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La città dove NFT e gaming sono diventati il nuovo Welfare

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A Cabanatuan City, nelle Filippine, il boom del gioco on line che fa guadagnare fino a 300 dollari al mese in un Paese dove il salario medio è di 200

Nell’ultimo anno abbiamo associato l’esplosione degli NFT soprattutto al mondo dell’arte e alle aste milionarie di opere digitali, considerato questo fenomeno qualcosa di paradossale al confine tra novità e speculazione. Abbiamo pensato che quella del non-fungible-token, il certificato di unicità di una creazione che può essere digitale e non per forza fisica, fosse la galassia esclusiva, e un po’ bizzarra, partorita nell’universo parallelo delle blockchain a uso di collezionisti, mecenati e corsari, comunque di qualcuno con un conto in banca a nove zeri. Poi, un attimo dopo il boom, abbiamo intuito che quelle notizie assurde, come la vendita a 2,5 milioni di dollari del certificato di unicità del primo tweet della storia, o per mezzo milione del meme del gattino Nyan, erano il prologo di qualcosa che prima o poi avrebbe finito per riguardarci tutti. 

E infatti.

Per scoprire la portata rivoluzionaria degli NFT, e del loro combinato disposto con il gaming e la blockchain, bisogna arrivare fino a Cabanatuan City nelle Filippine, a nord di Manila, una delle aree del mondo più colpite a livello economico dalla pandemia, ma anche quella in cui i non fungible token sono penetrati maggiormente tra la popolazione di tutte le età, soprattutto quella più povera. Ovviamente non parliamo di NFT intesi come certificati di opere d’arte, ma di qualcosa di molto più pratico. 

Per i meccanismi un po’ imperscrutabili e un po’ no che governano la viralità, Cabanatuan – 250 mila abitanti – rappresenta da sola oltre il 30 per cento del mercato di Axie Infinity, il gioco on line creato dallo sviluppatore vietnamita Sky Mavis che conta circa 350 mila utenti attivi ogni giorno. Per capire come funziona Axie, dobbiamo immaginare qualcosa a metà tra i Pokémon Go e il vecchio Tamagotchi. Il gioco ruota attorno agli Axies, buffe creature pelose che i gamer allevano e addestrano per gareggiare online. Lo scopo è ottenere “piccole pozioni d’amore”, gli Slp, che servono a due obiettivi. Il primo è comprare nuovi Axies e continuare a giocare. Il secondo è quello che viene definito play-to-earn, giocare per guadagnare (sul serio): visto che gli Axies sono NFT riconosciuti nel mercato delle criptovalute, gli Slp a loro collegati possono essere convertiti dopo un paio di passaggi in moneta vera e propria. Un top player può così arrivare a guadagnare fino all’equivalente di 435 dollari al giorno; uno di normale bravura, con pratica e dedizione, può incassarne in media 300 al mese, ovvero un centinaio di dollari in più del salario a cui può aspirare un cittadino di Cabanatuan, dove la pandemia ha chiuso centinaia di negozi, lasciato a piedi migliaia di guidatori di risciò e senza lavoro un terzo della popolazione sotto i trent’anni. 

Ecco perché, nell’ultimo anno e mezzo, Axie Infinity è diventato virale in questa città povera come nel resto delle Filippine: perché ha finito per essere moltissime cose oltre che un semplice gioco on line. Qualcosa che unisce le caratteristiche di un Welfare privato (certo, con la differenza enorme che qui parliamo di gaming e non del reddito di cittadinanza), ma anche una specie di piattaforma educational che avvicina al digitale i giovani e gli anziani, i ventenni disoccupati e i negozianti che hanno dovuto abbassare le saracinesche per la crisi. Qualcosa che, perché no, potrebbe essere all’origine di una nuova generazione di geek, ma anche un esempio concreto di che cosa è o può diventare il famoso metaverso.

Axie Infinity è diventato un caso di play-to-earn, gioca per guadagnare. Esistono perfino academy che insegnano a giocare bene e affittano a chi non può permettersi di comprarli i pupazzetti digitali che servono a gareggiare

Vengono i brividi nel vedere su YouTube il documentario che racconta la storia di Axie Infinity a Cabanatuan, dove il gioco è entrato nelle case di migliaia di persone aiutandole a mettere insieme i soldi per i pasti, per mandare a scuola i figli, per comprare le medicine e ripianare qualche debito. Provoca un tuffo al cuore ascoltare due anziani commercianti raccontare di affidarsi a Dio perché Axie Infinity continui a esistere e ad aiutarli a comprare le medicine. È un po’ come scoprire un’intera città popolata di tanti Secco, l’amico di Zerocalcare che sbarca il lunario giocando a poker on line. Nelle Filippine, però, Secco non sarebbe da solo davanti al pc o allo smartphone. A Cabanatuan, il sistema è cresciuto al punto da far nascere perfino una Axie University, l’impresa fondata da tre giovani che educano i filippini a giocare e a farlo al meglio. Non solo: visto che, da quando il gioco è esploso, per le ovvie leggi di mercato acquistare i tre Axies che servono a iniziare la gara è diventato più costoso, Axie University compra i buffi pupazzetti per affittarli a un prezzo più basso a chi altrimenti non potrebbe permetterseli.   

Secondo Jiho, capo sviluppo dell’azienda di gaming, Axies ha avuto successo, e ancora ne avrà, perché permette di portarsi sul conto un digitally-native income: insomma, è quel modo che ancora mancava di guadagnare usando qualcosa che tutti abbiamo in mano 24 ore al giorno, cioè uno smartphone con connessione dati. Ma c’è chi vede in questo fenomeno qualcosa di molto più decisivo per la socialità di domani. Anil Lulla, fondatore dello studio di analisi Dephni Digital, per esempio, fa notare come Axie Infinity sia il primo prodotto nella storia a essere contemporaneamente un social network, un lavoro e una piattaforma educational dove imparare nuove skill.

Il che è una chiave di lettura, e una storia, in più, per capire il metaverso, se ancora non avessimo idea di che cosa sia. 

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