Una mostra porta il design dove dovrebbe sempre essere - CTD
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Paolo Casicci

9 aprile 2019

Migranti, salute, parità di genere: la mostra che porta il design dove dovrebbe sempre essere

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Design Collisions di Laura Traldi e Matteo Ragni alla Cascina Cuccagna. Quindici storie di idee collettive diventate progetti collaudati e replicabili

C’è una mostra, alla Milano Design Week, che tra gli oltre milleduecento eventi in programma s’è guadagnata un post e un “great” nientemeno che da Alice Rawsthorn, critica del design e firma del New York Times, un faro per chi nella cultura del progetto vede un driver potente dei cambiamenti sociali e non soltanto la disciplina del prodotto, degli interni, dei servizi.

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Women’s Hands, progetto che punta sulla manifattura per emancipare economicamente le donne

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What Design Can Do, progetto avviato nel 2011 ad Amsterdam, San Paolo e Città del Messico

Questa mostra è Design Collisions – The  power of collective ideas, ospitata dalla Cascina Cuccagna all’interno del più ampio De Rerum Natura a cura di Matteo Ragni Design Studio. Design Collisions è un progetto a cura della giornalista Laura Traldi, firma di Repubblica e dell’apprezzato blog Design@large, insieme a Matteo Ragni e con il contributo per la grafica di Marco Sorrentino e con Sergio Lottaroli come technology creator. Chi segue Laura Traldi sa benissimo che sul suo blog si trovano di rado pezzi su prodotti, men che meno mobili. Laura racconta il design dipanando soprattutto quel filo che fa della cultura del progetto una chiave del cambiamento a tutti i livelli e un attivatore sociale.

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Waag, il progetto di Amsterdam che trasforma i cittadini in attivatori del cambiamento attraverso la tecnologia

Design Collisions riflette questa attitudine preziosa, raccontando quindici storie che vanno dalle manifatture dei migranti di Talking Hands in Veneto alle conserve biologiche in funzione anticaporalato di Funky Tomato al Sud Italia fino ai progetti di sovranità digitale popolare sviluppati a Barcelona passando per l’healthcare sartoriale, a misura di bimbo, di opendot. Ecco qualche buona ragione per andare a vedere Design Collisions.

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La Bici di Ognuno per bimbi con problemi neurologici. Di OpenDot, il Fab Lab di Dot Dot Dot

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Migrante all’opera per il progetto Talking Heads, a Treviso

Estende i confini del design oltre quelli più scontati

In una settimana in cui i protagonisti assoluti sono i mobili e le installazioni più o meno instagrammabili, Design Collisions propone una pausa di riflessione e un approfondimento su questioni sociali, economiche, politiche nel senso alto del termine. Soprattutto, la mostra veicola al grande pubblico il concetto che design non è soltanto progettazione di prodotto, ma, come recita un pannello introduttivo, “la traduzione di idee in progetti realizzabili”. E questi progetti riguardano la società e il sociale, la vita di tutti noi.

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Moda futuribile, progetto di Dyloan Studio

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Processione a Palermo di Marinella Senatore, foto di Andrea Samonà

Parla di noi

Per Laura Traldi, il design “è un’alternativa alle narrative divisioniste, nazionaliste e tribali che stanno prendendo il sopravvento. Design Collisions parte dalla convinzione che il design può, attivando intelligenze collettive, diventare un gesto politico contro il dilagare delle partigianerie e offrire strategie sostenibili per affrontare in modo serio le grandi problematiche contemporanee – che sono globali, connesse e non possono essere risolte in isolamento”. Lo stesso titolo allude sì a uno scontro, ma anche all’energia che dallo scontro si libera generando nuove possibilità e connessioni.

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Un abito di Stella McCartney, che lavora sulla sostenibilità. Raccontato nella storia di Launch

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Funky Tomato, il marchio di conserve biologiche e solidali

Mostra progetti concreti e di successo, non utopie

Uno dei limiti delle mostre a tema sociale è che raccontano spesso esperienze-limite, non replicabili, o sono la proiezione di utopie. Le storie di Design Collisions sono invece pratiche consolidate, “perché il valore di un progetto sociale è la sua capacità di funzionare nel lungo termine”. L’idea stessa della mostra è venuta a Traldi dialogando con Francesca Bria, chief technology officer del Comune di Barcellona e a capo di Barcellona Smart City. “Lì, con una piattaforma di democrazia partecipativa, i cittadini non si limitano a commentare progetti creati da qualcun altro, ma partecipano alla co-creazione attraverso un modello di educazione progressiva”.

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La piattaforma digitale di Barcelona, Decidim

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La macchina di Fabcare (Polifactory Milano) per rilevare le macchie della vitiligine

E’ una mostra dal messaggio chiaro e ben comunicata

Spesso le mostre del Fuorisalone, specialmente quelle dal maggior valore speculativo, non sono accompagnate da apparati didascalici e iconografici che spieghino bene al pubblico le scelte del curatore e i contenuti stessi dell’allestimento. Design Collisions è esattamente l’opposto. La mostra parte infatti con un glossario generale per poi recare sui pannelli di ogni tappa una serie di disclaimer che spiegano chiaramente che cosa è il progetto in questione, in che cosa consiste, come funziona, perché è stato scelto per la mostra e, soprattutto, che cosa c’entra con il design. Così si apprende che è design, in Funky Tomato, l’avere ridisegnato le relazioni della filiera in modo da unire cultura ed economia. O che è design, in Talking Hands, l’avere affrontato in chiave di problem solving l’emergenza abitativa, l’alfabetizzazione e l’accesso ai farmaci dei profughi.

Design Collisions è realizzata con il contributo di Coop, Kaldewei e Fondazione Aem e la partnership del Consolato Olandese.