Design & Designers

“Se un’idea è vincente, ce lo dice il ping pong”

Intervista a Patrizia Boglione: così lo sport dà una mano alla creatività

di Isabella Clara Sciacca

Come nasce un’idea di design? Come si arriva a un concept e poi a un progetto compiuto? E che cosa è la creatività? Ne parliamo con Patrizia Boglione, mentor, strategic creative director per Angelini Design, fondatrice del progetto di food design Gorgelous e direttrice Comunicazione per lo Ied, a Roma. Abbiamo incontrato Boglione a margine di Questione di etichetta, la masterclass di Fondazione Exclusiva che il 21 luglio ha riunito a Roma ventisette creativi per disegnare una serie di etichette di vino destinate al mercato luxury euroasiatico. Il ruolo di Boglione alla masterclass era di coordinare i team all’opera.

Le cantine hanno presentato le loro bottiglie e spiegato che cosa si aspettano dai designer. Che si sono messi al lavoro, coordinati da te. Come si arriva a un’idea creativa?

“Tutto comincia da una riflessione approfondita sul senso di ciò che vogliamo comunicare con il prodotto. Nelle pieghe di questa ricerca nasce un’intuizione che riguarda il tema, l’obiettivo del progetto e, chiaramente, l’identità stessa del brand. L’intuizione nata può essere netta ma fragile e non portare da nessuna parte. Oppure può essere confusa ma forte: in questo caso cerco di chiarirla, di definirla meglio, dandole una veste e utilizzando le parole. Così come un designer dà forma alle proprie idee schizzando immagini su un foglio, io faccio un abbozzo con i vocaboli. Questa esplorazione mi porta a una base semantica, su cui realizzo un’idea di posizionamento del brand o un progetto di senso. È quello che poi diventa materiale per i creativi”.

In un intervento, La Prossima Roma, hai parlato dell’importanza dei creativi nella Capitale, della possibilità che i designer sviluppino soluzioni integrate con le tecnologie. Futuro o fantascienza, per questa città?

“Dal 2015 lavoro per promuovere lo sviluppo di start-up di design e tecnologia, Il lavoro di qualità può avere ed ha spesso valore sociale, interviene sull’organizzazione e sui modi di pensare. A Roma, purtroppo, molto raramente si dà valore alla professionalità di chi lavora nella comunicazione. Spesso incarichi di questo tipo sono affidati a chi non ha alcuna competenza e questo accade perché si pensa che vada bene un parente o un amico… Per cambiare approccio bisogna innanzitutto formare i giovani e insegnar loro a leggere e a interpretare la realtà in maniera critica, perché bisogna avere qualcosa da dire e contenuti da comunicare. Dall’altro lato è necessaria la formazione alla leadership, per trasmettere ai manager il valore e il senso di un ruolo chiave”.

Come scegli tra le idee e i progetti quelli da seguire o promuovere?

“Cerco di focalizzarmi su pochi elementi, di concentrare le energie. A guidare le mie scelte sono prima di tutto le persone. Uno scambio con una persona con cui c’è empatia dà vita a molti stimoli creativi e mi gratifica intellettivamente. Sono proprio il piacere nel pensare a un nuovo progetto e il senso di divertimento che ne scaturisce a farmi scegliere una proposta, a sperimentarla, a valutare l’innovazione di cui è portatrice”.

E quindi quali sono i progetti che più ti stanno a cuore in questo momento?

“Sto portando avanti un’attività di mentorship per sostenere e guidare persone che si trovano a dover affrontare nuovi ruoli professionali o ad apprendere nuove competenze. Do supporto a chi ha bisogno di rifocalizzarsi. Credo sia giusto per chi ha avuto tanto nella vita, come è successo a me, restituire qualcosa agli altri”.

Uno dei tuoi ultimi progetti ha al centro il ping pong: lo sport come chiave di lettura per dinamiche interpersonali e, naturalmente, anche per la creatività.

“Il progetto si chiama Madforspin e propone un’idea giocosa, appassionata eppure serissima della comunicazione. C’è un’estetica del ping pong, che è un gioco che dà piacere, ma c’è anche una sua funzione di social facilitator: lo sport spinge chi lo pratica a fare di più, a dare il massimo perché si è inseriti in un contesto sociale e si è osservati. Il ping pong è, inoltre, la metafora più efficace per parlare di creatività. È uno sport semplice e intuitivo, uno sport per tutti, proprio come deve essere un messaggio efficace nel lavoro di comunicazione”.

Un esempio?

“Una partita di tennis da tavolo consiste in una sfida, ma nel corso del match il ritmo viene dato dal gioco di entrambi e il colpo dell’altro definisce il tuo tipo di risposta, un po’ come quando si lavora in team. E ancora: se la palla non rimbalza è perché il terreno che ha colpito non era adatto, non è caduta nel posto giusto. Probabilmente l’ambito scelto non è quello più utile. Cosi come quando un’idea atterra su un terreno che non è fertile in quel momento, in una dimensione sociale che non è pronta ad accoglierla, troppo presto o troppo tardi. Il lavoro strategico sta nel capire quando è il momento giusto per farla arrivare a terra”.

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