Kyiv che dall'alto sembra un cuore - CTD
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Vincenzo Bernardi

28 Febbraio 2022

Kyiv che dall’alto sembra un cuore

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I grandi boulevard, le chiese ortodosse, l’eclettismo e il modernismo sovietico: ritratto di una città in guerra

La sequenza è agghiacciante. Lungo una strada larga, tra i palazzi grigi, un carro armato improvvisamente devia la sua corsa per andare a schiacciare un’auto che sopraggiunge in senso contrario. Sembra la scena di un videogioco invece è un video pubblicato su Telegram dal canale indipendente di informazione Nexta Ukraine e immediatamente rilanciato ovunque che mostra un episodio sconvolgente di questi primi giorni di guerra in Ucraina. Siamo a Obolon, uno dei tanti quartieri di matrice sovietica di Kyiv, sulla riva destra del Dnipro, il grande fiume che taglia in due questa città di poco meno di tre milioni di abitanti che vista dall’alto sembra un cuore.

Le bombe su Kiev

A guardare le immagini delle ultime ore è quasi impossibile immaginare, nel silenzio assordante del coprifuoco squarciato solo dal suono delle sirene, il vociare festoso che ha accompagnato la finale di Euro 2012 tra Spagna e Italia o quella di Champions League del 2018 così come pure l’attesa frenetica per l’Eurovision Song Contest che appena cinque anni addietro portava una nota di europeismo in un Paese che sta ancora, drammaticamente, facendo i conti con il suo difficile recente passato.

Kyiv ha avuto una storia tormentata e negli ultimi diciotto anni ha vissuto, prima di questa guerra, due rivoluzioni.  Quella pacifica del 2004 – la cosiddetta Rivoluzione Arancione dal colore del partito di opposizione che chiese e ottenne la ripetizione delle elezioni presidenziali viziate da pesanti brogli – e quella del 2017 che ha visto più di cento manifestanti uccisi e l’allora presidente Viktor Yanukovich costretto alla fuga in Russia. Ma la capitale ucraina è legata anche a un altro episodio tragico della storia europea contemporanea: il disastro Chernobyl del 1986. La centrale nucleare dista solo cento chilometri in linea d’aria ed è solo per miracolo se la città è stata risparmiata dagli effetti più catastrofici della nube radioattiva sprigionatasi in seguito all’esplosione del reattore numero 4 e che le correnti atmosferiche hanno spinto verso la Bielorussia e il Nord Europa invece che verso sud dove appunto si trova. Ma ancora oggi, nonostante solo quattro anni fa quel che resta del reattore sia stato racchiuso in una nuova gigantesca cupola d’acciaio da 36mila tonnellate chiamata New Safe Confinement che dovrebbe limitare le fughe radioattive per almeno un secolo, il pericolo è tutt’altro che scongiurato e potrebbe arrivare, se gli uomini non fanno di peggio prima, da un eventuale cedimento della diga sul Dnipro che forma una grande riserva d’acqua che si estende dalla periferia della città fino alla Zona di Esclusione di Chernobyl e che contiene anche i fanghi radioattivi. Vivere a Kyiv è avere una spada di Damocle nucleare costantemente appesa sulla testa.

Kiev vista dall’alto e il fiume Dnipro

La città è stata fondata nel V secolo su una rotta commerciale che, sfruttando il fiume, andava dalla regione del Baltico fino all’attuale Turchia. La sua parte più antica si trova in collina sul lato occidentale ed è separata dal Dnipo, che qui forma un sistema ramificato di affluenti, isole e porti, da una serie di aree verdi in cui si trovano i più importanti parchi cittadini e il vecchio stadio Lobanovsky della Dinamo Kiev. La parte alta, dominata dalle cupole dorate delle chiese ortodosse tra le quali spiccano la Cattedrale di Santa Sofia e la Pechersk Lavra – entrambe sotto la tutela Unesco -, è da sempre quella più aristocratica in cui si trovano gli uffici governativi.

