Il mio Vietnam, tra avatar on demand e l'isolamento come lusso - CTD
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Vincenzo Bernardi

9 ottobre 2019

Il mio Vietnam, tra avatar on demand e l’isolamento come lusso

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Dai 20 mila fattorini di Grab, l’Uber del Sudest asiatico, alle città nelle città per ricchi. Viaggio ad Hanoi, che nel 2050 sarà quattro volte più grande di oggi

Da poco più di un anno per le strade del Vietnam si aggirano dei nuovi supereroi in motorino con giubbotto e caschetto verdi, gialli o rossi. Sono i fattorini di società come Grab, Bee o Now che offrono servizi di ride hailing – trasporto a pagamento su richiesta – connettendo mediante piattaforme online passeggeri e conducenti che utilizzano i propri veicoli personali.

Nella sola Hanoi ce ne sono oltre ventimila che corrono da una parte all’altra della città, un esercito a disposizione a ogni ora del giorno e della notte. Se si ha la necessità di andare a un appuntamento di lavoro o semplicemente voglia di un frullato, l’omino di Grab o di una delle app concorrenti arriverà in meno di due minuti per soddisfare i tuoi desideri. Le prestazioni offerte comprendono trasporto di persone, consegne e food delivery, ma la domanda è in vertiginoso aumento e si sta pensando di ampliarne la gamma fino a creare una sorta di avatar reale e on demand che faccia tutto quello che non si può o non si ha voglia di fare.

Da queste parti la moto è da sempre un mezzo da carico con la quale trasportare di tutto a dispetto delle leggi dell’equilibrio e la vendita porta a porta è ancora una forma di commercio molto utilizzata. L’idea di metterle in un’app di servizi alla persona è stata l’uovo di Colombo. A fronte di investimenti minimi in marketing e nello sviluppo dei software, i profitti sono enormi. Grab, che opera in tutto il Sudest asiatico e finanche nel poverissimo Myanmar, nata come start-up a Singapore nel 2012, oggi vale 8 miliardi di dollari. Miracoli della new economy e decisamente sorprendenti in un Paese ancora ufficialmente comunista dove il futuro, con le sue luci e le sue ombre, è arrivato in anticipo.

Il Vietnam ce lo ricordavamo per gli elicotteri di Apocalypse Now e la giungla asfissiante di Platoon, per i movimenti di protesta contro la sporca guerra, per slogan come Make Love Not War o brani come Blowin’ in the Wind e Imagine, eppure, nel corso del vertice di Hanoi tra Stati Uniti e Corea del Nord dello scorso febbraio, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ne ha parlato come una storia di successo da emulare tanto da rivolgersi al leader nordcoreano Kim Jong-un affermando: “Questo miracolo può essere anche il tuo”. Ma come è stato possibile tutto questo?

La Guerra del Vietnam combattuta dal 1963 al 1975, che com’è noto si concluse con la peggiore disfatta militare nella storia degli Stati Uniti, aveva avuto enormi costi umani e ambientali: circa due milioni di morti, due terzi dei villaggi distrutti e un terzo del territorio devastato dagli attacchi chimici. Dopo gli accordi di pace di Parigi, gli Usa che pure si erano rifiutati di riconoscere i 3,5 miliardi di dollari di indennizzi per la ricostruzione, in maniera pretestuosa e con la complicità della comunità internazionale, imposero un pesantissimo embargo commerciale durato vent’anni. Ad aggravare la situazione si aggiunse nel 1977 l’invasione della Cambogia per liberare la popolazione dai Khmer Rossi di Pol Pot e che per più di dieci anni assorbì buona parte delle esigue risorse in spese militari.

L’inflazione arrivò al 900 per cento, la produzione alimentare era largamente insufficiente e tre quarti della popolazione viveva al di sotto della soglia della povertà. In queste condizioni il progetto socialista iniziò a crollare e, sull’onda della Perestrojka in Unione Sovietica, i leader del partito avviarono una serie di riforme con l’obiettivo di creare “un’economia di mercato con orientamento socialista”.

