Corbusier hanno sottolineato l’importanza del contrasto delle forme, per creare nuove, stimolanti tensioni, oltre che come mezzo per realizzare nuove armonie. Costruire al di sopra di una residenza in mattoni in stile georgiano esistente, circondata dagli imponenti palazzi di mattoni in stile fiorentino della 5th Avenue, pone una sfida strategica di non poco conto.

Lastre di vetro incurvato creano una facciata dinamica, sulla quale i giochi della luce solare danno vita ad innumerevoli cambiamenti. E qui non si parla solo di evoluzione tecnica, ma di cambiare la percezione che gli abitanti hanno dell’ambiente circostante, il loro stile di vita e, con esso, la vitalità urbana.

 

 

 

 

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