Più tradizione e meno fake, il nuovo corso dell'architettura in Cina - CTD
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Vincenzo Bernardi

7 Febbraio 2022

Più tradizione e meno fake, l’architettura in Cina ha preso (forse) un nuovo corso

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L’esterofilia è sempre presente, ma cresce una leva di studi attenti alla storia e alle radici del Paese

“C‘è chi sostiene che siamo responsabili nei confronti della storia. Non ci credo. Le persone come me non realizzano imprese da tramandare alle generazioni future”. Mao Tse Tung

Pochi giorni fa, la cerimonia inaugurale di Beijing 2022 ha ufficialmente aperto le XXIV Olimpiadi invernali. Quattordici anni dopo, il braciere olimpico si è nuovamente acceso sotto il cielo di Pechino che diventa così la prima città a ospitare entrambe le edizioni dei Giochi. Dopo che la bandiera cinese ha sfilato passando tra le mani di cinquantasei etnie diverse, l’onore dell’ultimo tedoforo è toccato a un’atleta della minoranza Uigura. Il messaggio che ne sottende è quella di una Cina che vuole porsi agli occhi del mondo in maniera diversa da come siamo abituati, consapevole che la sua forza di superpotenza mondiale passa attraverso la valorizzazione delle diversità del suo sterminato territorio.

Wutopia LAb, The Aluminum Mountin

Wutopia Lab, Dream Within Dream

“Offriamo Olimpiadi semplici, sicure, splendide” ha proclamato Xi Jinping provando a far dimenticare i conflitti interni, e poco importa se la Cina diserta sistematicamente gli accordi sul clima e la neve è rimasta solo sui render. 

Si tratta di un progetto culturale al quale il governo cinese lavora già da tempo e che coinvolge anche l’architettura. La trasformazione della Cina nei decenni successivi alla sua transizione dal Maoismo, in termini di velocità e portata della costruzione urbana, non ha precedenti nella storia umana ed è stata spesso attuata importando modelli architettonici e urbani. Nella primavera del 2020, il Ministero dell’Edilizia Abitativa e dello Sviluppo Urbano-Rurale ha approvato una legge che vieta rigorosamente il plagio, l’imitazione e la copia di progetti di altri edifici dal momento che, come  ha affermato Han Feng, capo del Dipartimento di architettura del paesaggio della Tongji University (una delle più attive nell’ambito delle costruzioni) “l’emergere di architetture imitatrici nelle città cinesi è in parte il risultato di una sfiducia culturale” e che “la Cina ha molte opere eccezionali nella storia con la sua ricca cultura architettonica e piuttosto che semplicemente imitare e copiare edifici stranieri, è urgente che gli architetti e il pubblico conoscano e imparino dalla nostra profonda arte architettonica”.

MAD Architects, Cruise Terminal a Chongqing

Le linee guida della legge hanno pure fissato l’altezza massima dei grattacieli a cinquecento metri e vedremo come andrà a finire visto che una legge del 2016 che vietava architetture “sovradimensionate, xeno-centriche, strane” non ha avuto una grande applicazione. Sottolineando che la Cina non è l’unico Paese dove si applica questo metodo progettuale e che anche a Las Vegas esistono copie della Tour Eiffel e dei canali veneziani, va ricordato il caso clamoroso del progetto Wangjing SOHO a Pechino di Zaha Hadid che, nel 2014, rischiò seriamente di essere completato dopo la copia in costruzione a Chongqing.

Nel 2014 il caso clamoroso del progetto Wangjing SOHO a Pechino di Zaha Hadid che rischiò seriamente di essere completato dopo la copia in costruzione a Chongqing

Vector Architects

Mentre l’esterofilia non si placa, come dimostrano – giusto per citarne alcuni –  i dieci progetti per altrettanti edifici culturali approvati in un lampo a Shenzhen lo scorso anno sfruttando una tregua pandemica e tra i quali spiccano diverse firme internazionali da SANAA a EMBT fino a Jean Nouvel e ZHA nonché il Parco lungofiume sullo Yangtze a Wuhan di Sasaki e il recentissimo 1000 Trees di Heatherwick a Shanghai, un crescente numero di giovani studi cinesi ricchi di talento ha iniziato a imporsi nelle gare aggiudicandosi incarichi di prestigio soprattutto in ambito pubblico. 

