Quarant'anni di Walkman, ovvero come Sony ha rivoluzionato il design e ne è rimasta prigioniera - CTD
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Silvia Cosentino

11 novembre 2019

Quarant’anni di Walkman, ovvero come Sony ha rivoluzionato il design e ne è rimasta prigioniera

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Il marchio giapponese ha inventato la musica tascabile, ma l’avversione per l’Mp3 ha fatto la fortuna di Apple e dell’iPod

Alla fine degli anni Settanta, un team di imprenditori, fisici e ingegneri giapponesi si riunisce per dare forma a un oggetto che modificherà per sempre il modo di ascoltare la musica. Così, il primo luglio del 1979 Sony porta sugli scaffali dei negozi un lettore di musicassette portatile con cuffie. Walkman in Giappone, Stowaway nel Regno Unito, Soundabout in America. Il TPS-L2, primo modello commercializzato, appare subito molto più di uno strumento di ascolto musicale atopico.

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Casual e di tendenza, dai colori blue jeans e metallizzato, il Walkman è un vero e proprio accessorio da indossare. L’invenzione della musica tascabile. L’immaterialità sonora trova corpo in questo oggetto, il cui cuore viene caricato dalle musicassette. I nastri, girando, vanno a irrorare i fili che conducono, come delle arterie, la musica all’orecchio.

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Da subito, il Walkman è molto più che uno strumento per ascoltare la musica. È un’esperienza immersiva che isola la persona dall’ambiente esterno. L’ascolto, da condiviso, diventa cosa intima, ma anche potenzialmente alienante. Lo spirito di innovazione al quale Sony tende col Walkman è da subito evidente, così come l’approccio future-oriented nella progettazione di prodotti rivolti agli amanti della musica che contraddistingue l’azienda dalla fondazione nel Dopoguerra. Il segreto del grande successo che ha avuto il Walkman risiede infatti non tanto nell’innovazione tecnologica (un mangiacassette tascabile), ma nella rivoluzione funzionale che questo strumento ha determinato: una cesura netta con il passato e l’invenzione della musica da passeggio e in solitaria.

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Il pioniere del Walkman, il TC-D5

“La creatività nasce dal cercare ciò che non ci si aspetta, guardando oltre la propria esperienza” per dirla con le parole del cofondatore di Sony, Masaru Ibuka. A testimoniare il grado di rivoluzione del Walkman, è il caso legato ad Andreas Pavel, primo a brevettare un sistema stereo portatile, lo Stereobelt, che Pavel propose ad aziende come Philips e Yamaha. I colossi valutarono che indossare le cuffie in pubblico sarebbe stato ridicolo e inusuale per le persone e bocciarono il progetto, facendosi sfuggire la possibilità di dare vita a un’icona. Sony fu poi costretta in giudizio a riconoscere a Pavel la paternità del Walkman, pagando diritti milionari all’uomo che aveva avuto per primo la felice intuizione.

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Genealogia del Walkman, foto Dukas

C’è da domandarsi perché Sony, ideatrice della musica da passeggio, abbia lasciato che Apple cannibalizzasse i suoi mercati inventando l’iPod. La matrice del problema, come suggerisce Leander Kahney, curatore della sezione The Cult of Mac di Wired, risiede nella vision di Sony, che da sempre ha guardato al formato Mp3 come a quale cosa da rifiutare, avendo retto il suo business su altro, a partire dai supporti compact disc. Quando finalmente l’azienda decise di adeguarsi all’ondata digitale, Apple aveva ormai conquistato i cuori e il mercato dell’industria elettronica dei dispositivi musicali. Insomma: si può innovare, ma poi, paradossalmente, rimanere imprigionati dal proprio stesso successo.

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Foto Dukas

L’epoca del Walkman tramonta in maniera definitiva nel 2010, anno in cui Sony decide di metterlo fuori produzione. Oggi, però, dopo quarant’anni torna nuovo di zecca. Un’operazione nostalgia: vesti rinnovate, tecnologie attualizzate con Android. Ritrovarsi questo oggetto tra le mani significa rievocare un’epoca di cui il Walkman è stato icona indiscussa. L’attualizzazione sul piano tecnologico, che si traduce nella sua digitalizzazione, è condizione imprescindibile all’uso, ma non si dimentica l’estetica scatolare, addolcita nelle stondature sui fianchi, così come i materiali metallici, adesso dalle finiture spazzolate.

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Sony ci invita, attraverso un oggetto, a scorporare nuovamente le funzioni, che sono ormai state riunite inesorabilmente negli smartphone, e a concentrarci sull’ascolto. Ma resta la sensazione che sia una mossa tardiva, fatta per inseguire il tempo. Quel tempo che un giorno Sony riuscì ad anticipare e che oggi si trova, invece, a inseguire.

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Foto Dukas