Sou Fujimoto, quando l'architettura avvicina l'uomo al cielo - CTD
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Vincenzo Bernardi

28 Marzo 2022

Sou Fujimoto, quando l’architettura avvicina l’uomo al cielo

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Dalla Serpentine alla Casa della musica in Ungheria, i dieci anni irresistibili del talento giapponese

Strutture bianche, forte iconicità, edifici leggeri che si smaterializzano in reticoli tridimensionali e sembrano volare nell’aria come nuvole. È l’architettura di Sosuke “Sou” Fujimoto, cinquantenne architetto giapponese, con uno studio a Tokyo dove insegna all’Università e un altro a Parigi, che dal 2005 colleziona premi a ripetizione e incarichi di grande prestigio. Già autore di alcuni edifici iconici in patria come la House NA (2011) o la Musashino Library (2011), i fari della notorietà internazionale si sono per lui accesi nel 2013 con la vittoria per il Padiglione della Serpentine Gallery di Londra ottenuta oltretutto come il più giovane ad essersi aggiudicato il premio fino a quel momento. Prima di lui c’erano stati personaggi del calibro di Zaha Hadid, Daniel Libeskind, Toyo Ito, Oscar Niemeyer, Álvaro Siza, SANAA, Jean Nouvel, Herzog & de Meuron e Ai Weiwei. Dopo di lui Bijarke Ingels e il recentissimo premio Pritzker, Francis Keré.

 

Serpentine Pavilion , 2013

Sou Fujimoto, che nel 2012 ha fatto pure parte del team premiato col Leone d’oro alla Mostra di Architettura di Venezia e che ha visto pure i suoi progetti sfilare sotto forma di vestiti Settimana della Moda di Parigi del 2016, è un architetto di grandissimo talento che usa la leggerezza con grande maestria e che indaga il rapporto tra ambiente naturale e costruito sfumando i limiti tra interno ed esterno.

Di grande interesse è la House NA (2011) ispirata alla vita su un albero. Concepita come un volume trasparente con un interno unico, porta il costruito all’estremo, quasi eliminando la demarcazione con l’ambiente urbano circostante. Realizzata per una giovane coppia di Tokyo, la casa è composta da ventuno piastre di pavimento situate ad altezze differenti che realizzano uno spazio continuo in cui gli ambienti non sono ermeticamente isolati ma legati l’uno all’altro da una varietà di scale e scalette dotate di gradini fissi e mobili.

House NA. 2012

Nel progetto per il Beton Hala Waterfront Center a Belgrado (2011), Sou Fujimoto si confronta con il tessuto urbano della capitale serba realizzando una “nuvola galleggiante” in cui una serie di rampe pedonali a spirale, salendo dal piano stradale, permettono molteplici viste panoramiche della città e del Danubio.

Beton Hala Waterfront Center, Belgrado 2012

L’idea alla base del Serpentine Pavilion (2012) è stata quella di realizzare “un paesaggio architettonico trasparente” che incoraggiasse le persone a interagire. Nel contesto dei Kensington Gardens, il reticolo tridimensionale del sistema strutturale si è rapportato con le geometrie intrecciate della vegetazione circostante fondendo naturale e artificiale in una sorta di “nido” di barre d’acciaio sottilissime in cui i visitatori erano parte integrante della natura e del paesaggio.

Nella torre di diciassette piani denominata l’Arbre Blanche a Montpelier (2017), l’ispirazione è venuta dalla tradizione mediterranea di vivere all’aperto. Ubicata in un punto privilegiato della città, la torre aspira a divenire un nuovo landmark urbano in cui ciascun residente sceglie la configurazione degli spazi nell’ambito di una casistica possibile. Come un vero albero ottimizza le risorse naturali facendo ricorso a strategie passive e camini solari per il raffrescamento.

Arbre Blanc, 2019

Leggerezza e iconicità tornano pure nel progetto di concorso per il Qinhai New City Center Landmark a Shenzhen (2020). Questa monumentale torre di duecentosettanta metri sulla baia del distretto di Qianhaiwan è composta da novantanove elementi verticali, collegati in un enorme piattaforma panoramica nella parte superiore, che sembrano fluttuare nell’aria come delle enormi stalattiti che svaniscono gradualmente man mano che scendono. Più che una torre è una serie di torri a simboleggiare il futuro delle società in un’era di diversità.

Qianhai New City Center Landmark, 2020

Sempre in Cina, Sou Fujimoto ha elaborato il progetto vincitore di concorso internazionale, per la Shenzhen Reform and Opening Exhibition Hall (2021). L’edificio, che fa parte delle nuove dieci strutture culturali “della nuova era” di Shenzhen, avrà una facciata trasparente a strati progettata per stabilire una relazione tra l’edificio e l’ambiente circostante che richiama l’attenzione sull’apertura della Cina alle imprese straniere. Al suo interno conterrà aree espositive, spazi didattici e strutture di ricerca che saranno collegate da passerelle che si intrecciano in una grande lobby fiancheggiata da alberi. Una sorta di “giardino in una scatola” capace di offrire ai visitatori uno “spazio interno simile a un villaggio”.

Shenzhen Reform and Opening up Exhibition Hall, 2021

Di grande fascino e iconicità è pure la Casa della Musica Ungherese, inaugurata qualche settimana addietro, il cui proposito è quello di “trasformare la foresta in architettura”.  L’edificio, costato ottanta milioni di euro, è uno dei primi grandi elementi del controverso Progetto Liget da un miliardo di euro voluto da Viktor Orbán a Városliget Park con l’intenzione di realizzare una vetrina della cultura nazionale ungherese e che comprende anche un nuovo museo etnografico progettato dal gruppo Ungherese Napur Architect (vincitore di un concorso anonimo in cui la giuria sembra fosse convinta di scegliere un progetto di Bijarke Ingels) e la nuova National Gallery, di SANAA. La forma è singolare: una sorta di “grande focaccina” atterrata nel mezzo del parco cittadino la cui massa circolare è costellata da buchi tra i quali crescono anche gli alberi e la cui parte inferiore è scintillante di minuscole foglie dorate. Pareti in vetro sfaccettato racchiudono una sala da concerto da 320 posti e una piccola aula magna, mentre una scala sospesa sale a spirale porta a agli spazi della biblioteca e alle aule ospitate nel tetto ondulato. 

House of Hungarian Music, 2022

Cresciuto tra i monti e i boschi dell’isola di Hokkaido, Fujimoto ha sviluppato fin dall’infanzia un forte interesse per la natura così come pure la permanenza a Tokyo gli ha permesso di comprendere che la spazialità si compone anche di elementi in apparenza scollegati tra loro come lampioni, panchine, distributori e cassonetti ma che sono fondamentale nella percezione dell’ambiente urbano. I suoi edifici spesso sembrano trasformarsi in giochi in cui l’elemento naturale piuttosto che venire portato nello spazio abitato è presente come metafora al fine di suscitare sensazioni di incertezza che fanno dubitare su dove ci si trovi realmente.

Masterplan for EXPO 2025 Osaka

Al di là delle grandi capacità, l’impressione è che il predestinato Sosuke Fujimoto, che non pubblica i progetti sul sito ma si affida a una forte comunicazione social e che nell’arco di dieci anni è passato dal Serpentine Pavilion al Masterplan per Expo Osaka 2025, giochi in una squadra che non salta i mai i Mondiali perché sa fa crescere sempre nuovi talenti sulla base di una solida cultura architettonica che ha già sfornato numerosi Premi Pritzker.

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