Nifemi Marcus-Bello: il design africano non è quella cosa che vi aspettate - CTD
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Ludovica Proietti

19 Novembre 2021

Nifemi Marcus Bello: perché il design africano non è quella cosa che avete in mente

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Trentatré anni, da Lagos, e un approccio al progetto che parte dalle radici ma guarda molto lontano

C’è una nuova ondata, nel design. Una vibe – vibrazione – come la chiamerebbero nel mondo della musica, che si riflette nell’approccio di certi progettisti intorno ai trent’anni. 

Forse il design sta tornando a essere con più forza un campo di sperimentazione fluido, dove oggetti e storie s’intrecciano con le culture di provenienza per raccontarci modi di vivere apparentemente distanti, eppure vicini a noi. Non è soltanto una sensazione, ma un dato di fatto suffragato dalle vicende di studi e professionisti giovani legati al contesto di provenienza senza subirlo. Un approccio alle radici stimolante e libero in cui l’appartenenza geografica e culturale diventa un punto di partenza e non una gabbia.

Sedia per bambini facilmente trasportabile e dagli angoli smussati. Nifemi Marcus Bello

Incline a questo nuovo livello di ibridazione del design, dove le etichette geografiche e culturali non sono più necessarie e tutto può trasformarsi in qualcosa di nuovo, è il nigeriano Nifemi Marcus-Bello, trentatreenne industrial designer con un passato di studente tra l’Inghilterra e Milano. Quello di Nifemi è una sorta di nuovo minimalismo, un linguaggio del tutto maturo fatto di semplicità, ispirato al nomadismo e a un’idea di design radicato nella produzione industriale di cui riconosce il valore nel risolvere i problemi della vita di tutti i giorni unendo estetica, sostenibilità e attenzione al cambiamento, senza appunto dimenticare la propria provenienza.

Kafe Club Collection, il tavolino da bar componibile e trasportabile

“Sono innanzitutto africano e poi nigeriano, perché ho il privilegio di vivere tra il sud, l’est e l’ovest dell’Africa. Sono nato e vivo nel Continente e quindi non mi sottraggo affatto alle mie radici, a cui sono molto legato. Considero il mio lavoro un modo per spiegare che cosa voglia dire essere un progettista africano contemporaneo”. La ricerca dello spirito del quotidiano, per Marcus-Bello, passa proprio dallo sbarazzarsi delle convenzioni e degli stereotipi legati all’Africa e dal creare oggetti che rispondano a una gestualità nuova. Arredi e complementi dall’anima multifunzionale, trasportabili, smontabili, che rispondano alle esigenze del presente, soprattutto da una prospettiva africana. Il che non vuol dire che questi arredi debbano essere riconoscibili come nigeriani, anzi: “Rimango fedele al mio metodo come designer, non ho una vera e propria agenda o una narrativa da seguire. La mia speranza è che il mondo del design capisca che ci sono storie nuove raccontate dal lavoro dei designer contemporanei nel Continente”.

Sono innanzitutto africano e poi nigeriano, sono legato alle mie radici ma non ho un’agenda o una narrativa specifica da seguire. Non amo che il pubblico si aspetti da me una certa idea di design soltanto perché sono africano

Ricevo feedback positivi da tutto il mondo e molti dicono di non riuscire a credere che il mio design sia fatto a Lagos. C’è ancora chi si aspetta di trovare un’estetica più afrocentrica nelle creazioni di un uomo con le mie radici. Sono nato e cresciuto in Nigeria, ho vissuto in tutta l’Africa, ma sembra che a un certo pubblico interessi mantenere un’idea tutta sua di come dovrebbero essere il Continente e le sue creazioni. C’è chi dice che i miei mobili sono più scandinavi, ma io non sono per nulla d’accordo. I miei arredi hanno molto a che vedere con la funzionalità, perché è quella la prima preoccupazione di chi fa design qui. Dopo di che, un designer non è soltanto quello che traspare dal suo prodotto, ma è anche il suo approccio e il suo pensiero che sta dietro ai prodotti stessi”.

 

Nascono così tavolini, sedie, coffee table, lampade che fanno di questa quotidianità in continuo divenire il loro scenario. “Penso che uno degli aspetti chiave del mio lavoro sia abbracciare i vincoli e usarli come veri e propri attrezzi. È questo ciò che chiamiamo buon design. Considerare le modalità di produzione e la manifattura locale gioca un grosso ruolo nel mio approccio al progetto. Come le cose vengono fatte e chi le fa sono aspetti non meno importanti del prodotto finale”.

L’esempio perfetto di questo approccio è la Kofe Club Collection, una linea di tavolini per un locale di Lagos. L’esigenza del cliente era di avere, con un budget basso, arredi in un numero non predefinito, ma che potessero crescere con gli affari. “Dopo molte ricerche e discussioni, ci siamo resi conto che il costo sarebbe cresciuto a causa dei problemi di trasporto. Così ho pensato a mobili da assemblare a vista e fabbricati con legname e acciaio di provenienza locale e di recupero. Il legno di recupero è stato cruciale poiché la Nigeria ha una carenza di legno secco ben trattato. Una volta ottenuti i materiali, ci siamo rivolti a una falegnameria locale, progettando la collezione intorno alle loro capacità”.

Tra le creazioni più recenti di Nifemi, portata alla Lagos Design Week lo scorso ottobre, c’è la sedia dell’introverso: “C’è un luogo comune secondo cui la Nigeria non è un Paese di timidi, e in effetti qui non se ne trovano molto facilmente. Un coworking mi ha contattato per progettare gli arredi di lavoro: dopo avere visitato lo spazio, mi sono reso conto che non c’era nessuna considerazione per chi voleva appartarsi e concentrarsi meglio. Io stesso avrei avuto difficoltà a essere produttivo in un posto come quello. Da qui l’idea di creare una sedia su cui ci si potesse sedere e sentirsi un po’ isolati, concentrandosi davvero. Una seduta intrecciata per consentire alla luce di passare attraverso senza compromettere la necessità di privacy”.

Quest’anno, Nifemi Marcus-Bello ha vinto il Life-Enhancer of the Year price ai Wallpaper* Design Awards 2021 con un lavello trasportabile su ruote, pensato per ospedali e condizioni di emergenza. Un traguardo simbolico per un progetto concreto, che riflette sulla condizione umana non solo nel Continente africano ma ovunque possa esserci emergenze igieniche e sanitarie nel mondo. “Ricevere il premio di Wallpaper* è stata una esperienza inaspettata e molto lusinghiera. Per me vuol dire concretizzare qualcosa di cui parlo sempre, ovvero il considerare non soltanto il materiale ma anche la sostenibilità umana quando si progetta e si porta a termine un prodotto”.

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