I progetti di EDIT Napoli dove ricerca, neomateriali e bellezza trovano casa insieme - CTD
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Ludovica Proietti

1 Novembre 2021

Viaggio a EDIT Napoli, a caccia del link tra ricerca, neomateriali e bellezza

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I progetti in mostra alla terza edizione della fiera in cui tecnica, sostenibilità ed estetica trovano casa insieme

Dopo tre giorni intensi trascorsi in sei differenti location, anche l’edizione 2021 di EDIT Napoli chiude i battenti. Al terzo giro di boa, la fiera si riconferma polo d’attrazione non soltanto per designer e appassionati di settore, ma anche per curatori, aziende e studenti, che qui trovano un modo di accostarsi alla disciplina totalmente differente da quello proposto da tutte le altre fiere di design. EDIT Napoli è un mondo a sé, capace di far gravitare intorno alla fiera fondata da Emilia Petruccelli e Domitilla Dardi una molteplicità di visioni, alimentate da un cartellone di mostre collaterali, EDIT Cult, diffuse in tutta la città e che cresce di anno in anno.

Perché è rilevante EDIT Napoli

EDIT Napoli è sicuramente una manifestazione che fornisce numerose chiavi di lettura sul design e le direzioni che il progetto sta prendendo: ci sono i trend più recenti, ci sono i nuovi materiali, c’è l’autoproduzione e ci sono spunti di controcultura. Ci sono i giovani, tantissimi, riuniti nella sezione Seminario e lanciati verso un’estetica del futuro con i suoi richiami al passato. 

E c’è tanta tecnica, sempre più indagata. È qui che viene alla luce il substrato sperimentale sul quale i designer sviluppano l’eredità progettuale dei primi vent’anni di questo secolo, spingendo il loro sguardo oltre la ricerca applicata ai materiali e provando a definire qualcosa che impegni il processo di manifattura fino alla nuova e complessa funzione dell’oggetto. 

Hybrida, Patricia Urquiola,_work in progress. Foto Alessandra Mustilli

Le creazioni in mostra a EDIT non sono soltanto collezioni pensate come presenze di design di qualità per il nostro ambiente domestico, ma oggetti che attivano processi connettivi tra una realtà inedita fatta di materiali meno impattanti e di tecniche antiche. Sullo sfondo, la nuova attitudine dei designer/produttori, sempre più attenti alla dimensione circolare del progetto, e la nuova sensibilità del pubblico, in cerca di un’estetica sostenibile.

Hybrida, Patricia Urquiola, foto Studio Urquiola

Dai materiali agli oggetti: la seconda puntata dell’abitare sostenibile

I designer e gli oggetti di EDIT quest’anno sembravano portarci dentro la seconda puntata di una serie ideale dedicata al nuovo abitare sostenibile. Siamo ormai consapevoli di non ritrovarci più nel modello di un design pret-à-porter che guarda ai consumi veloci del fashion. E allo stesso tempo abbiamo compreso l’impegno dei progettisti nell’ampliare la libreria di neomateriali ormai vastissima e in continua espansione, un vero e proprio abaco per generare nuova energia creativa. Che cosa resta da fare, dunque?

Quest’anno, la fiera ci ha portati nella seconda puntata di una serie immaginaria dedicata alla casa sostenibile. La prima puntata era quella sulla ricerca di nuovi materiali, in questa entra in campo l’estetica

Da EDIT abbiamo trovato alcune risposte, frutto di un lungo processo e di ricerche avviate in anni e anni di design-thinking.

Nero, Maddalena Vantaggi + Studio Lievito

Gae Avitabile, Studio Lievito + Maddalena Vantaggi, Jeschkelanger

Dal cemento spruzzato di Studio Tana (Gaetano Avitabile), applicato a una rete metallica a cui il materiale si aggrappa come un pensiero radicale – non a caso il nome della creazione è Quaderna 2.0 –  alle trottole in bucchero Nero di Maddalena Vantaggi + Studio Lievito, fino al pensiero architettonico di Jeschkelanger con il suo rivestimento stile terrazzo Basis Rho, rilettura di una tecnica di produzione basata su cemento e vetro di scarto. Qui va in scena la reinterpretazione di manifatture antiche. Tre filoni di pensiero esplorano concetti di produzione piuttosto che nuove forme, e in questa ricerca trovano la loro forza.

Seminario

Quella degli under 30 è la ricerca ossessiva di una risposta sempre più millimetrica alle richieste del presente. A Stool di Jaclyn Pappalardo, per esempio, è uno sgabello in metallo creato tramite la pressione dell’aria o dell’acqua: qui spicca la capacità di dare vita a forme sempre nuove e organiche accostate alla lucida presenza del materiale.

Meta Chair, Jaclyn Pappalardo

Il duo Finemateria, dopo la vittoria dell’anno scorso, torna per indagare di nuovo il ciclo di produzione del poliuretano espanso. Il risultato sono nuove sedute in cui lo scarto diventa un modulo prezioso oltre che parte visibile e integrante dell’estetica del prodotto finito.

Finemateria, foto Serena Eller

Manufatto: stessa casa, nuovi rituali

Ma è davvero cambiata la casa dopo il Covid o a essere cambiati siamo soltanto noi? Manufatto indaga con un mobile all-in-one il nuovo concetto blended di lavoro per andare oltre la retorica di questi mesi difficili. Il duo formato da Davide Gallina e Ilaria Aprile ha presentato una scrivania a misura di finestra che, come un piccolo coworking, racchiude tutta una serie di funzioni per lo smart working e per il post lavoro. Un concept perfetto per il tempo lento e dilatato della casa. 

Home Office, Manufatto

La stampa 3D pop e mediterranea

Nuovi utilizzi della stampa 3D? Perché no. Pop-pot rivisita in chiave pop un oggetto antico come l’anfora, mentre Medaarch, che fa dell’artigianato 2.0 la sua missione, ha presentato Mediterranea, una collezione di sedute e vasi che rilegge la plastica bio nelle palette che evocano il paesaggio del mare nostrum.

Mediterranea di Medaarch, foto Serena Eller

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