Virginio Briatore: liberiamo dalle celle i giovani designer | CieloTerraDesign
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Virginio Briatore: liberiamo dalle celle i giovani designer

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La settimana del filosofo: lontano dall’establishment del tutto perfetto e dall’artigianato inutile

Giornalista, critico, filosofo del design, talent scout. Per decifrare l’universo del design, e della settimana milanese, è utile scambiare quattro chiacchiere con Virginio Briatore.

Per te questo è il Salone numero…?

“Con questo credo siano ventotto, e se tutto va bene è anche il penultimo”.

Come orienti la scelta tra le centinaia di eventi da seguire?

“Ci sono quelli che seguo per il mio variegato Lavoro di reportage e di ricerca, quelli per incontrare i miei amici stranieri, quelli che mi ispirano per il tema o per la location”.

Che cosa ti aspetti di vedere in questa edizione? Che cosa potrebbe stupirti e che cosa, invece, eviterai?

“Tutto coesiste e la sorpresa è soggettiva. Eviterò l’establishment del tutto perfetto e di successo e il suo opposto: chi fa due pezzi artigianali inutili o scarpe di plastica, orologi colorati etc…”.

Dove pensi sia possibile venire in contatto con i nuovi talenti e avere uno sguardo sulla ricerca, sulle nuove tendenze?

“Questo è il mio segreto di lavoro e tale rimane, ma come scrive Pessoa ‘la lontananza è ancora là dove è sempre stata, in nessun luogo per fortuna’”.

Una caratteristica del Salone che ami e una che, se potessi, cambieresti?

“L’internazionalità. Dall’altra parte, la rigidità/prevedibilità degli spazi. Per esempio, il Salone Satellite con le sue deprimenti cellette è l’esatto opposto del nuovo/giovane che pretende di rappresentare”.

In che direzione pensi che il Salone stia cambiando nel corso degli anni?

“Si adegua ai cambiamenti della società. Ma essendo una rassegna commerciale con obiettivi immediati raramente riesce ad anticiparli, come ha fatto invece la mostra 999 domande sull’abitare di Stefano Mirti in Triennale, chiusa il 2 aprile con oltre 35 mila visitatori che hanno pagato per esplorare qualcosa di fluido, indefinibile, emozionante, imprevisto, senza certezze”.

Salone o Fuorisalone? 

“Sono due cose diverse, dipende da cosa vai cercando. Ma il Salone esisterebbe anche da solo, il Fuori no”.

Un nome da tenere d’occhio.

“Cecilie Manz”.

Un posto del cuore a Milano durante la settimana del design.

“L’Orto botanico a Brera per l’unione fra il provvisorio design e la sapiente e paziente bellezza della botanica!”.

Virginio Briatore, foto di Guido Morozzi