Vanitosi, spartani o compulsivi: anche i mobili hanno un carattere | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

2 Aprile 2018

Vanitosi, spartani o compulsivi: anche i mobili hanno un carattere

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La mostra di Vitra al Fuorisalone gioca con le caratteristiche “umane” di duecento pezzi

Negli ultimi anni, l’industria del design ha fatto passi da gigante per quanto riguarda il modo di comunicare con il pubblico, che si tratti di appassionati, addicted o di una platea di non addetti ai lavori e dunque più difficile da conquistare alla causa. L’autoreferenzialità è sempre meno diffusa, anche se ancora molto resta da fare, e la Design week milanese, con i suoi eventi rivolti al pubblico delle grandi occasioni è il termometro perfetto per misurare il livello di empatia quantomeno dei marchi storici, quelli che possono permettersi allestimenti costosi e in grande stile.

In quest’ottica colpisce favorevolmente, almeno stando alle premesse, la mostra che Vitra annuncia per il Fuorisalone alla Pelota – lo spazio in Brera dove l’anno scorso è stata di casa la maison Hermes. Qui l’empatia con il pubblico, anche non specializzato, si preannuncia alta, visto che il celebre marchio svizzero ha deciso di esporre, ordinare e catalogare duecento pezzi storici della sua produzione come se si trattasse di essere umani, associando a ciascun pezzo un tipo, un carattere, un’attitudine.

Grafica usata per la mostra Typecasting

Il risultato, per quanto è dato capire, sarà un percorso in cui quella dei mobili diventa una storia realmente “umana”, sviluppata secondo l’evoluzione stessa che ogni pezzo ha avuto a prescindere dall’intenzione originaria del designer che lo ha firmato e dell’azienda che lo ha immesso nel mercato. Ed è anche un modo per indagare la percezione del ruolo del mobile nella definizione dei nostri profili personali e sociali. Come dire: l’uomo crea i mobili, ma chi li usa ne viene influenzato a sua volta. In che modo?

Anche il nome del curatore di Typecasting, an assembly of iconic, forgotten and new Vitra charachters (perché nella mostra ci saranno anche pezzi meno celebri e altri inediti) è garanzia di qualità. Si tratta di Robert Stadler, il designer e critico viennese di nascita e parigino di adozione.

Grafica usata per la mostra Typecasting

Ma quali sono i nove tipi umani in cui Stadler ha suddiviso i mobili di Vitra? Ci sono innanzitutto i communal, ovvero chi ama condividere, dagli spazi agli oggetti. Sono gli uomini e le donne che appartengono a quella comunità in cui lo spazio di vita e di lavoro sta diventando sempre più piccolo e prezioso, il che non impedisce loro di condividere l’ufficio o la casa in un’ottica sharing, pur affermando la propria individualità. I mobili per questa community devono poter essere configurabili e Stadler ha scelto non a caso la Living Tower di Verner Panton del 1996, una scultura e mobile funzionale che garantisce l’intimità individuale e lo spazio comune.

Living tower, Verner Panton, 1969

Ci sono poi gli organizzatori compulsivi. Il crescente accumulo di cose e dati quasi ci obbliga a diventarlo tutti. Ci vengono in soccorso mobili come le sedie impilabili salvaspazio, oppure cassettiere, sistemi di archiviazione. Stadler sceglie in questo caso il Secretary Prototype di Ettore Sottsass del 1991, uno strumento di raccolta dati, una microarchitettura che oggi, quasi trent’anni dopo il suo debutto, è stato sostituito in pratica da smartphone e pc.

Gli slasher, i violenti, rimandano a quelle figure che il mondo del lavoro contemporaneo obbliga quasi brutalmente e continuamente a cambiare ruolo, mansione e attitudine. Sono slasher, per esempio, gli autisti di Uber che allo stesso tempo possono diventare fattorini per una app di cibo a domicilio. Gli oggetti di questa community devono essere versatili, come Chairs di Naoto Fukasawa del 2007, sedie che mantengono sempre la stessa forma anche quando sono prodotte in materiali diversi. Un modo per celebrare la libertà della forma rispetto al vincolo della materia.

I sognatori, invece, sono quelli che vorrebbero abbandonare la vita di città. Nel frattempo, collezionano oggetti che soddisfano questo desiderio di evasione. Il più delle volte si tratta di piccoli gadget e complementi ispirati alla natura o realizzati con materiali insoliti per il mondo del design e poco funzionali. Insomma, il loro scopo è incantare, come fa Akari BB3-33S di Isamu Noguchi, del 1951, sculture di luce realizzate combinando i materiali dell’artigianato tradizionale con metodi di produzione in serie. Belle sì, ma in realtà anche funzionali.

Akari BB3-33S, Isamu Noguchi, 1951

I beauty contestants sono i vanitosi: prediligono oggetti dalle linee fluide e fortemente riconoscibili, a volte sagome antropomorfe. I mobili che rispondono a questo tipo sono stati per lo più prodotti negli anni 60 e 70, come 622 NA di Charles & Ray Eames, realizzata tra il 1959 e il 1961, con la forma sensuale di una conchiglia.

C’è poi un gruppo per il quale Stadler è ricorso a una buona dose di ironia: gli appassionati del dating on line. Sono gli uomini e le donne che compulsano app come Tinder o Grindr sperando di trovare la storia della vita. Quando la magia scatta davvero, è perché ha funzionato un’alchimia particolare. Per scolpire quest’alchimia dell’accoppiamento in un mobile, Stadler ha scelto due pezzi: la Soft Geometric Chair di Scott Burton (1980) e il Polder Sofa di Hella Jongerius, del 2015: una coppia che rappresenta il confine sottile tra arte e design. Mentre la sedia geometrica di Burton è quasi irriconoscibile come mobile per sedersi, il divano di Jongerius, invece, è chiaramente un divano.

Mesa table, Zaha Hadid, 2007

Gli spartani, come dice il nome, vivono con poco e criticano chi consuma troppo. Per rappresentarli, serviva un mobile minimalista come LC93B, Lage Stoel, Prototype di Marten Van Severen, del 1993. In questo pezzo sembra addirittura che manchi qualcosa. Eppure la lunghezza “mancante” del piede aggiunge qualcosa anziché sottrarre, e permette all’utente di alternare due posizioni, più o meno reclinate.

MVS chaise, Maarten van Severen, 2000

Gli atleti sono coloro i quali amano mettersi continuamente alla prova, cimentandosi anche con gli sport estremi. Sono ben rappresentati, secondo Stadler, da oggetti ben strutturati come Ypsilon di Mario & Claudio Bellini (1998/2000), esempio perfetto di quelle che un tempo erano le macchine da ufficio quasi muscolari per forma e materiali impiegati.

Infine gli irrequieti, restless. Anche questi sono tipi umani frutto delle trasformazioni indotte dalla contemporaneità che spinge a cambiare continuamente approccio e prospettiva al lavoro e alle relazioni. Indotti dalla velocità con cui si consumano lavori e relazioni, aggiungono una frenesia caratteriale che non li fa mai stare fermi. Sono rappresentati da CDS di Antonio Citterio, il tavolo firmato nel 2016 dal designer italiano che si muove e ci fa muovere, con un piano regolabile elettricamente che asseconda diverse posture di lavoro, in contrasto con il tavolo da ufficio o scrivania tradizionale.

Stool tool, Konstantin Grcic, 2016

E voi a quale di questi nove tipi appartenete?

Roberto Stadler