Spegnere la città per riaccendere il cielo, l'ultima impresa di Daan Roosegaarde - CTD
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Paolo Casicci

14 Dicembre 2021

Spegnere la città per riaccendere il cielo, l’ultima impresa di Daan Roosegaarde

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Il visionario olandese è riuscito in collaborazione con l’Unesco ad azzerare tutte le luci artificiali della città di Franeker. E ora il progetto punta al resto del mondo, inclusa Venezia

Vedere le stelle nella propria città, dalla propria strada, e non in uno di quei posti lontani risparmiati dall’inquinamento luminoso che è ormai la regola delle realtà urbane. Può sembrare un sogno irrealizzabile, ma la città olandese di Franeker ha raggiunto questo obiettivo spegnendo le luci con il progetto Seeing Stars. 

La città di Franeken in Olanda con e senza inquinamento luminoso

È l’ultima avventura di Daan Roosegaarde, in collaborazione con l’Unesco. Il creativo, designer, architetto e hi-tech artist olandese, tra i talenti più visionari di questo secolo, ha spento Franeker per rimettere i suoi abitanti in condizione di vedere le stelle, annullando gli effetti dell’inquinamento luminoso. Un progetto che sposa e aiuta il tentativo dell’Olanda di far riconoscere la visione delle stelle come patrimonio universale tutelato dall’Unesco, da iscrivere nella celebre World Heritage List.

Oltre l’80 per cento della popolazione mondiale vive sotto cieli inquinati dalla luce artificiale, una barriera che ci impedisce l’esperienza di ammirare la bellezza dell’universo. Ma c’è una soluzione. “Tutti dovrebbero avere il diritto di vedere le stelle attraverso un cielo notturno incontaminato. Guardare le stelle ci fa sentire connessi gli uni con gli altri. Siamo tutti parte di un cosmo immenso”, dice Kathleen Ferrier, presidente della Commissione olandese per l’Unesco.

L’intuizione di Seeing Stars, racconta Daan Roosegaarde, è arrivata in una di quelle sere in cui è stato possibile ammirare le stelle approfittando di un inquinamento luminoso meno pronunciato: “Ognuno di noi vive in una piccola bolla, disconnesso dagli altri. Ho capito che ogni notte c’è uno spettacolo straordinario di luce nascosta lassù nel cielo. Allora mi sono chiesto: e se spegnessimo tutte le luci della città, per goderci le stelle insieme?”. 

Da qui è nato il mantra che ha portato Roosegaarde a mettere in pratica l’idea: “Le stelle sono solo a un interruttore di distanza”. Il progetto ha richiesto la collaborazione di una lunga e complessa catena di istituzioni, di realtà private e, ovviamente, dei cittadini. Hanno partecipato a Seeing Stars le autorità e le imprese di Franeker, mentre la sicurezza pubblica è stata assicurata in stretta collaborazione con il governo locale. Il progetto è alla prima tappa: l’obiettivo è portarlo a Leiden, Sydney, Venezia, Stoccolma e Reykjavik.

“Sono così orgogliosa di spegnere tutte le luci della nostra città, di vedere le stelle e di sentirmi connessa con gli altri”, dice Marga Waanders, sindaco di Franeker. Tra le realtà che in passato hanno sensibilizzato e promosso la causa ci sono, oltre all’Unesco, Nacht van het Wad, Earth Hour, Nacht van de Nacht e International Dark-Sky. Tutte, nel tempo, hanno sostenuto momenti di oscurità per ripristinare lo stato di connessione primigenio tra l’uomo, gli animali e il cielo. 

“Le stelle sono a un interruttore di distanza” è stato il mantra che ha accompagnato il creativo durante tutto il progetto a cui ha collaborato, oltre all’Unesco, un’intera comunità, dalle istituzioni alle imprese fino ai residenti, tenendo acceso soltanto lo stretto indispensabile per ragioni di sicurezza.

Seeing Stars è anche un film (di Studio Roosegaarde e Media.Monks, con la fotografia è di Albert Dros e Merel Tuk) visibile a partire da oggi sul sito del creativo olandese. L’opera è parte integrante di un movimento che declina a suo modo il tema della sostenibilità, di uno sviluppo non più antropocentrico, di una riconnessione con la natura. Chi conosce il lavoro di Roosegaarde, sa perfettamente gli sforzi e la dedizione che il creativo infonde nei suoi progetti in cui inietta una dose altissima di multidisciplinarietà e coraggio, riuscendo a trovare sponde istituzionali e finanziatori privati. Urban Sun, la lampada anti-Covid presentata lo scorso marzo, era nata in piena pandemia dopo centinaia di videocall su Zoom con decine di esperti in discipline e rami diversi. Poco prima c’era stato Grow, il campo di porri in Olanda illuminato e ‘coltivato’ a led per dimezzare l’uso di pesticidi. Prima ancora, le biciclette che aspirano lo smog e generano un raggio d’aria pulita per i ciclisti, progettate in collaborazione con Ofo, azienda cinese di bike sharing; e poi Waterlicht, l’installazione pensata per sensibilizzare sul global warming e l’innalzamento del livello delle acque, le torri e i cartelloni pubblicitari mangia-smog. Tutti esempi di ‘protopia’, come Roosegaarde definisce l’utopia pratica che lo ispira.

Un modello progettuale che lui racconta in questo modo: “Nei miei primi lavori ero molto concentrato sulla tecnologia, poi ho capito che il segreto è nella natura; che le farfalle e gli insetti volano liberamente senza bisogno di semafori come invece accade a noi esseri umani. La tecnologia è un ingrediente che si perde, se non si ha una visione d’insieme. E questa visione deve essere umanistica, come quella di Leonardo. Ma non siamo più nel Rinascimento. Oggi viviamo di super-competenze e settori estremamente specifici: il designer si fa carico di metterli insieme e dà loro un destino. Per questo, se un sindaco mi incarica di progettare i fuochi d’artificio che non inquinino e non atterriscano gli animali, io penso a come far spegnere per quindici minuti le luci in città per rivedere le stelle. Perché sono le stelle, e non l’ennesima creazione dell’uomo, lo spettacolo perduto che l’inquinamento luminoso ci impedisce di vedere”. 

Credits Seeing Stars by Studio Roosegaarde. Photography by Albert Dros and Merel Tuk. Movie by MediaMonks and Studio Roosegaarde.

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