Fabiola Sangineto, illustratrice da Biennale - CTD
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Ludovica Proietti

25 Novembre 2021

Fabiola Sangineto, diorami dell’immaginario visibile

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In dialogo con la vincitrice del concorso Artefici del nostro tempo a Venezia, sezione Illustrazione e Fumetto

I lettori di Cieloterradesign la conoscono come autrice del ritratto ufficiale di Alvar Aaltissimo, ma è anche la vincitrice nella categoria Illustrazione e Fumetto del concorso Artefici del nostro tempo indetto per la Biennale 2021 di Architettura di Venezia. Abbiamo incontrato Fabiola Sangineto 

Come hai iniziato il tuo percorso nell’illustrazione? Qual è la tua formazione e come sei arrivata a definirti illustratrice?

Fare del disegno e dell’illustrazione una professione è stata da sempre la mia più grande aspirazione. Il mio percorso è il frutto della commistione tra due realtà, da una parte gli studi umanistici al Liceo Classico, dall’altra l’impostazione scientifico-tecnica della facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, sintesi di due aspetti che caratterizzano il mio modo di approcciarmi all’arte. Ho iniziato a realizzare i primi lavori da autodidatta, dapprima attraverso esperimenti con tecniche tradizionali, principalmente con l’uso di acquerelli, chine e matite, disegnando ritratti realistici, studiando anatomia e perfezionando la rappresentazione del paesaggio. Col tempo ho sempre più approfondito la connessione che intercorre tra il disegno tradizionale e la sua trasposizione in digitale, anche grazie all’elaborazione di progetti grafici digitalizzati per l’architettura. Studiare le città, portando con me sketchbook di viaggio da riempire con disegni e appunti, circondandomi di libri e delle migliori graphic novel e fumetti in circolazione, mi ha fatto apprendere tecniche e metodi espressivi differenti, che hanno fortemente contribuito a definire il mio stile e processo artistico. Vivere a Tokyo mettendo in gioco le mie abilità tecniche come illustratrice di concept e sketches d’architettura, e successivamente vincere nella sezione illustrazione e fumetto del concorso “Artefici del Nostro Tempo” alla Biennale d’Architettura di Venezia 2021, hanno definito maggiormente le mie scelte e il mio naturale percorso verso la professione d’illustratrice. 

Quale chiave interpretativa usi per trasferire le tue conoscenze dell’architettura in quello che disegni?

Costruisco l’opera progettualmente per parti, con un metodo compositivo tipico del processo architettonico. L’opera viene vista nel suo insieme ma è costituita da più elementi, sottoinsiemi subordinati a un tema cardine principale. Inoltre, vengono messi in scena spazi come piccole stanze di appartamenti o interi pezzi di città, e il tutto segue una maglia strutturale isometrica che genera l’intera composizione. I vari strati, layers che si costituiscono in sovrastrutture e schemi compositivi, sono il materiale su cui si fondano i ragionamenti architettonici e i primi approcci da un punto di vista compositivo e progettuale. Difatti, cerco sempre di creare un micro-mondo, come un piccolo universo nel quale si svolgano diverse attività, e vi possano essere molteplici interpretazioni, suggestioni, che non è altro ciò che l’architettura ci pone davanti continuamente, interrogarci sulla percezione di uno spazio, che tutti condividiamo e attraversiamo, ma che ciascuno di noi vive in modi differenti. Questo sistema di adattabilità tipico dell’architettura è il principio su cui fondo le mie illustrazioni, che mi piace definire come “diorama dell’immaginario visibile”. 

Pensi che il disegno dell’architettura debba avere una componente personale, emozionale? 

È difficile rispondere. Penso che sia importante quanto più l’architettura è neutrale e incontaminata, tanto più riesce a tirar fuori in chi la vive la parte emozionale che risiede in chi attraversa quel determinato spazio e luogo. Certamente non può essere imposta dall’esterno, ma nel suo silenzio materico può suggerire risposte o comporre quesiti sorprendenti. 

Hai vissuto e lavorato a Tokyo. Quali sono le influenze nipponiche sul tuo approccio all’illustrazione?

Tokyo è certamente un mondo a parte, mi piace definirla come una “metropoli ordinata”, in cui le persone si muovono nel silenzio e nel rispetto di un ritmo sotteso alla città. Ho avuto la fortuna di poterci vivere durante il 2019, e frequentare lo studio di Kengo Kuma & Associates. Trovandomi in un contesto sociale e culturale pieno di stimoli sotto il profilo sia artistico che architettonico, il mio modo di approcciarmi all’illustrazione ne ha subìto l’impatto restandone fortemente influenzato. Negli scenari giapponesi, come è noto. coesistono realtà ipertecnologiche e piccole botteghe artigiane. Le luci e i suoni di Akihabara creano scenari alla Blade Runner con atmosfere futuristiche e distopiche, e questo ha alimentato il mio interesse verso il genere cyberpunk. In antitesi, ho tratto ispirazione per diversi disegni realizzati con tecnica tradizionale, grazie all’armonia dei paesaggi naturali come il giardino di Hama rikyū vicino al fiume Sumida, e alle mostre d’arte dedicate al genere Ukiyo-e, ovvero “l’immagine del mondo fluttuante” con le sue linee sottili ed eleganti. Sono tanti i momenti di ispirazione che mi hanno fatto crescere professionalmente, come la visita alle strutture architettoniche più interessanti tra cui il Benesse House Museum di Naoshima l’isola dell’arte, il museo dello studio Ghibli voluto da Hayao Miyazaki, e il santuario Fushimi Inari Taisha di Kyoto. Ogni aspetto del mondo nipponico ha contribuito a definire il mio stile soprattutto nel campo della sperimentazione tecnica e di contenuto dei progetti illustrati.

