Venezia celebra il design come piacerebbe a Darwin | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

18 maggio 2018

Venezia celebra il design come piacerebbe a Darwin

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Un mese di allestimenti e un messaggio preciso: creatività vuol dire adattarsi e darsi da fare. Come fanno da secoli gli abitanti della Laguna

Tutti vogliono la Design week, ma come si costruisce un successo e, prima ancora, un’identità forte e chiara nel mare di iniziative legate all’architettura e alla creatività che ogni anno fioriscono, sempre più numerose, in Italia? Che cosa fa di una location qualcosa in più della scenografia bella e azzeccata per espositori, collezioni e prodotti?

Chi scimmiotta Milano è perduto

Partiamo da una considerazione scontata: nessuno può permettersi i numeri e il know-how di Milano, e dunque le iniziative più brillanti sono quelle che scartano di lato e puntano su una ricetta diversa. Basata poco sul prodotto e molto su un concept forte, innanzitutto. E con curatele di livello, in grado di dipanare un filo che in qualche modo sia coerente con la storia della città ospite e ne sappia interpretare il genius loci, quasi a voler affidare al mondo un racconto e un messaggio unici che soltanto da quel luogo possono partire.

L’importanza del genius loci

Curatela, genius loci e attenzione al racconto più che al prodotto sono gli  ingredienti di Design.ve – Design walks through Venice, ovvero la rassegna di design della Laguna che inaugura per il secondo anno consecutivo il 23 maggio e prosegue fino al 17 giugno, partendo quasi in concomitanza con la Biennale di Architettura. Già questa coincidenza di date può sembrare un azzardo, ma in realtà è un modo per trasformare un gap in opportunità. “Siamo partiti dall’idea che fosse sensato sovrapporre il pubblico della Biennale al nostro: a Venezia, tra tutti gli eventi d’arte e d’architettura ne è sempre mancato uno legato al design” dice Francesca Giubilei, che con Luca Berta è ideatrice e curatrice della rassegna. Da qui l’idea di sviluppare la serie di allestimenti ed eventi in contemporanea con il primo mese della Biennale, offrendo al pubblico dell’architettura un itinerario in più, in qualche modo contiguo. L’altra caratteristica che le passeggiate di design veneziane dovevano avere nella mente degli ideatori era un respiro più lungo di quello che in genere hanno le iniziative omologhe: da qui la durata di quasi un mese anziché di una settimana.

Ma il vero protagonista di Design.ve è il genius loci. “A Luca e a me” spiega Giubilei “interessa sviluppare un ragionamento che parta dal territorio. Siamo due veneziani che lavorano e vivono la propria città e ne conoscono in profondità ogni aspetto, positivo e negativo. Vogliamo parlare di design e farlo in un contesto particolare, andando oltre i paradigmi e gli stereotipi legati da sempre all’immagine della Laguna. Ci interessa capire come da Venezia può partire un discorso dal valore universale sulla creatività”.

Da Venezia può partire un messaggio universale sul design inteso come attitudine al cambiamento e all’inventiva. Nessuno meglio dei veneziani sperimenta da secoli la capacità di fare necessità virtù e di farlo creativamente

Il design come attitudine al cambiamento

In Design.ve gli spazi coinvolti non sono soltanto quelli turistici più scontati come, per esempio, il sestiere di San Marco. Il percorso include i quartieri più popolari dove i veneziani risiedono, come Cannaregio, e location le più diverse, da vecchi magazzini dismessi ad appartamenti privati, ex latterie, rimesse di barche, chiostri. Si tratta dunque di una rassegna diffusa che, pur scommettendo sulla pluralità di luoghi e allestimenti, non rinuncia però a un titolo più forte da spendere in una sede di peso. Quella sede è lo storico Palazzo Morosini Gatterburg. È qui che va in scena la mostra Design after Darwin, adapted to adaptability, un allestimento – a cura oltre che di Giubilei e Berta anche di Alice Stori Liechtenstein – che vuole esaltare il valore di apertura del design verso usi alternativi, molteplici e stratificati rispetto a quelli convenzionali per i quali ciascun oggetto è nato. Un’esaltazione dell’imprevedibilità e della capacità di adattamento del buon design declinata in quattro filtri: molteplicità, riconfigurazione, riutilizzo e trasfigurazione.

Da Venezia al mondo, un messaggio universale

“Nessuna città al mondo meglio di Venezia trasmette il senso dell’attitudine di chi la abita a sviluppare l’inventiva. I veneziani sono storicamente abituati a misurarsi con emergenze quotidiane, a fare di necessità virtù, a confrontarsi con piccoli spazi. Da qui l’idea di tirare in ballo Darwin e il cambiamento come chiave dell’evoluzione. Dal particolare arriviamo così all’universale, perché la stessa attitudine al cambiamento è quella che viene richiesta tutti i giorni ai nuovi professionisti alle prese con lavori e spazi liquidi, poco o nulla codificati, fluidi e in divenire”, insiste Giubilei.  Con questi temi si misurano i designer e i brand chiamati da Giubilei, Berta e Stori Liechtenstein, un elenco che va da Andrea Forti e Eleonora Dal Farra per Alcarol a Zieta Prozessdesign passando per breadedEscalope, Stella Cadente, Estudio Campana, Martino Gamper, Emanuele Magini per Campeggi, Alberto Meda per Tubes, Lucia Massari, Daisuke Motogi, Lucas Muñoz, Luca Nichetto, Federico Peri per Nilufar, Barbara Schweizer, Birgit Severin, Studio Furthermore, Studio Oink, Ginevra Taccola, Tellurico, Marjan van Aubel per Transnatural Label, Johan Viladrich e altri ancora. “Proprio perché la nostra idea è di sviluppare un concept forte, e non inseguire obiettivi commerciali, non ci interessa l’anteprima in sé, per cui gli allestimenti mettono in mostra anche collezioni già edite” conclude Giubilei.

Per la campagna della rassegna, il fotografo Mattia Balsamini ha ritratto Giubilei e Berta e altri veneziani in situazioni di vita quotidiana in luoghi non famosi della Laguna, ciascuno con un mobile o un oggetto  iconico. Un modo per insistere sul concetto che il design riguarda le vite di tutti, anche quando non ce ne rendiamo conto.

Il programma della rassegna è qui