Unostudio, il design su tre gambe | CieloTerraDesign
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Luca Maci

10 luglio 2017

Unostudio, il design su tre gambe

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Luca Maci, il tavolino Tris tra tradizione e contemporaneo

Il fondatore di Unostudio racconta il proprio percorso di designer e l’ultima creazione: legno e marmo per nove combinazioni diverse

 

Descrivere se stessi, la propria attività, è cosa assai complessa: ci si muove continuamente in bilico tra gli estremi della minimizzazione e l’esaltazione. Proverò a mantenermi in equilibrio.

Ho cominciato a disegnare arredi ed altri oggetti sin dai primi anni di università, ad architettura, senza alcuna pretesa; disegnarli rappresentava un esercizio privato di “scrittura” in una visione integrale della professione per cui mi stavo formando. Riscontravo problematiche e provavo a dare soluzioni, raccoglievo stimoli, riassumendo il tutto in pochi schizzi sparsi nei taccuini.

In realtà, già da bambino, avevo dimostrato una certa propensione a smontare oggetti per ricomporne altri, nuovi, immolando alla causa diversi giocattoli non sempre di mia proprietà. E di questo i miei fratelli ne sanno qualcosa. Crescendo, nell’adolescenza, questa attitudine ha trovato sfogo nella manualità delle costruzioni del mio percorso scautistico. Poi, con l’università, sono arrivati i modelli.

Nel 2015, un po’ per noia e per evasione, mi incoraggiai a partecipare ad una serie di concorsi online promossi da quello che allora era un giovane e promettente marchio italiano, entrando all’interno della grande comunità di designer che ne alimentavano l’attività. Dalla richiesta di elaborare elementi con l’impiego della ceramica nacque un tavolino composito con un vassoio asportabile, integrato, ispirato agli antichi bracieri siciliani (conche) ed alla tradizione ceramica calatina il cui nome era appunto Conca.

Il progetto si classificò nella prima fase di selezione ma, nel frattempo, il concorso si arrestò per il fallimento della casa produttrice ed il progetto, da lì, è rimasto sospeso in una sorta di limbo: di esso rimane un prototipo, realizzato in occasione della Summer Design Fest “it’s a wonderful time” su invito di ADI Sicilia, delle mostre ed un premio (tra le altre, la mostra “Prossimo Futuro – 45 designer italiani under 45, del 2017, il premio “Taomoda Award Talent Design”, del 2016), purtroppo.

Nel frattempo ho sviluppato altri progetti nati da altri concorsi: lo sgabello Gala composto da quattro sfere di differente diametro in cedro, un elemento dal carattere ludico in omaggio a Dalì, la sedia Alamaro, ispirata al design italiano del dopoguerra, intenzionalmente classica ed elegante pur nella sua flessibilità.

Ultimo nato da questa penna è Tris, un altro tavolino (elemento che pare essere una specie di fissazione personale) frutto dell’esperienza del precedente, anch’esso concepito con un vassoio combinabile (questa volta come elemento opzionale e non complementare) ancora una volta distribuibile in kit. Facile da spedire e da montare, ma soprattutto concepito per elementi semplici facilmente realizzabili in maniera artigianale con costi contenuti.

Un tavolino con tre gambe (la migliore risposta alle esigenze di stabilità) in faggio tornito a mano, legate insieme da una ghiera metallica calandrata e verniciata su cui poggia un piano circolare in marmo: tre materiali per tre finiture; una combinazione in nove versioni che ne definiscono un’elevata adattabilità ai differenti gusti ed ambienti. Il tre ed i suoi multipli.

Un elemento destinato all’autoproduzione in una serie limitata, in risposta ai tanti rifiuti delle grandi aziende produttrici, grazie alla disponibilità di Imperfetto Siciliano, giovane contenitore nato con l’intenzione di riunire i designer siciliani autoprodotti, ben lontani dalle opportunità della fervida realtà del nord, in un unico marchio di distribuzione che esalti la territorialità ispirativa e manifatturiera dei progetti.

I migliori progetti? Quelli sparsi in mille bozze in altrettanti fogli, in attesa di qualcuno che abbia voglia di scoprirli, di produrli e condividerli.

Ecco, forse, nonostante i buoni propositi, sul finale mi sono lasciato un po’ andare.