Quello di oggi è un Paese molto diverso, che sta vivendo uno straordinario sviluppo economico e profondi cambiamenti sociali. L’incremento del PIL nel periodo di 32 anni compreso tra il 1986 e il 2018 ha raggiunto l’impressionante media del 6,4% e secondo le previsioni della Banca Mondiale confermerà questi ritmi anche nei prossimi anni. Aumento della produzione agricola, partecipazione collettiva, forza lavoro giovane e a basso costo, disponibilità di materie prime il cui sfruttamento era stato precluso dal prolungato stato di guerra e fine dell’embargo commerciale sono i fattori che, nell’arco di una generazione, hanno permesso il passaggio da una delle nazioni più povere del mondo a una delle Prossime Undici che secondo Goldman Sachs sono destinate a trainare l’economia del ventunesimo secolo.

Lo sviluppo rapidissimo ha però inevitabilmente prodotto numerose zone d’ombra. Inquinamento, devastazione del territorio, perdita di valori identitari e incremento delle disuguaglianze sociali sono il prezzo pagato per allinearsi a modelli globalizzati e per inseguire i sogni di ricchezza di una classe media sempre più numerosa e rampante. Questo coacervo di contraddizioni è particolarmente evidente nelle due principali metropoli del Paese. Hanoi e Ho Chi Minh City – che qui preferiscono ancora chiamare Saigon – sono investite da un flusso migratorio dalle campagne che pare non avere fine, hanno già superato la soglia degli otto milioni di abitanti e da diversi anni sono stabilmente tra le prime dieci città al mondo per crescita demografica ed economica. Hanoi in particolare si avvia a diventare una tra le più popolose di tutto il Sudest asiatico e le autorità hanno approvato un piano urbanistico che prevede fino a 15 milioni di abitanti entro il 2050 in una estensione territoriale pare a quattro volte quella attuale.

La capitale si prepara ad accogliere questa marea umana sconvolgendo la propria fisionomia. Un numero indefinito di torri per appartamenti e uffici nelle aree semicentrali, nuovi quartieri privati dalle dimensioni gigantesche e dotati di ogni genere di comfort e servizi in periferia, sei nuove linee di metropolitana contemporaneamente in costruzione e tre anelli stradali a scorrimento veloce in sopraelevata per far posto ai quali si rende a volte necessario demolire interi quartieri o tagliare letteralmente gli edifici, stanno cambiando per sempre il volto di questa città millenaria.

Le strade, fino a pochissimi anni addietro invase quasi esclusivamente da motocicli strombazzanti che avevano rimpiazzato le tradizionali biciclette come mezzo familiare, vedono sempre più auto giapponesi e coreane di grossa cilindrata e da quest’anno anche i nuovi modelli di lusso di Vinfast, la prima casa automobilistica vietnamita entrata recentemente in produzione – dopo una presentazione in grande stile al Salone di Parigi 2018 – nell’avveniristico stabilimento di Haiphong costato 1,5 miliardi di dollari.

Un numero indefinito di torri per appartamenti e uffici nelle aree semicentrali, nuovi quartieri privati dalle dimensioni gigantesche e dotati di ogni genere di comfort e servizi in periferia, sei nuove linee di metropolitana contemporaneamente in costruzione e tre anelli stradali a scorrimento veloce in sopraelevata per far posto ai quali si rende a volte necessario demolire interi quartieri o tagliare letteralmente gli edifici

Poco rimane della Perla dell’Indocina raffigurata nelle vecchie cartoline ingiallite dei negozi di souvenir. Scampoli della sua antica atmosfera è possibile scorgerli ancora nel Quartiere Vecchio dove decenni di incuria e una generale mancanza di attitudine alla manutenzione ne hanno in parte paradossalmente preservato l’aspetto che aveva ai tempi del colonialismo francese.

Anche se le nuove tendenze stanno sempre più prendendo piede, sopravvivono modi di vita antichissimi come svolgere alcune delle attività quotidiane sul marciapiede, considerato una vera e propria estensione dell’abitazione o del negozio. Capita ancora di frequente di vedere spennare polli, preparare cibi o lavare stoviglie in quelli che potrebbero sembrare ristoranti improvvisati e che invece esistono da generazioni. La strada rivela l’anima più autentica di questa parte di mondo.

