Perché Freitag vuol farci riflettere sul cattivo design - CTD
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Paolo Casicci

1 aprile 2019

Perché Freitag vuol farci riflettere sul “cattivo design”

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L’installazione nei tunnel di Ventura Centrale del marchio di borse “circolari” dove i visitatori possono confessarsi

Per la prima volta al Fuorisalone arriva Freitag, il marchio svizzero di borse fabbricate riclclando teloni di tir. E’ un debutto ironico e allo stesso tempo in grado di far pensare. Perché l’idea che hanno avuto Markus e Daniel Freitag, i due fratelli graphic designer che nel 1993 a Zurigo hanno avuto l’intuizione di fondare questo marchio diventato ormai di culto, è quella di far riflettere il pubblico della Design Week sul “cattivo design” e sui peccati che si commettono producendolo o comprandolo. Una sorta di esame di coscienza collettivo nella settimana apparentemente meno appropriata, ma in realtà perfetta per capire dove vanno la creatività e l’industria.

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Unfluencer, Georg Lendorff per Freitag

“Parlare di cattivo design, ovvero dei propri lavori peggiori, non solo è molto più divertente ed emozionante, ma offre anche spunti interessanti oltre che un punto di vista più sincero. In fondo nessuno è immune da influenze negative, condizionamenti, errori grossolani o cantonate, proprio come a tutti è capitato di acquistare qualcosa di insensato, inutile e insostenibile in termini ambientali, il tutto contro ogni buon senso” spiegano da Freitag.

L’idea si è trasformata in una delle diciassette installazioni che quest’anno animano gli ex Magazzini Raccordati della Stazione Centrale, i tunnel dove Ventura Projects mette in scena l’altra metà del suo Fuorisalone, oltre a quello (a pagamento) negli spazi di Base in zona Tortona.

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Unfluencer, Georg Lendorff per Freitag

Il titolo dell’allestimento è altrettanto ironico, Unfluencer – De-sinning the Designer, perché dalla mostra si potrà uscire facendosi marchiare il simbolo dell’espiazione compiuta confessando a se stessi o ad altri il proprio “peccato” legato al cattivo design.

L’opera è firmata dall’artista Georg Lendorff, con il supporto degli scenografi di Ortreport. Al centro (anche in senso materiale) di Unfluencer – De-sinning the Designer c’è un’installazione immersiva di filmati e luci. Proiezioni su migliaia di fili appesi al soffitto rendono sfocata la percezione spaziale e temporale dell’osservatore e dei passanti, offrendo un rifugio ideale per un breve momento di riflessione nel bel mezzo della frenesia milanese. “I visitatori potranno anche confessare tutti i loro peccati in fatto di design e acquisti, completamente soli e in modo anonimo o nel contesto di un colloquio confidenziale a due”.

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Unfluencer, Georg Lendorff per Freitag

Ma che cosa è, esattamente, il “cattivo design” per un’azienda come Freitag? Per rispondere, bisogna conoscere la storia di questo marchio che ha iniziato a fare economia circolare quando la locuzione non esisteva ancora e quando, come hanno raccontato in passato con un sorriso gli stessi Markus e Daniel, “neanche loro sapevano che cosa volesse dire sosteniblità”. Con il tempo, è arrivata quella consapevolezza che fa del marchio un fautore di modelli di produzione sostenibili, enunciati nel Freitag Cyclist Manifesto, che contiene qualche linea guida utile e chiari rifierimenti all’economia circolare.

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Markus e Daniel Freitag, foto di Roland Tannler

Per capire ancora meglio la filosofia del brand, basta ricordare l’allestimento di qualche anno fa Freitag ad Absurdum al Museo del design di Losanna nel 2012. Un lavoro iniziato letteralmente in strada, chiedendo ai possessori di borse Freitag di riconsegnarle (gratis) all’azienda in modo che questa potesse farne teloni ri-riciclati e, in un terzo passaggio, nuove borse ri-ri-riciclate. Un’iniziativa chiaramente simbolica, provocatoria, che però enunciava distintamente il senso di un approccio alla produzione ispirato dalla possibilità di tendere il più possibile l’elastico della sostenibilità.

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Georg Lendorff

Con F-abric, nel 2014 il marchio ha puntato su una nuova materia prima: un tessuto sviluppato da cima a fondo e ottenuto a partire da fibre vegetali, prodotto nel raggio di 2500 chilometri da Zurigo con un impiego minimo di risorse, altamente resistente e completamente biodegradabile.