Gabriele D'Angelo, un art director per il marmo di Sicilia | CieloTerraDesign
menu
Paolo Casicci

18 Gennaio 2022

Gabriele D’Angelo, un art director per il marmo di Sicilia

Share:

Il creativo alla direzione artistica di Kimano, brand giovane a vocazione artigianale

Abbiamo scritto più volte di Gabriele D’Angelo, designer della generazione di creativi che sta rivitalizzando la cultura del progetto in Sicilia. Come racconta lui stesso, dopo la laurea magistrale in Design all’Università di Firenze, D’Angelo è rientrato in Sicilia perché “le mie ispirazioni provengono tutte da qui, dalla materia di questi posti, dal patrimonio iconografico, dalle architetture e dagli stili che qui si perpetuano e mischiano da secoli. Il mio modo di progettare tende a sintetizzare questi stimoli e a rendere i miei progetti ‘leggeri’, semplici e funzionali, cercando di non aggiungere a essi più del necessario”.

Eclittica, centrotavola di Stella Orlandino

La nuova scommessa di D’Angelo, ancora una volta legata alla sua terra, è l’art direction per uno dei brand siciliani più interessanti e dalla storia recente. Un marchio che unisce il design alla vocazione artigianale: Kimano, nato come una costola di Ducale Marmi, azienda specializzata nella lavorazione custom per l’architettura.

Iniziamo dal tuo rapporto con la Sicilia, riscopertasi negli ultimi anni terra di design, per alcuni inaspettatamente, un po’ meno se guardiamo al passato e al tessuto di manifattura che tra mille difficoltà resiste ancora. Che cosa rappresenta, oggi, per Gabriele D’Angelo designer la Sicilia?

So benissimo che a volte si fa fatica a pensare alla Sicilia come a un territorio dov’è possibile fare design; nella tua domanda dici anche “inaspettatamente”, ma in realtà la storia ci racconta qualcosa di diverso, basti pensare alla Ducrot di Palermo, la prima fabbrica italiana di mobili (1902), alle industrie dei Florio, ma anche agli storici che qui la storia del design l’hanno letteralmente scritta, due su tutti Anna Maria Fundarò e Vanni Pasca. Quindi più che un diventare una terra di design direi che è un tornare a esserlo. Ovviamente la storia è anche fatta di “buchi”, di dimenticanze, di tracce perdute. Ecco, quello che voglio tentare di fare qui in Sicilia è ritrovare queste tracce, seguirle e ricucirle insieme per reinventare il design siciliano, perché credo fortemente nell’idea che esista un design con un’identità regionale propria di questa terra che deve ancora essere espresso appieno. 

Tris di Luca Maci per Kimano

Design e artigianato, un binomio ormai anche abusato, fonte di opportunità ma anche di tanti luoghi comuni. Che cosa può aggiungere oggi un art director a questa accoppiata?

Purtroppo alcuni dei luoghi comuni sul binomio design/artigianato sono piuttosto veritieri. Mi accorgo di come alcune aziende artigiane e alcuni designer perdano di vista il senso di funzionalità, ma anche di accessibilità, a un prodotto. Ma d’altro canto so benissimo che quando si parla di piccole serie i costi lievitano parecchio ed è difficile stare dentro a certi parametri. Quello che vorrei fare da art director è non perdere di vista proprio questi due concetti di funzionalità e accessibilità. Io non credo ci sia poi bisogno di aggiungere molto altro, vedo più il mio ruolo come quello di un conduttore. 

Origine, il centrotavola di Alessandra Grasso

Come hai conosciuto Kimano?

Con Livio Casadei, il titolare, ci conosciamo da almeno quattro anni attraverso contatti comuni. Ho percepito subito in Livio una voglia di andare oltre quello che la sua azienda, Ducale Marmi, faceva già benissimo da anni, ovvero il su misura. Mi piace l’idea che sia stato io a mettergli una pulce nell’orecchio in merito alla creazione di Kimano, ma sono sicuro che i tempi erano già maturi per lui per dare vita a questo progetto. Poi la vicinanza tra Alcamo e Custonaci, dove ha sede la sua azienda, ha fatto sì che tra di noi si creasse un rapporto stretto, possiamo dire di amicizia. 

Raw, calendario da tavolo di Elisa Tonelli

LEGGI PERCHÉ IN SICILIA IL DESIGN È DIVENTATO UNA COSA NORMALE

Ci sono diversi modi di essere art director: si può essere una specie di direttore d’orchestra e interpretare una partitura, oppure puntare direttamente sulla composizione e dare una linea precisa. Come pensi di orientarti nella tua esperienza in Kimano?

Come avevo già detto prima, mi vedo più come un conduttore, quindi direi come una sorta di direttore d’orchestra. Al mio inizio come direttore artistico sapevo già che all’interno del catalogo di Kimano avrei trovato alcuni elementi definiti da altri designer che potremmo vedere un po’ come una partitura già scritta. Il mio intento è quindi quello di rispettare ciò che è stato già fatto e di intervenire laddove ci siano mancanze.

Quba, contenitori in marmo e legno di Gabriele D’Angelo

Quali sono le prime iniziative che prenderai come art director di Kimano?

Quello che vorrei fare adesso è porre l’accento sullo storytelling, perché la comunicazione fa parte almeno al 60 per cento della buona riuscita di un qualsiasi brand che a oggi si presenta al mercato attraverso il web e i social. Abbiamo bisogno di nutrirci di storie, di essere affascinati e catturati non solo dalla bellezza delle cose, ma anche e sopratutto da quello che ci sta dietro, dai retroscena. Per fortuna il marmo è un materiale che non fa fatica a raccontare la propria bellezza, vorrei però che passasse meglio l’idea della passione e della dedizione che sta dietro ogni singolo arredo o complemento, solo così penso sia possibile creare desiderio.

Oru, lampada da parete in marmo di Stella Orlandino

Ci sono modi diversi di concepire un oggetto artigianale: può rimandare al mondo del lusso, avere un’anima più pop, portare con sé i segni della contemporaneità, essere qualcosa di ironico. Quale è il tuo approccio in questo senso?

Per me l’oggetto artigianale non può prescindere dal suo processo di realizzazione. Vorrei tanto che il design aiutasse l’artigianato o comunque un certo tipo di saper fare a non sparire perché sostituito dall’ennesima innovazione e ad andare oltre certi concetti che lo vedono solo come un qualcosa in più che fa lievitare il prezzo. Quindi che sia pop, contemporaneo o ironico vorrei sempre che quell’oggetto restituisse una certa dignità al concetto stesso di artigianato.

TUTTE LE VOLTE CHE ABBIAMO SCRITTO DI GABRIELE D’ANGELO

Livio e Francesco Casadei, fondatori di Kimano Design

Scarica il Media Kit

Il tuo webmagazine sul design e l'architettura. Raccontiamo storie che arrivano da sentieri poco battuti. Offriamo visioni laterali su personaggi e temi d’attualità

Download

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Dichiaro di aver letto ed accettato l'informativa sul trattamento dei dati personali
X
iscriviti alla newsletter