L'architettura riporta al centro della scena il capolavoro dei Van Eyck a Gand - CTD
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Vincenzo Bernardi

9 Gennaio 2022

L’architettura rimette al centro della scena il capolavoro dei Van Eyck

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Nella Cattedrale di Gand, l’intervento di Bressers Architects valorizza con un percorso e una teca il capolavoro che dal 1986 era relegato in uno spazio ristretto

Intervenire sull’esistente dovrebbe essere nel nostro DNA di architetti italiani, eppure da noi non sempre le condizioni sono favorevoli per progetti di qualità. Soprintendenze spesso poco illuminate o inadeguate divenute oramai sinonimo di conservazione a tutti i costi e normative ossessive che dispongono concessioni minime alla qualità solo in termini di efficientamento energetico e miglioramento strutturale, pongono evidentemente gli impedimenti maggiori. Ma guardando altrove, dove forse il peso della tradizione è meno pesante, si può capire che gli ingredienti per la riuscita di un’opera possono venire non solo dalla rimozione degli ostacoli, ma anche da un diverso atteggiamento culturale collettivo.

La Cattedrale di San Bavone a Gand

Un esempio recente viene da Gand, città belga a metà strada tra Bruges e Bruxelles, con una storia ribelle, tredici musei su 260 mila abitanti, che ha saputo far convivere in architettura un passato medievale importante con edifici contemporanei tra i quali spicca De Krook, la nuova biblioteca cittadina progettata da RCR Arquitectes.

Il Polittico dell’Agnello Mistico di Jan e Hubert Van Eyck

Città natale di Carlo V – al quale pure si ribellò – e capace di tenere testa al re di Francia schierandosi dalla parte degli inglesi durante la Guerra dei Cent’anni, Gand dal 1000 al 1500 fu una delle città più importanti d’Europa, seconda solo a Parigi per dimensioni. In seguito divenne il primo grande centro industriale del continente ed è qui che sono comparse le prime associazioni sindacali belghe.

Tra i fronti urbani, tipici di queste parti, che si affacciano sui canali navigabili spicca l’imponente Cattedrale gotica dedicata al monaco cristiano belga San Bavone, realizzata con pietra calcarea grigio blu di Tournai. Il complesso, con le bellissime vetrate a mosaico e con un campanile visibile da ogni angolo del centro storico, ha dal marzo 2021 un nuovo Visitor Centre dedicato alla cattedrale stessa e alle opere d’arte che custodisce e, in particolare, al capolavoro assoluto di Jan e Hubert Van Eyck, il Polittico dell’Agnello Mistico (1426 – 1432).

A realizzarlo è stato il team – profeta in patria – di Bressers Architects specializzato in interventi di restauro. Fondato nel 1920, è uno dei più antichi studi di architettura del Belgio con sede proprio a Gand e include, oltre a vari architetti del patrimonio, anche numerosi storici.

L’intervento fa parte di un programma ventennale di opere iniziato nel 2005 che ha riguardato il coro, la torre campanaria, le absidi, le facciate e la cripta con l’obiettivo principale della piena valorizzazione del polittico. Il dipinto, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu trafugato dai nazisti per includerlo nella collezione personale di Hitler, ma venne fortunatamente recuperato dagli ufficiali anglo-americani (quei Monuments Men raccontati da George Clooney nell’omonimo film) nella miniera di sale di Altaussee, in Austria, dove i soldati tedeschi l’avevano nascosta insieme a circa 7900 altre opere.

La pala, composta da 12 pannelli in legno di quercia (otto dei quali dipinti anche sul lato posteriore) disposti su due registri, dal 2012 è oggetto di un meticoloso restauro che terminerà nel 2025 e che l’ha riportata allo splendore dei colori originali dopo secoli di interventi sovrapposti. Dal 1986 si trovava in uno spazio molto ristretto sul retro della cattedrale mentre ora è stata ricollocata in una avveniristica teca in vetro capace di garantire il microclima più adatto nella Cappella del Sacramento, quella absidale centrale e più grande del coro maggiore. 

Per accedere a questo ambiente, che rappresenta il punto apicale del nuovo percorso espositivo, i circa centomila visitatori annui previsti dovranno passare dalla cripta, il cuore del nuovo Visitor Centre al quale si accede da una nuova scala situata in un volume in ottone e vetro appoggiato alla parete laterale esterna del transetto nord. Dalla cripta parte un tour che consente al pubblico di ripercorrere l’intera storia della cattedrale e del polittico e che ricorre alla realtà aumentata grazie alla quale i visitatori, dotati di visori con assistenti virtuali personali disponibili in nove lingue, possono vedere ricostruzioni 3D sovrapposte agli ambienti.

Secondo Bressers Architects, “l’intenzione del nuovo centro visitatori è quella di consentire al polittico dei fratelli Van Eyck e alla cattedrale di essere vissuti attraverso una combinazione unica di tesori d’arte originali e tecniche attuali di presentazione virtuale”.

Tutti i nuovi interventi “si basano su un principio di continuità e mirano alla massima integrazione con l’architettura esistente ripetendo coerentemente un linguaggio architettonico univoco, caratterizzato da semplicità nei dettagli e da materiali omogenei”. L’ingresso, in particolare. doveva fondersi con la cattedrale nel suo insieme ma allo stesso tempo attirare l’attenzione. Proprio la scelta dei materiali è stata fondamentale per la riuscita del progetto e per realizzare un percorso che, operando nel massimo rispetto dell’architettura esistente, fosse attraente e leggibile. Quelli impiegati erano sostanzialmente già presenti nel complesso. “L’ottone costituisce il filo d’oro che ricama i nuovi interventi quali porte, ringhiere e bancone nel quadro storico e guida il visitatore attraverso il progetto. Il legno è impiegato negli arredi così come nei nuovi tamponamenti e contribuisce alla creazione di un insieme continuo.  Infine il calcestruzzo a vista, impiegato per solette e pavimenti così come nel vano ascensore, è il supporto complessivo del percorso e non è mai dominante ma sostiene i diversi elementi facendo sì che l’attenzione del visitatore rimanga sulla pietra naturale della cattedrale”.

Particolare attenzione è stata inoltre rivolta all’accessibilità a tutti i livelli, dalla lingua dei visori fino alla riconoscibilità dei percorsi ricorrendo al Wayfinding Design, a borchie podotattili a pavimento e al segnalamento vocale. In precedenza solo il 30 per cento del sito era accessibile alle persone con disabilità, dopo il completamento del progetto non ci sono praticamente limitazioni in nessuno spazio.

 

L’esempio di Gand, la città medievale che ama la street art tanto da farne un punto di forza della propria offerta turistica e nei cui musei, dove spesso sono ospitate mostre originali e ardite, è possibile realizzare modelli degli edifici con i Lego, ci suggerisce che gli interventi di restauro hanno bisogno non solo di conoscenze e competenze specifiche che cambiano in continuazione dal momento che la definizione stessa di patrimonio è in continua evoluzione, ma anche di un atteggiamento culturale coraggioso e aperto, capace di attingere senza timore alla creatività in tutte le sue forme. Magari cercando di raggiungere obiettivi ritenuti irraggiungibili, come suggerisce la splendida metafora contenuta nella scultura di Jan Fabre posizionata sul tetto del Museo Municipale di Arte Contemporanea SMAK di Gand ma anche al Parco della Biodiversità Mediterranea a Catanzaro, L’uomo che misura le nuvole.

Uomo che misura le Nuvola, Jan Fabre, Gand

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