L’esterofilia non è in realtà finita, come dimostrano i dieci progetti affidati in un lampo a Shenzhen l’anno scorso ad archistar come Jean Nouvel e Thomas Heatherwick, ma nel frattempo cresce la leva di studi più giovani molto attivi nel settore pubblico

Studio Zhu Pei, Museum Jingdezhen

Tra quelli già affermati anche a livello internazionale  non si può non citare il celebre gruppo di MAD Architects (2004) con sedi a Pechino e a Los Angeles e recentemente anche in Italia dove molti ricorderanno una affascinante installazione per il Salone del Mobile 2016. MAD ha elaborato progetti per gli scali di Milano e più recentemente quello per una palazzina in via Boncompagni a Roma. Il tratto distintivo di MAD Architects – che pure si è aggiudicato due importanti concorsi internazionali, uno per il Bay Cultural Park di Shenzhen e uno, qualche settimana addietro, per il terminal crociere di Chongqing – è il ricorso a forme organiche ormai internazionalizzate.

Amateur Architecture Studio, Ningbo Historic Museum

Molto più legati alla tradizione cinese reinterpretata in chiave moderna appaiono i progetti di Amateur Architecture Studio il cui nome testimonia il rifiuto dell'”architettura professionale e senz’anima” che ha contribuito alla demolizione su larga scala di molti vecchi quartieri.

Atelier Desaus. Taizhou Contemporary Art Museum

Atelier Desaus, Taizhou Contemporary Art Museum

Atelier Desaus, Yunyang Riverfront Visitor Center

Atelier Desaus, Yunyang Riverfront Visitor Center

Ugualmente rivolti alla rivalutazione della tradizione sono Neri&Hu e Vector Architects così come lo Studio Zhu Pei riconosciuto come uno dei principali studi di architettura cinesi, che si occupano di progetti artistici e culturali in contesti di particolare natura, cultura e importanza storica.

Neri&Hu. The Walled, Tsingpu Yangzhou

Neri&Hu. The Walled, Tsingpu Yangzhou

Nei lavori di Atelier Desaus invece la tradizione viene spesso reinterpretata in chiave brutalista, con l’impiego di cemento armato a vista che permette la creazione di spazi di grande suggestione come nel Museo di Arte Contemporanea di Taizhou e nel Centro Visitatori sul fiume Yunyang. Anche Open Architecture fa ricorso al cemento armato a vista creando spazi fluidi e organici come nell’UCCA Dune Art Museum a Qinhuangdao. Forme leggere ed eteree caratterizzano invece i lavori di Wutopia Lab nei fiori bianchi di The Dream Within Dream a Huzhou o gli elementi fluttuanti negli edifici di The Aluminum Mountain a Guangdong.

Open Architecture, UCCA Dune Art Museum

Le opere di TeamMinus, tra le quali spicca il Centro Visitatori Jianamani a Yushu, sono votate a un’architettura che privilegia tipologie e tecniche costruttive locali. Portano inoltre la firma dello stesso team due delle quattro strutture appositamente realizzate per le Olimpiadi Invernali che nella maggior parte dei casi si svolgeranno in impianti esistenti: il National Ski Jumping Center nel distretto di Chongli e la pista Big Air Shougang a Pechino dedicata allo sci e allo snowboard. Questa struttura fa parte di una più ampia riqualificazione del parco industriale di Shougang – una delle più grandi ex acciaierie di Pechino – in cui sono state mantenute le grandi torri di raffreddamento dell’impianto siderurgico.

Già dal nome, uno studio come Amateur Architecture tgestimonia il rifiuto dell'”architettura professionale e senz’anima” che ha contribuito alla demolizione su larga scala di molti vecchi quartieri

Questo atteggiamento conservativo costituisce un elemento sicuramente di novità all’interno di un modo di fare incline alla demolizione e ricostruzione piuttosto che alla riqualificazione, e testimonia un diverso atteggiamento culturale più attento al passato anche recente. Particolarmente interessanti, sia in termini spaziali che di utilizzazione di forme e materiali, appaiono anche i lavori dell’Atelier Li Xinggang quando reinterpreta le tende nomadi nell’entrata del Parco Xanadu, quando fa ricorso al cemento a vista nel Gymnasium del Nuovo Campus della Tianjin University oppure quando sperimenta forme archetipe sulla facciata del grattacielo The Third Space.

Atelier Li Xinggang, Xanadu Park

Atelier Li Xinggang, Gymnasium of New Campus of Tianjin University

Atelier Li Xinggang, Xia Zhi Jixi Museum

Nonostante la concorrenza straniera e le difficoltà derivanti da un contesto caratterizzato da una burocrazia soffocante ancora dominato dallo strapotere dei Local Design Institute che fino a pochi anni fa anni fa detenevano addirittura il monopolio della progettazione ingegneristica e architettonica del Paese, questi e altri giovani studi cinesi hanno prodotto, in pochi anni di attività, risultati spesso significativi e c’è da scommettere che presto conquisteranno un ruolo di primo piano aprendo la strada al pensiero architettonico cinese contemporaneo e influenzando il panorama architettonico mondiale.

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