Hai vinto il concorso Artefici del nostro tempo: da dove è arrivata la tua ispirazione?

Ho partecipato in piena pandemia, durante il primo lockdown 2020. Ero appena rientrata in Italia e in un momento così tragico ho cercato di trovare un momento di pace e serenità, che ho ritrovato grazie all’arte. Avevamo talmente tanto tempo a disposizione che mi sembrava uno spreco non dargli valore, per cui ho deciso di realizzare illustrazioni che potessero raccontare e racchiudere quello che provavo in quel momento. Con Le Stanze del Tempo Ritrovato ho voluto fotografare un momento storico raccontando la solitudine anche dell’arte costretta a rimanere imprigionata dentro le mura di una stanza. L’intento è stato quello di raccontare fasi che tutti prima o poi ci siamo ritrovati a fronteggiare durante questo lungo periodo: l’attesa, l’isolamento, la speranza e il tornare ad amare. Il concorso indetto dal Comune di Venezia in collaborazione con la Biennale di Architettura, la Fondazione Bevilacqua La Masa e la galleria d’arte moderna Cà Pesaro s’è chiesto – come la stessa Biennale di Architettura – How will we live together?: io ho tradotto quel momento claustrofobico graficamente con una finestra di speranza che si apre verso un domani migliore. La vittoria del primo premio nella categoria fumetto e illustrazione, ha fatto sì che le opere venissero esposte all’interno di una delle sale del Padiglione Venezia presso i Giardini della Biennale d’Architettura 2021. L’opera si compone di isometrie architettoniche assemblate a incastro come tasselli di un mosaico, e riflette sulla solitudine, la speranza e il confronto con se stessi. Attesa è il titolo della prima stanza, in cui gli orologi molli di Salvador Dalì scandiscono i rintocchi di un tempo sospeso e dilatato, mentre la ragazza volge lo sguardo oltre la finestra del proprio appartamento. La camera di Vincent Van Gogh ad Arles è emblema dell’Isolamento, titolo della seconda isometria e rappresentazione della solitudine, la nota dolente del confronto con sé stessi. Al suo interno, un anziano signore seduto con le mani sul volto piange la sua condizione esistenziale, citazione di Sorrowing Old Man (At Eternity’s Gate). La stanza intitolata la Speranza sopraggiunge limpida e tersa come il sole al mattino, ospitando la ragazza del quadro Morning Sun di Edward Hopper, simbolo di fiducia rinnovata verso il futuro, un nuovo giorno che sorge al di là dello skyline cittadino. Il Tornare ad Amare conclude il viaggio tra le stanze del tempo ritrovato, mettendo in scena il celebre bacio de Les Amants di René Magritte. Si tratta di un bacio nascosto dai veli, emblema di contemporaneità, del nostro modo cambiato di relazionarci con il prossimo.  Invece il contrasto tra vita privata e omologazione è rappresentato sullo sfondo con Golconda. Il messaggio dietro l’opera è racchiuso nella volontà di riavvicinarsi per poter ricominciare a vivere, un viaggio di rinascita a partire da sé stessi.

Sempre più metodi illustrativi e modi di disegnare, progettare e creare in 3D aiutano a comunicare il progetto. Pensi che il disegno stia venendo lasciato indietro? Quale pensi che sia il futuro non solo della tua carriera, ma del disegno in relazione al design e all’architettura?

Non credo che il disegno venga lasciato indietro, anzi credo si stia evolvendo verso una forma espressiva differente, più tecnologica, immediata e graficamente d’impatto, il progettare in 3D aiuta a visualizzare degli scenari ideali con tecniche anche iperrealiste che sono frutto di un lavoro minuzioso e magistrale. Mi piace definirla come una nuova forma d’arte. Il mio è un disegno digitale, per cui è strettamente connesso al mondo in cui viviamo, ma muove le basi da un concetto più tradizionale nella sua elaborazione iniziale. Ormai è facilissimo vedere pubblicità, copertine di libri e dischi, persino brand di alta moda e magazine, puntare sull’illustrazione. Le arti visive si evolvono influenzandosi a vicenda e integrandosi l’un l’altra, non vi è più una netta separazione tra le diverse modalità di rappresentazione. Si parte da un concept, una bozza, un’idea generatrice che sottende un progetto artistico. Il substrato che si legge sul fondo è quello ancestrale dell’immagine rappresentata graficamente con matita su carta. Il disegno legato al design e all’architettura è sicuramente fondamentale per poter comprendere le dinamiche di un prodotto o progetto architettonico. Si realizzano mostre sui bozzetti d’autore, si leggono libri e si studiano tecniche di maestri del design e architetti che hanno fatto la storia e che ancora oggi generano interesse per le loro intuizioni così avanguardistiche. Il disegno è la matrice comune a molte arti e discipline, da cui si riescono a generare innovativi e brillanti scenari. 

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