Patrick Schumacher, l'uomo parametrico che ha trasformato Zaha Hadid in un marchio (controverso) - CTD
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Vincenzo Bernardi

11 Aprile 2022

Patrik Schumacher, l’uomo parametrico che ha trasformato Zaha Hadid in un marchio (controverso)

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Dalla morte dell’architetta, lo studio continua a sfornare progetti sviluppati con il design computazionale. Ma quante di queste opere sarebbero state condivise dal genio anglo-iracheno?

Vivere all’ombra di un gigante può essere complicato, perché il rischio è che di luce ne arrivi sempre poca. Non è il caso di Patrik Schumacher, per tutta la carriera prima protetto e poi erede di uno dei più grandi geni dell’architettura degli ultimi decenni, Zaha Hadid. 

Sessantuno anni, aspetto da eterno ragazzino, Patrick entra nello studio Hadid nel 1988 ancora prima di laurearsi e nel 2003 diventa partner figurando pure come coautore di tutti progetti. Questa circostanza, abbastanza inusuale, testimonia oltre che indubbie capacità personali un carattere volitivo e una grande autostima che l’hanno portato a vincere una causa senza esclusione di colpi per l’eredità di Zaha Hadid Architects dove dal 2016 ricopre il ruolo di direttore nonché di presidente a vita. Schumacher, che, come si legge su zaha-hadid.com, “è stato fondamentale affinché ZHA diventasse un marchio globale”, oltre a essere visiting professor ad Harvard, ha scritto un libro in due volumi di oltre 1.200 pagine intitolato Autopoiesis of Architecture e ha un dottorato di ricerca in filosofia oltre che una laurea in matematica come la sua mentore. Non è rara qualche sua uscita fuori dal coro come quando parlando del centro di Londra ha proposto di eliminare gli alloggi sociali, privatizzare tutti gli spazi pubblici comprese le strade e di svendere la maggior parte di Hyde Park agli immobiliaristi. La cosa, che fece indignare non poco il sindaco Sadiq Kahn, ha pure provocato una clamorosa protesta davanti gli uffici di ZHA in cui i manifestanti esibirono cartelli con la sua faccia al posto di quella di Jack Nicholson in Shining nella famosa scena in cui pronuncia la frase «Sono il lupo cattivo!».

Protes

Rublyovo Arkhangelskoye Smart City 2018. Uno degli ultimi progetti di Zaha Hadid

Sicuramente un personaggio dalla forte personalità, che già mentre Hadid era in vita ha iniziato a lavorare a una sua riconoscibilità per distinguersi dal marchio di fabbrica della regina delle curve. Il mondo dei numeri e la logica che pure, come detto, fanno parte della sua formazione gli hanno suggerito una direzione individuata nel digitale. Nel 2008 ha pubblicato un “manifesto” in cui, con la solita modestia, definiva il Parametricismo come il più grande stile dopo il modernismo in quanto interprete della rivoluzione digitale ed inoltre il solo in grado di rispondere alle esigenze di una società complessa grazie al ricorso a sistemi di progettazione parametrica. 

King Abdullah Petroleum Studies and Research Centre, Riyadh, Saudi Arabia, 2009. Esempio di Tettonismo

Da controverso al Metaverso

I software di progettazione parametrica hanno avuto origine nel campo delle tecniche di animazione digitale a metà degli anni Novanta ma è con il rilascio della prima release di Grasshopper nel 2007 che hanno cominciato a diffondersi nel campo della progettazione. Ma in cosa è differente un software parametrico da uno tradizionale e perché se ne parla come una rivoluzione nel campo della progettazione architettonica e del design? Volendo semplificare al massimo, mentre un CAD tradizionale consente di lavorare per primitive grafiche quali appunto punti, linee e superfici, un software parametrico lavora sui dati mediante la definizione di algoritmi e consente output grafici. Va detto che sarebbe più corretto parlare di “design computazionale” e che il termine parametrico che fa riferimento a valori di input al variare dei quali si ottengono risultati diversi, seppure più intuitivo, non restituisce la complessità e la potenzialità del processo che comprende anche la definizione delle regole in base alle quali i dati stessi vengono elaborati. È abbastanza evidente che Schumacher sappia bene la differenza, ma che la scelta del termine sia stata dettata da un maggiore appeal comunicativo. Un po’ come è successo con Jurassic Park di Spielberg, in cui i protagonisti principali sono dinosauri del Cretacico. Dai dati sul clima, a quelli di affollamento, a quelli dimensionali o alle semplici verifiche di congruenza, tutto può essere ricompreso e influenzare il processo di progettazione. I software parametrici consentono inoltre simulazioni “fisiche” mediante l’applicazione di forza di gravità, pressione o azioni dinamiche oppure l’applicazione di “regole di attrazione” che influenzano il comportamento e la geometria degli oggetti. Il tutto con la possibilità di verificare in tempo reale le variazioni dei risultati e quindi della forma modificando i dati di input.