Ma tutto ciò, piuttosto che per effetto delle ordinanze delle autorità che vorrebbero limitare questo genere di attività per questioni di decoro e igiene, è destinato a scomparire schiacciato dal fascino enorme dell’aria condizionata di giganteschi shopping mall in cui è possibile trovare ogni genere di prodotto nazionale e d’importazione, dai fast food ai ristoranti stellati, dalle VIP lounge in cui è possibile schiacciare un pisolino o fare una doccia per trovare refrigerio dalla calura asfissiante e finanche piste di pattinaggio su ghiaccio.

La rapida crescita economica ha generato una forte domanda di comunità chiuse e recintate da parte dei residenti più ricchi che considerano la città centrale come uno spazio il più possibile da evitare. Questo tipo di interventi negli ultimi vent’anni cono comparsi un po’ ovunque, dall’Africa sub-sahariana al Sud America, in tutti quei posti in cui lo sviluppo si è associato all’aumento delle disuguaglianze. Particolarmente eclatante è il caso di Lavasa, a sud est di Mumbai, la prima città interamente privata in India, che quando sarà completata potrà ospitare fino a 200 mila persone. Ma mentre altrove le preoccupazioni per la sicurezza e la paura del crimine urbano sono i motivi che spingono l’élite dietro le mura, ad Hanoi interventi di questo tipo sono sempre più commercializzati come enclave esclusive di convenienza e aria pulita, lontane dall’inquinamento e dalla congestione del traffico.

A dominare lo sviluppo immobiliare è Vingroup, la più grande azienda privata del Vietnam che vale il 25 per cento dell’intero mercato azionario. Nella sola Hanoi ha in corso di realizzazione sviluppi immobiliari esclusivi per 30 miliardi di dollari su più di 1.800 ettari, una estensione quattro volte quella dell’Eur. I settori in cui è leader sono molteplici e vanno dall’immobiliare ai centri commerciali e ai supermercati, dagli ospedali privati ai servizi sanitari, dalle scuole private di ogni ordine e grado alle università, dalle telecomunicazioni allo sviluppo tecnologico in agricoltura. È inoltre proprietaria di Vinfast e possiede il sito di e-commerce Adairoy.com nato con l’obiettivo di fare concorrenza al colosso cinese Alibaba. Il suo fondatore Pham Nhat Vuong è l’uomo più ricco del Paese e possiede, secondo la rivista Forbes, un patrimonio personale di 8 miliardi di dollari. Vingroup sarà inoltre lo sponsor principale del primo Gran Premio di Formula 1 che si svolgerà qui nel 2021 e che molti considerano la vetrina ideale per porsi agli occhi del mondo sullo stesso livello di Singapore e Kuala Lumpur.

Ad Hanoi la costruzione di comunità chiuse, recintate, è sempre più commercializzata come l’opportunità di vivere in enclave esclusive di convenienza e aria pulita, lontane dall’inquinamento e dalla congestione del traffico

L’irresistibile offerta di Vingroup, all’insegna del motto “non strade affollate ma l’isolamento pacifico e un intero mondo di utilità”, comprende il meglio che essa può offrire in tutti i settori di attività per fornire ai suoi clienti “un’esperienza di vita rilassante e perfetta ogni giorno”: appartamenti di lusso, ville sull’acqua disposte come la palma di Dubai, centri storici in diversi stili appositamente costruiti, campi da golf, spiagge artificiali con sabbia dorata, parchi divertimento a tema e ogni altro genere di amenità per lo svago e il tempo libero in una cornice “green” di giardini con alberi maestosi trasportati qui da centinaia di chilometri di distanza. E non è tutto: acquistando o affittando un’abitazione si entra di diritto in un club privilegiato in cui è possibile frequentare scuole all’avanguardia o usufruire delle migliori strutture mediche che altrimenti sarebbero precluse.

Dall’altra parte dei muri di recinzione presidiati 24 ore su 24, la città caotica e disordinata dei meno fortunati, solitamente quelli che hanno perso i terreni e le risaie sui quali vivevano per fare posto ai nuovi sviluppi e che sono stati inadeguatamente compensati con un appartamento di scarsa qualità nelle cosiddette aree di riposizionamento. Per loro questo mondo da sogno è di gran lunga fuori portata e l’unica possibilità che hanno per accedervi è fare i servizi per i residenti oppure entrarci in sella a una moto con un caschetto e un giubbetto verde.