Quattro cose (di design) di cui avevamo bisogno- CTD
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Ludovica Proietti

22 Marzo 2022

Quattro cose che non c’erano e di cui avevamo bisogno #2

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Dalla tastiera-guanto ergonomica al purificatore d’aria in stile Bauhaus

LEGGI LA PRIMA PUNTATA: TRE COSE CHE NON C’ERANO

Il piatto per mangiare in piedi

Questa linea propone una serie di oggetti per il cibo che segue la filosofia della sostenibilità per filo e per segno, aiutandoci a creare intorno a un rito – come fu per il Moscardino di Matteo Ragni e Giulio Iacchetti, il cucchiaio-forchetta in Mater-B per l’aperitivo – progetti pratici, utili e belli. Con i pranzi all’aperto, torna la voglia (e il bisogno) di usare piatti semplici, multifunzionali e facili anche da smaltire. Leggeri, riutilizzabili e compostabili a fine vita – promettono due anni di durata – i piatti Knork, in fibra di canna da zucchero e bambù, rigorosamente  scarti di produzione, ci mostrano come una piccola abitudine possa cambiare le cose e farci muoverci nella direzione giusta. Ergonomici e facili da tenere con una mano, hanno anche lo spazio per reggere calice e posata.

Glove80, la tastiera ergonomica pensata come un guanto

Il suo nome è Glove80, i designer Stephen Cheng & Chris Andreae l’hanno pensata perché si adatti alle nostre mani proprio come un guanto. Ha una forma originale curva ed è completamente personalizzabile, così da “piegarsi” a una corretta ergonomia, e non viceversa. I piedini d’appoggio sulla scrivania sono regolabili, in modo da permettere alla schiena e al busto di seguire la naturale inclinazione del corpo e rendere, di fatto, la nostra esperienza al computer non solo più comoda, ma anche più rapida. Il posizionamento dei tasti, infatti, dovrebbe aiutare a scrivere più velocemente e seguendo il naturale movimento delle dita. È wireless, e ne esiste anche una versione per gamer.

La bottiglia per il sapone fatta di sapone

Si parla molto di sostenibilità e packaging, siamo saturi non solo di oggetti, ma anche dei loro contenitori. Perciò Soapbottle di Jonna Breitenhuber – progetto nato da un crowdfunding – ha una missione rivoluzionaria, perché crea un contenitore non solo da uno scarto, ma soprattutto da uno scarto della stessa natura del suo contenitore. Fatto di sapone duro, contiene sapone liquido, e, quando questo finisce, il suo involucro può diventare sapone per le mani o diventare detergente per lavatrice. La sua scocca dura, inoltre, a contatto con l’acqua non si scioglie immediatamente – come le controparti solide – ma a contatto con l’acqua lo fa lentamente, evitando lo spiacevole effetto che ancora qualche sapone solido ci restituisce, ovvero sprecarne più di quanto effettivamente se ne usa in doccia.

Il purificatore d’aria del Bauhaus

Purtroppo, non è ancora un progetto, ma solo un prototipo. Bellissimo, snello, colorato o no – dipende dalla versione che preferiamo – questo purificatore d’aria, impossibile da costruire negli anni Venti, ha un obiettivo sorprendente, che lo rende, ai nostri occhi, degno di nota. Geometrico, minimale, con i tasti mimetizzati nella forma ma non minimizzati, esprime al meglio la strada da seguire per progettare la tecnologia. Il suo designer, Kareem Lee, è un visionario, e ce lo dimostrano altri suoi lavori in corso, come il microonde Waiter, che attacca il piatto di appoggio sullo sportello, così che il cliente finale non debba inserire la mano all’interno dell’elettrodomestico. Questo purificatore riesce a rendere lo spirito del Bauhaus non esclusivamente nella sua estetica, ma anche in quel bellissimo connubio di arte, funzionalità e industria che era tipico della scuola tedesca e che, cento anni dopo, continua a essere una necessità. Proprio come l’aria pura.

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