Interfaccia di un software computazionale

Liberland Metaverse City, 2022

Si tratta di un metodo che cambia radicalmente il modo di fare progettazione e che, spostando l’attenzione dal gesto creativo manuale alla definizione di processi, suscita più di qualche perplessità ai puristi del disegno. In realtà il computazionale è solo uno dei tanti strumenti per esprimere la creatività che può essere realizzata appunto anche attraverso formule matematiche e connessioni logiche. Questo approccio ha inoltre un obiettivo ambizioso che è quello di ottenere soluzioni quanto più efficaci possibili a partire da situazioni complesse, utilizzando tutta una serie di strumenti analitici messi a disposizione dalla scienza e dalla tecnologia. Un altro motivo di critica riguarda la capacità di controllo dello spazio dal momento che le geometrie che si ottengono spesso vengono giudicate arbitrarie, frutto quasi esclusivo della potenza di calcolo e, in ultima analisi, irrealizzabili. Proprio sull’ottimizzazione delle geometrie si stanno implementando i software parametrici mediante il ricorso ai cosiddetti “cercatori di forma”, che operano discretizzazioni in funzione della realizzabilità, ma va detto che finora i livelli di prestazione raggiunti non sono soddisfacenti in termini di tempo dal momento che operano in maniera iterativa provando, a volte, anche milioni di soluzioni possibili.

Shenzhen Bay Super Headquarters Base, 2020

L’ultima frontiera del computazionale ha a che fare con l’intelligenza artificiale ed è il cosiddetto Agent Based Design capace di simulare come i corpi si muovono e crescono liberamente nello spazio arrivando addirittura a “prevedere” in maniera autonoma le forme. Sebbene in alcuni la cosa susciti perplessità se non addirittura terrore dal momento che traccia la strada della creatività artificiale, Schumacher sottolinea con grande entusiasmo questo aspetto che secondo lui dovrebbe anche aiutare a capire il comportamento delle persone negli edifici la cui modellazione (a partire ad esempio dalle simulazioni di evacuazione e ai flussi ottimali di circolazione) deve diventare la nuovo best pratice dell’architettura.

Xi’an International Football Centre, 2020

In questo scenario, l’architettura parametrica appare spesso come un oggetto scultoreo dai costi stratosferici, ma la soluzione, piuttosto che dalle potenze di calcolo può venire dal modo in cui l’oggetto è pensato fin dall’inizio. Un altro dei fraintendimenti più diffusi è quello che associa il design computazionale alle superfici complesse non euclidee mentre il metodo può essere sfruttato appieno operando per elementi discreti come avviene per esempio nelle architetture di Sou Fujimoto.

Vilnius Railway Station, 2021

Schumacher racconta il suo passaggio al Parametricismo come una evoluzione naturale dell’architettura di Zaha Hadid Architects, dal decostruttivismo verso forme più organiche passando dal folding di geometrie ai blob e approdando in ultimo al tectonism, in cui la struttura piuttosto che essere derivata da semplificazioni archetipe come travi archi e pilastri, si adegua e influenza la forma sfruttando appieno le potenzialità degli elementi finiti e ripropone forme presenti in natura e negli organismi viventi. Questo passaggio avvenuto per necessità grazie a una nuova generazione di protagonisti all’interno degli studi di design di Peter Eisenman, Frank Gehry, Rem Koolhaas, Wolf Prix e appunto Zaha Hadid che si ponevano il problema di gestire la crescente complessità dell’architettura decostruttivista, ha aperto la strada a una nuova avanguardia creativa che nel 2020 ha lanciato la piattaforma online Parametricism.com che, curata da un team internazionale che include Daniela Ghertovici di ArchAgenda, Patrik Schumacher di ZHA e Lars van Vianen di Scope Agency, raccoglie scritti e lavori di designer e architetti con lo scopo di discutere la direzione futura dello stile.

OPPO headquarters, Shenzhen 2020

Che Schumacher, ma non solo lui, non abbia la potenza creativa e la capacità innovativa di un genio assoluto come Hadid è evidente. Gli edifici di ZHA così come pure i masterplan proseguono nella direzione tracciata dalla fondatrice di una forte iconicità in contrapposizione con il contesto e ancora non è possibile, se non sporadicamente, capire quanto sia frutto esclusivo del suo successore che però, piaccia o no, ha ragione. L’architettura è una disciplina, ora più che mai, ha bisogno di evolversi per stare al passo coi tempi soprattutto utilizzando strumenti che possono dare risposte anche per affrontare quelle sfide poste dal cambiamento climatico che finora paiono interessare a uno Schumacher rifugiato nelle dolcezze del Metaverso dove l’architetto del futuro darà corpo ai sui sogni come in Inception di Christopher Nolan.

Kyiev Dnipro Metro Station, 2021

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