Miscellaneous di Millim Studio, la bellezza degli scarti di marmo diventa pezzo unico - CTD
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Ludovica Proietti

6 Aprile 2022

Miscellaneous di Millim Studio, la bellezza degli scarti di marmo in un tavolino che sembra farsi da solo

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Una collezione di pezzi unici in cui i blocchi residui di lavorazione della pietra restano grezzi e trovano la strada da soli

Millim Studio è un duo di progettisti formato da Chiara Pellicano e Edoardo Giammarioli con base a Roma, attivo nel campo della comunicazione, del product e del collectible design in maniera autentica e unica, con una visione sempre attenta ai contrasti tra materiali, all’espressione della bellezza. Un connubio equilibrato tra estetica, funzionalità, ricerca e contemporaneità. Lo stesso connubio che li ha portati a presentare Miscellaneous, l’ultima collezione di pezzi unici in scarti di marmo, indagando sulla casualità, la naturalità e la poesia di un materiale lasciato grezzo, solitamente non avvezzo alla narrazione progettuale.

Come nasce il progetto Miscellaneous?

Ogni progetto nasce grazie a una visione: lo si immagina, lo si modella e infine lo si realizza. La sua estetica e la sua forma sono previste e disegnate prima ancora che il prodotto veda la luce: è l’essenza del progettare, che vuol dire calcolare e considerare tutto in anticipo. Ma che cosa succede se un progetto viene contaminato dall’imprevisto? Con Miscellaneous abbiamo voluto indagare proprio questa eventualità, il concetto di lasciarsi sorprendere dalla materia e dalle sue forme.

Foto Emanuele Chiaverini

Qual è stato il metodo progettuale che avete seguito? 

Il metodo è stato puramente empirico e sperimentale in prima battuta: ci interessava comunque esplorare il concetto di varietà come unicità, relatività e imprevedibilità, e sono stati proprio gli scarti a guidare questa tipologia di ricerca. Successivamente, si è lavorato alla composizione in un gioco di equilibrio e asimmetrie, creando una serie di pezzi unici che accostano le diverse tipologie di materiale, naturalmente di diverse cromie che interagendo creano pattern e contrasti. 

Come avete scelto i pezzi per la composizione?

Quelli usati per Miscellaneous sono tutti frammenti di risulta provenienti dalla  scultura in marmo, sono quindi volumi “scolpiti via” da blocchi pieni. L’aspetto più interessante della scultura è che neanche lo scultore ha pieno controllo su come reagirà il marmo allo scalpello. Ogni frammento è unico e irripetibile. Dopo una lunga raccolta e archiviazione di pezzi di marmo è stato il materiale stesso a suggerire il procedimento e l’estetica del pezzo unico. La suddivisione degli elementi secondo dimensione e forma ha semplicemente contribuito ad assegnare loro una gerarchia strutturale: gli elementi più alti sarebbero state le gambe e il resto si sarebbe assemblato per adattamento di forma.

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Dunque tra materia prima e scarto non c’è differenza di valore?

Il filo conduttore del progetto segue l’idea che un materiale sia prezioso anche quando viene considerato di risulta. Volevamo mettere in luce come il materiale di scarto – che sia prodotto dall’uomo o restituito in maniera autonoma dalla natura stessa – possieda già in potenza un enorme valore estetico e funzionale anche senza subire trasformazioni, rimanendo puro, nella crudezza della sua essenza. Cerchiamo anche di mostrare come la capacità di osservazione e di interazione che ciascuno di noi – designer e non – dovrebbe allenare con quello che ha di fronte, può diventare uno slancio progettuale, lasciando così che le forme, organiche e grezze, vengano fuori autonomamente dal materiale. Per sorprenderci con la loro storia, senza interferenze date da una volontà precisa.

Che legame c’è tra voi e questo modo di fare design e come pensate restituisca la vostra filosofia?

Cambia il processo, ma resta invariata la nostra visione: una ricerca in costante dialogo tra forma, materia e contenuto. Il fine ultimo del nostro lavoro è raccontare le molteplici espressioni della bellezza, per questo tutti i nostri prodotti hanno una dialettica volta alla contemplazione della materia e armonia delle forme. 

Chiara Pellicano e Edoardo Giammarioli, Millim Studio. Foto Flavia Rossi

 

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