EDIT Napoli, la fiera dove il design si riprende il suo tempo - CTD
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Paolo Casicci

29 Ottobre 2021

EDIT Napoli, la fiera dove il design si riprende il suo tempo

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Al via oggi la terza edizione del contenitore fuori dalle logiche del consumo fast

C’è ancora spazio per un design che non vuole correre, ma prendersi il giusto tempo, lontano dalle logiche del progettare veloce che hanno avvicinato l’industria del mobile a quella della moda, moltiplicando più spesso il disordine che la qualità.

Per questo è bello ritrovarsi per il terzo anno consecutivo a EDIT Napoli. La fiera del design editoriale fondata da Emilia Petruccelli e Domitilla Dardi parla a un pubblico che coltiva la rilevanza nell’approccio al consumo, ma prima ancora parla al mondo del design, che invita a coltivare un tempo slow.

“Quando abbiamo pensato al concept di EDIT, che poi è stato condensato nel suo Manifesto, abbiamo guardato a diversi campi e uno di quelli dai quali abbiamo imparato nozioni davvero utili è stato quello del Food”, spiega Domitilla Dardi. “Il movimento Slow Food è stato rivoluzionario per molti motivi: ha ridato il giusto tempo al consumo e la produzione del cibo; ha messo in chiaro che la relazione è centrale non solo nell’esperienza ma anche nella fiducia che è alla base di ogni azione (compresa la compravendita); ha rilevato la sostenibilità attraverso la trasparenza e la brevità della filiera di produzione. Nel design abbiamo, secondo me, bisogno di qualcosa di analogo. I tempi del design non sono quelli ‘stagionali’ della moda (non vanno a tre o sei mesi, ma ad anni), quindi l’ansia da ‘inedito ad ogni costo’ è stata mutuata da campi più veloci (vedi quello della Moda, infatti la Design week ha ripreso molto della dinamica della Fashion Week)”.

TUTTE LE VOLTE CHE ABBIAMO PARLATO DI EDIT NAPOLI

L’Antologia del Grafico Anthon Beeke Lidewij-Edelkoort e Charlotte Grun ©RenevanderHulst. Mostra del circuito EDIT Cult che affianca la fiera

“Credo sia fondamentale ridare al design il suo tempo, la centralità del dialogo e la trasparenza di una filiera che è più sostenibile quanto più è breve. Gli editori – artigiani, designer o aziende che siano – questo lo sanno e lo fanno da sempre: producono quanto la qualità consente loro e conoscono ogni singolo passaggio della produzione, dalla provenienza della singola materia prima alle maestranze che ci lavorano su. Per paradossale che possa sembrare, EDIT è un progetto che invita a compare meno e meglio, a informarsi per un acquisto più cosciente e anche più piacevole, perché ‘quali cose siamo’ (per citare una splendida definizione di Mendini) lo scopriamo solo ascoltando le storie che le cose racchiudono e la conoscenza genera sempre consapevolezza. La cultura del prodotto è l’unica rivoluzione praticabile che ci è rimasta a disposizione. Il fast (food, design, fashion) genera solo insoddisfazione o appagamento effimero”.

Il Museo Filangieri dove Federica Sala cura una mostra di Federico Pepe

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