Antonio Aricò: il mio luogo immaginario su Instagram è l'inizio di una nuova storia - CTD
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Paolo Casicci

22 Settembre 2021

Antonio Aricò: il mio luogo immaginario su Instagram è la prima tappa di una nuova storia

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Il designer e la scelta di presentare la (bella) collezione Bisanto per Moooi sul social network, lontano dai riflettori del Fuorisalone

Ci sono assenze che brillano. Storie di personaggi che sanno occupare la scena da lontano, costringendo il cono di luce a rimbalzare felicemente da un punto all’altro del palcoscenico, senza per questo apparire mai sopra le righe. Essere a Milano per il Fuorisalone – quello della voglia di ri-esserci – senza esserci fisicamente, presentare l’ultima collezione per un marchio internazionale non con uno delle centinaia di eventi in programma, ma attraverso le proprie stories su Instagram, poteva sembrare una scelta dettata dalla vanità.  Non nel caso di Antonio Aricò, che negli anni ci ha aiutato a capire che per un designer i social network – se ben usati, ovviamente – non sono una vetrina, ma uno strumento potente di racconto in grado di legare vita e design e di emozionare. Dunque, la scelta del “luogo immaginario” per presentare la collezione non era un trucco di scena, ma l’inizio di una storia tutta da seguire.

Essere a Milano senza essere a Milano. Hai presentato la tua collezione Bisanto per Moooi durante la Design Week da un “luogo immaginario” sul tuo account Instagram. Adesso che l’esperienza è conclusa, qual è il bilancio e come ha risposto il pubblico?

In effetti il mio intento era quello di ideare una forma di presentazione “diversa” per una collezione che, per una serie di circostanze, non è stata presentata alla MDW21 fisicamente. Mi sono fatto ispirare ancora una volta dal mio modo di lavorare che spesso segue l’istinto e le emozioni più che i percorsi, consentimi il termine, “industrializzati”. Durante i giorni di questa Design Week storica sono stato presente sul mio profilo instagram, cercando di gestire con una certa “sensibilità” le immagini e i video della collezione per immergermi e condurre i “visitatori” in un luogo “immaginario” che è quello da cui noi pensatori e creativi spesso attingiamo: lontano dalle vetrine e più vicino alle ispirazioni. Inoltre, è stata un’occasione per sperimentare e iniziare a far vivere il luogo che ho sognato e nel quale un giorno nascerà il mio studio… Un posto a venti minuti da casa, sullo Stretto di Messina. Non mi sento di fare un bilancio, perché i bilanci si fanno sui numeri, invece la mia scelta è stata “emozionale” e lontana dai numeri. Ma posso dirti che ho colpito in particolare un pubblico delicato e sensibile e ho incuriosito professionisti  come te che mi hanno invitato a raccontare questa esperienza.

È stata un’occasione per sperimentare e iniziare a far vivere il luogo che ho sognato e nel quale un giorno nascerà il mio studio… Un posto a venti minuti da casa, sullo Stretto di Messina. Non mi sento di fare un bilancio, perché i bilanci si fanno sui numeri, invece la mia scelta è stata “emozionale” e lontana dai numeri.

Come è nata la collezione con Moooi e perché l’ispirazione è arrivata proprio dall’Italia bizantina?

Moooi è rimasta colpita dai Cuscini Gioiello che avevo disegnato per Luisa Via Roma nel 2019, quindi mi ha chiesto di provare a disegnare una collezione che parlasse di ricchezza e di decoro, e che al tempo stesso rispettasse anche la mia personalità. L’idea è stata quella di dare ricchezza e tridimensionalità alla stampa su tessuto grazie a una tecnologia che permette di riprodurre infinite tonalità di colori. La dichiarazione d’intenti del progetto ruota quindi attorno al disegno e al decoro, partendo da un immaginario ampiamente esplorato dal mondo della moda (vedi Romeo Gigli, Dolce Gabbana) che ho voluto recuperare in maniera più naif. La storia infatti viene inventata a partire da opere appartenenti all’Italia bizantina: il tappeto Arcadio è ispirato al Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, Teodora parte da un particolare dei mosaici della Basilica di San Vitale. Ho poi mescolato i personaggi riferendomi a opere meno conosciute che trovo piene di quella bellezza che dal passato riesce ad arrivare “moderna e vivida” ai nostri giorni. Adriano è ispirato al mosaico di un serpente dal forte valore simbolico presente nella Chiesa di San Adriano a San Demetrio Corone a Cosenza. Il drago Kaulonio è un omaggio al Drago di Caulonia a Monasterace in Calabria. Mosaici bizantini, sì, ma anche quelli della Magna Grecia, Nord e Sud Italia in un mix che vuole far sognare e narrare la nostra storia con ironia, come farebbe un bambino… Nei comunicati ufficiali queste storie non sono descritte nei dettagli: uso l’espressione “segretamente ispirati” a opere della storia dell’arte italiana proprio per lasciare ampio margine di lettura e interpretazione: “Le emozioni al di sopra delle spiegazioni”.

L’anno scorso, in un’altra intervista, spiegavi che il design è entrato nell’era del doingstories. Che, in fondo, “inventare delle storie e non dei prodotti è un nuovo modo di fare prodotto”. E che “la storia è il vero prodotto forse perché l’era del prodotto è veramente finita”. Siamo ancora a quel punto o stiamo andando oltre? 

Il nostro lavoro rimarrà per sempre al limite del paradosso. Il design per tutti, le limited editions, la poesia delle storie e i prezzi dei prodotti. Ormai abbraccio gli antipodi che sono l’essenza stessa del mio lavoro. I giorni della design week e in particolare del Fuorisalone rappresentano per me il momento in cui al primo posto deve esserci la sperimentazione e la ricerca e quindi l’emozione… Tutto il resto dell’anno invece si può pensare a “vendere” ☺. Concordo ancora con l’Aricò di quell’intervista di un anno fa: io ho ancora raccontato una storia ma con un nuovo mezzo. E noto che anche alcuni grandi brand lo stanno facendo. Per esempio ho visto recentemente il cortometraggio White Noise di Beniamino Barrese e Mattia Colombo per Molteni&C|Dada, a testimoniare che nel raccontare cucine e salotti si può fare ancora “arte”. 

Foto A.Muscatello

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