Selvatica, la collezione di design nata da una passeggiata nel bosco - CTD
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Ludovica Proietti

9 Novembre 2021

Selvatica, la collezione di due artigianer nata da una passeggiata nel bosco

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Solo legno e pietra rimediati entro 24 km da casa, nelle campagne tra Lazio e Umbria. Il progetto di Tommaso Garavini e Gianluca Buttinelli

Si può davvero ripensare il modo di fare design in funzione della natura, guardando agli scarti come materia prima? Tra le colline della bassa Umbria e della Tuscia, c’è chi ha deciso di farsi guidare dai sentieri verso un approccio sostenibile basato sulle risorse del territorio, pronte a essere riscoperte come scrigni abbandonati.

Si chiama Selvatica ed è una famiglia di cinque pezzi frutto di un nuovo modo di concepire il design da parte di Tommaso Garavini e di Gianluca Buttinelli (quest’ultimo di Studio Superfluo), portata avanti in continuità con il pensiero che da sempre guida entrambi. I due, nel loro peregrinare lento, hanno trovato ad attenderli tesori fatti di scarti. Gli artefatti che ne sono venuti fuori, come strutture autoctone del territorio, nascono dall’esplorazione dell’ambiente e di quello che la natura aveva lasciato a disposizione.

Partendo dai boschi intorno a Orvieto, Garavini e Buttinetti hanno camminato per ventiquattro km trovando il loro legno: una partita di acero, parte di una commessa non ritirata, stagionata naturalmente per quattro anni, a cui il tempo aveva dato valore e pregio. La pietra, invece, è arrivata dopo tredici chilometri, dalla scoperta di una cava “nascosta” a Bagnoregio dove si ricavano dalle grandi lastre le piccole schiasce, pietre con un solo lato liscio, scelte dai due designer assieme a un lotto di quadrelli realizzati per l’arredo urbano del G8 della Maddalena poi spostato a L’Aquila nel 2009.

Acero e basaltina sono gli unici materiali della collezione: i due creativi hanno deciso di trattarli con un rispetto quasi sacro, come a voler celebrare lo scarto e il residuo. Per questo, gli arredi restano all’apparenza grezzi, avvolti da un alone di equilibrata crudezza, simile ai nodi dei rami degli alberi e alle zolle del terreno da dove prendono la loro forza evocativa. Il legno è lavorato seguendone a ritroso le venature, mentre la basaltina agisce come un contrappeso.

Selvatica è una collezione di pezzi unici come del resto lo sono tutti quelli prodotti dai due creativi nella loro attività fuori da questa accoppiata inedita. Tommaso Garavini, che si definisce artigianer (artigiano + designer), viene da Roma e nella vita lontano dalla città ha trovato la sua nuova dimensione lavorativa. Non è nuovo a certe forme contaminate dall’imperfezione del materiale. Allo stesso modo, Studio Superfluo riscopre le tecniche della falegnameria per farsi interprete di un’autoproduzione che è educazione, un sapere unico e necessario che ha l’obiettivo di generare oggetti che sfidino le mode e durino nel tempo.

“In laboratorio si è trattato di unire il mondo del legno e quello della pietra senza tradirne la natura” raccontano. “Per assecondare l’anima riluttante di queste tavole, nervose, piene di nodi e di venature a ritroso, ne abbiamo lasciato i bordi al vivo e costretto le spaccature con elementi trasversali che ne governano il movimento nel tempo, segnando contemporaneamente in maniera marcata l’estetica dell’oggetto. Abbiamo lasciato la pietra grezza così com’era, limitandoci a intervenire il meno possibile e solamente per le connessioni, per lo più poco in vista”.

Il percorso avviato con Selvatica è appena iniziato, spiegano. L’obiettivo è continuare lungo la strada dell’impiego di materie prime autoctone con la coerenza di un manifesto. Verso un mondo più lento e, forse, più autentico.

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