JoeVelluto festeggia 20 anni e regala al design la community delle pratiche virtuose - CTD
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Paolo Casicci

28 Ottobre 2021

JoeVelluto festeggia 20 anni e regala al design la community delle pratiche virtuose

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Chiude a Padova la mostra Design in pratica, ma il progetto continua on line come un magazine con voci trasversali

Ti volti un attimo e JoeVelluto ha già compiuto vent’anni. Ci sarebbero tantissimi modi per festeggiare il compleanno di questo studio irriverente, partito tra una provocazione e uno sberleffo e finito per diventare, con la maturità, un riferimento prezioso per chi ha a cuore la circolarità, quella seria che non c’entra nulla con il greenwashing.

Il modo che Andrea Maragno e Sonia Tasca hanno scelto per festeggiare è qualcosa a metà tra un tuffo nella memoria (e al cuore) e uno sguardo al presente in chiave proattiva. Un progetto speciale e inatteso come Design in pratica/Pratiche di design virtuoso, che è una mostra fisica e una piattaforma web per andare oltre il progetto in senso stretto. Un regalo che JoeVelluto fa a se stesso e a al mondo del design dove le parole abbondano ma non sempre disegnano strategie di senso.

Che cosa è stata Design in pratica

Design in pratica è innanzitutto la mostra alla Galleria Cavour di Padova inaugurata a settembre e che ripercorre una selezione di ventidue progetti di JoeVelluto affiancati da otto video a cura di Fabrica. Ma è anche un sito corale pieno dei contributi di professionisti appartenenti a settori diversi che Andrea e Sonia hanno scelto con il filosofo Leonardo Caffo seguendo in quest’anno un filo in grado di portare il progetto fuori dal suo recinto canonico. 

To Re or Not to Re, collezione di vasi in plastica riciclata realizzata con Teraplast

Design in pratica si chiude il primo novembre. Due giorni prima festeggiate i vent’anni dello studio con gli ospiti che avete invitato in questi mesi a parlare sulla vostra piattaforma: designer, imprenditori, giornalisti, maestri zen. Volevate costruire una community intorno all’idea di pratica virtuosa o sbaglio? 

Non sbagli. Design in pratica avrebbe dovuto svolgersi un anno e mezzo fa, ma la pandemia da allora ci ha costretti a rinviare più volte. Doveva essere la mostra dei vent’anni e a momenti diventava quella per i ventidue… Nel frattempo abbiamo continuato a raccogliere contributi insieme a Leonardo. Entro la fine dell’anno, Design in pratica diventerà anche un libro per Flash Art. Questo non vuol dire che il progetto s’interrompe, anzi: continua con nuove interviste. Siamo partiti dalla sintonia che si crea tra persone in cui riconosci i tuoi valori,  ma non abbiamo dato la parola soltanto a chi riteniamo allineato al nostro modo di vedere le cose. Ci interessava quel particolare arricchimento che arriva dal dialogo con gli altri. 

È un caso che Design in pratica sia concepito quasi come un magazine?

L’aspetto editoriale non è del tutto nuovo nel nostro lavoro. È un approccio che abbiamo già adottato con altre aziende. Il caso più noto è quello di Teraplast, il marchio con cui abbiamo realizzato i vasi in plastica riciclata To Re or not To Re. Un progetto che andava compreso, e che per far comprendere bisognava spiegare. Ci è sembrato opportuno, a suo tempo, che quella ricerca arrivasse al pubblico per esempio attraverso il web. Con Design in pratica abbiamo riproposto questo modello creando un percorso di pratiche virtuose, un vademecum in cui è coinvolta anche la pratica buddista (Andrea è monaco zen da qualche anno, ndr) e che è un invito all”azione, qui e ora, l’unica che ha davvero senso per il nostro modo di vedere le cose. 

La mostra è anche una piattaforma on line perché ci piace condividere informazioni e ricerche. Lo facciamo anche con i nostri lavori più complessi, che meritano di essere divulgati. La condivisione aggiunge valore e spiega il progetto al pubblico che così può capirlo

Uno studio di design che lavora come una redazione? 

Perché no. Del resto, quando fai design ti interroghi continuamente sulle scelte da fare, che poi prendono forme diverse. Una di queste è il racconto, incluso quello sul web e i social network. 

Come ogni magazine, tagliate fuori chi non fa parte della vostra linea editoriale. 

Prima citavamo Teraplast: siamo arrivati a lavorare per questa azienda dopo avere chiuso una lunga collaborazione durata dodici anni con un’altro marchio legato alla plastica. L’incontro con Teraplast ci ha fatto capire che sarebbe stato bello oltre che utile divulgare tutto il lavoro che stava dietro la collezione di vasi realizzati in materiale totalmente riciclabile. Comunicare quel lavoro vuol dire rendere un servizio al pubblico, spingerlo a fare scelte consapevoli per le quali non basta un’etichetta. Se è vero che ogni progetto parte da una serie di domande, perché non condividere le risposte?  

Torniamo per un attimo a vent’anni fa, quando JoeVelluto nasceva nel momento in cui il mondo del design si riempiva di progetti sperimentali. Che cosa è cambiato, da allora, per un designer che fa ricerca? 

Diciamo che dal design sperimentale siamo passati a un design speculativo che spesso ha lo stesso limite di una bellissima tesi di laura: è un gran lavoro di ricerca che, però, non arriverà mai sul mercato e quindi non cambierà una virgola del mondo circostante. E invece la ricerca deve arrivare a un output, e quell’output deve avere la forza di cambiare le carte in tavola. Anche per questo abbiamo chiamato la mostra Design in pratica: la nostra pratica è il design industriale, quello che nasce in azienda e non finisce nelle gallerie.

Abbiamo chiamato la mostra Design in pratica anche perché il nostro è un design di ricerca ma non speculativo. Siamo designer che lavorano con le aziende e produciamo per il mercato, non per le gallerie

La pratica virtuosa si riflette anche nell’allestimento: come? 

Il catalogo è in carta riciclata e i supporti per l’allestimento sono strutture modulari freestanding in alluminio rivestito con materiale in Pet riciclato e stampato con inchiostri a base d’acqua. I supporti saranno smontati a fine mostra per essere riutilizzati. Anche il sito web di Design in pratica è progettato in chiave sostenibile, con una grafica ridotta all’osso e poche immagini per abbassare il consumo di energie durante il download delle pagine. 

Auguri!

Grazie!

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