Cattedrale di Santa Sofia

Pechersk Lavra

È da questo lato che si è concentrata finora l’offensiva russa. Nella parte storica, tra le vie colorate in cui si ritrova l’atmosfera tipica di altre capitali dell’Est europeo, dominano il monumentale e un eclettismo diffuso. I larghi boulevard si aprono su piazze grandiose come Majdan Nezalezhnosti, la piazza con l’obelisco bianco che vediamo spesso in questi giorni il cui nome letteralmente significa Campo dell’Indipendenza e non a caso è stato il luogo di ritrovo dei manifestanti nel 2004 e 2014. Non lontano si trova la Casa delle Chimere, l’edificio eclettico dei primi anni del ‘900 le cui facciate sono decorate con animali esotici e scene di caccia, che ha fatto da sfondo al video pubblicato sabato scorso sui social media in cui il Presidente Volodymyr Zelensky ha detto alla nazione “Sono qui, siamo tutti qui a difendere la nostra indipendenza e il nostro Paese”.

Zelensky davanti alla Casa delle Chimere

La riva sinistra è invece spesso considerata come la parte meno desiderabile della città, a causa della mancanza di punti di riferimento, di trasporti scadenti e di alcuni dei quartieri più svantaggiati nella città. Nel periodo sovietico Kyiv è diventata un importante centro militare ed è cresciuta enormemente. Dozzine di industrie hanno creato una grande offerta di lavoro attirando centinaia di migliaia di persone dalle aree rurali di tutta l’Ucraina. Per far fronte alle necessità abitative delle masse di lavoratori che si trasferivano in città sono stati costruiti enormi sobborghi e un vasto sistema di trasporti ferroviari. Questi “microdistretti”, caratterizzati da impianti residenziali a stecca tipici della standardizzazione comunista degli anni Cinquanta e Sessanta, restituiscono l’immagine più ricorrente della città. Sono per lo più composti da krushchevki – letteralmente “baraccopoli di Krusciov” – condomini realizzati con pannelli di cemento prefabbricati a basso costo a partire dagli anni Sessanta il cui numero ideale di piani era stabilito da tre a cinque, vale a dire quello massimo possibile senza installare costosi ascensori ma spesso ci si è spinti fino a dodici. In tutti i paesi dell’ex Urss sono stati realizzati milioni di questo tipo di edifici la cui vita progettuale era stimata in venti anni confidando nel fatto che il progresso comunista non avrebbe avuto difficoltà a rimpiazzarli. Nonostante le previsioni e il degrado però, nella maggior parte dei casi, sono ancora in piedi dopo sessant’anni e compongono quartieri spesso difficili, per lo più occupati da pensionati e fasce di popolazione a basso reddito.

Krushchevka e Street Art

Ma Kyiv ha molto da offrire anche quando si tratta di architettura modernista. L’Università Taras Shevchenko con i plastici volumi del Dipartimento di Scienze Naturali e grandiosi bassorilievi in cemento del Dipartimento di Cibernetica, l’Istituto di Informazione Scientifica, Tecnica ed Economica la cui biblioteca a forma di disco volante appoggiata su un edificio lungo e basso è appunto comunemente nota come Edificio UFO, le due conchiglie del Crematorio al Cimitero Baikov e l’Hotel Salute che sembra fluttuare sopra una esile piedistallo sono edifici che vale la pena di conoscere.

Modernismo, Università Taras Shevchenko, Dipartimento di Scienze Naturali

Modernismo, Università Taras Shevchenko, Dipartimento di Cibernetica

Ma a poco a poco molte di queste icone dell’era sovietica, raramente menzionate nei testi accademici, stanno cadendo in rovina, spazzate via per fare spazio a progetti più nuovi e contemporanei. Grandiosi e imponenti, questi edifici sono spesso affascinanti per molti di noi che viviamo al di fuori dei territori dell’ex Urss, ma qui sono spesso il ricordo di una storia dolorosa.

Modernismo, Istituto di Informazione Scientifica, Tecnica ed Economica

Modernismo, Hotel Salute

Crematorio modernista al cimitero Baikov

Sembra che Kyiv sia bella a maggio quando fioriscono i castagni e i lillà dei tanti parchi e delle piazze della città. Vorremmo vederla così.

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