Design e streetwear, le contaminazioni pop di Supreme - CTD
menu
Ludovica Proietti

18 Ottobre 2021

Design e streetwear, le contaminazioni pop di Supreme (e che cosa hanno da insegnare all’industria del mobile)

Share:

Con la Panton Chair ribrandizzata, il marchio Usa toglie l’aura di sacralità a un’icona

Può un brand di arredamento mettersi a fare moda (o viceversa), senza che questa contaminazione passi per l’ennesima trovata di marketing?

Dopo le sneaker Lidl, andate letteralmente a ruba l’anno scorso, è toccato a Ikea – prima in Giappone, da poco anche in Italia e nel resto del mondo – lanciarsi nel fashion con la linea di streetwear Eftertrada, parola che in svedese vuol dire il successore, l’erede.

Può la nostra linea di vestiti e accessori essere l’erede delle nostre soluzioni di arredo?, è la domanda che la divisone nipponica del colosso svedese s’è posta lanciando la linea un anno fa.

T-shirt della linea Eftertrada Ikea

Non abbiamo una risposta definitiva: quello che sappiamo è che non basta, come ha fatto il marchio scandinavo, stampare un codice a barre e il proprio logo ben riconoscibile su magliette e felpe bianche per imprimere il valore del brand su una categoria di prodotti diversa da quella a cui l’azienda ha legato storicamente il proprio nome. In poche parole: non ci sembra di ritrovare nelle felpe Ikea la visione che il marchio ci ha abituati a conoscere attraverso i suoi arredi, tanto meno la forza evocativa di altre sue iniziative. Piuttosto, Eftertrada ci sembra un tentativo neanche troppo convinto di appiccicare il proprio logo in un settore dove ancora non c’era, per vedere l’effetto che fa.

TUTTE LE VOLTE CHE ABBIAMO PARLATO DI IKEA

Non basta stampare il proprio logo ben riconoscibile su magliette e felpe bianche per imprimere il valore di Ikea su prodotti diversi dai mobili, se in questa contaminazione non ritroviamo la stessa visione che il brand svedese ci comunica da tempo

Tutt’altra storia quella di Supreme, il marchio americano di streetwear che della contaminazione con il design ha fatto uno stile. L’esempio più evidente arriva dall’ultima collezione primavera-estate, quella con la Panton Chair rosso fiammante e la scritta Supreme che attraversa tutta la seduta, e con il Cuboluce di Cini&Nils e il frigorifero Smeg sottoposti allo stesso trattamento.

Anche nella collezione autunno-inverno, Supreme propone tra gli accessori il frutto di nuove collaborazioni. La prima è con Magis, di cui il marchio Usa ha brandizzato la cassettiera 360° firmata Konstantin Grcic. L’altra con Hastens, brand svedese di materassi che inserisce il logo Supreme nella quadrettatura del modello Maranga.

Le contaminazioni di Supreme sono una caratteristica del marchio dalla nascita, nel 1994. Da allora, l’azienda dialoga da allora con altri brand del fashion e appone il suo logo iconico anche su prodotti di mondi distanti, uscendo dalla sua comfort zone per guadagnarsi fette di pubblico nuove. Siamo sempre nel campo del marketing, ma di un marketing che in questo caso parla la lingua della citazione colte e del collezionismo,  portando all’attenzione del grande pubblico prodotti niente affatto scontati e d’autore. Il resto lo fa la comunicazione Supreme: giovane, piena di riferimenti agli anni 80 e alla street culture.

Forse, l’approccio di Supreme potrebbe essere la strada giusta per togliere al design quell’aura di sacralità che spesso allontana certi arredi e oggetti d’autore dalla cultura di massa e li rende autocelebrativi. Alla fine, operazioni come quella del marchio Usa ci ricordano che il design è nato per essere bello e utile, ma anche comprensibile da tutti e alla portata di chiunque.

 

Scarica il Media Kit

Il tuo webmagazine sul design e l'architettura. Raccontiamo storie che arrivano da sentieri poco battuti. Offriamo visioni laterali su personaggi e temi d’attualità

Download

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Dichiaro di aver letto ed accettato l'informativa sul trattamento dei dati personali
X
iscriviti alla newsletter