Tvboy: tutto il design che c'è nella mia street art - CTD
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Paolo Casicci

2 Novembre 2021

Tvboy, lo street artist con la laurea in design: i miei murales sono come un giornale, e io l’inviato

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Lo street artist del momento ha una laurea al Politecnico e lavora come la redazione di un giornale. “Progetto è la parola chiave”

Cerchi l’artista e trovi il designer. Ma anche l’inviato speciale e il caporedattore. Se guardando le opere di Tvboy, lo street artist del momento, vi state chiedendo da dove arriva quel mix speciale che fonde l’unicità del gesto artistico con la serialità di un quotidiano, la risposta è: arriva dal mondo del progetto.

Prima ancora che l’autore dei murales che mettono alla berlina i potenti, Salvatore Benintende da Palermo, “rebel with a cause” dal 1980, è infatti un designer industriale laureato al Politecnico di Milano, la città dove ha vissuto fino a qualche anno fa prima di trasferirsi a Barcelona. Il capoluogo catalano è diventato, poi, la base operativa dei suoi blitz in tutta Europa, progettati in team e portati a termine con la velocità e il fiuto di un cronista di razza. “Certe volte passa così poco tempo dall’episodio di cronaca che mi ha ispirato alla comparsa del murale, che davvero mi sembra di lavorare per un quotidiano”, dice.

Abbiamo incontrato Tvboy nello show room milanese di Airnova in Brera, dove l’art director del brand friulano, Gian Paolo Venier, usa le sue opere come strappi per comporre un nuovo paesaggio domestico. Qui urban art e design dialogano in una maniera che anche l’occhio meno attento percepisce al volo come italiana, secondo quel modo raffinato e insieme spontaneo di unire cose lontane come la strada e la casa. Una distanza apparente, se pensiamo che l’ultima personale di Tvboy, a Barcelona, aveva per titolo Home Street Home.

Come la riunione del mattino in un quotidiano

La laurea al Politecnico è la prova più evidente dell’approccio di Tvboy che fa convivere istinto e progettualità. Ma non è l’unica. Moltissimo nella pianificazione di quei lampi orchestrati che sono i suoi murales ha a che  vedere con i giornali e con il giornalismo. All’attitudine del designer, Tvboy unisce lo spirito e la freschezza di una riunione di redazione al mattino, quella in cui i temi del giorno dopo sono scelti con lucidità e inventiva e si cercano le chiavi e le firme giuste per raccontarli. “Chiuso” il numero, a differenza di quanto accade con i suoi colleghi, lo stampato non arriva in periferia, ma nei centri storici da dove la notizia del blitz si spande alla velocità massima. Come in un giornale (o in un libro) ha anche iniziato a scrivere le didascalie delle opere e l’anno scorso ha pubblicato un volume, La calle es mi museo, sulla storia della street art. Intanto si prepara a inaugurare la prima personale in un museo italiano e porta il suo contributo pop in un sofisticato show room di design senza che questo intacchi di un grammo la naturalezza e l’ironia che lo hanno reso famoso.

Show room Airnova in Brera a Milano: opere di Tvboy in dialogo con gli arredi del brand friulano orchestrati dall’art director Gian Paolo Venier

“Quando dico di sentirmi un po’ cronista, non scherzo”, spiega. Scorrere in ordine cronologico le sue opere significa ritrovarsi sotto gli occhi la timeline lucidissima e spietata dei principali fatti internazionali dei nostri giorni. Proprio come in un quotidiano, ci sono gli Esteri e gli Interni, gli Spettacoli e lo Sport, Donald Trump e Cristiano Ronaldo, Raffaella Carrà, Bergoglio e Gesù Cristo nei panni di un rider. Ci sono anche i supplementi: le partnership con i marchi di design e della moda che in altri casi potrebbero sembrare fuori posto ma che qui rientrano in una logica editoriale coerente: quella di uno street artist che mixa senza false ipocrisie muri di città, gallerie d’arte e committenze fashion. Non mancano i tentativi di censura (il bacio Salvini-Di Maio scomparso a Roma quasi subito dopo la pubblicazione) e gli schizzi di odio che ogni tanto gli arrivano addosso contro come capita ai cronisti (l’omaggio alla Carrà imbrattato con insulti omofobi a Barcelona).

Dalla preparazione in studio delle carte per i poster fatta insieme agli assistenti, passando per l’intervento rapidissimo sulle pareti in esterni con colle e pennellate d’acrilico secondo la tecnica del paste-up, Tvboy fa ciò che è tipico di un buon quotidiano: andarsi a prendere il suo pubblico e aprire una finestra sul mondo.

L’approccio da designer lo spinge là dove altri suoi colleghi in genere non arrivano, alla costruzione di una memoria che è insieme d’autore e collettiva: “Mi interessa lasciare tracce, documentare il mio percorso. Faccio un lavoro effimero, che spesso dura lo spazio di qualche ora, dopodiché arrivano i vandali o i censori. I libri e le mostre servono a fissare queste tracce. Perché voglio che il mio messaggio giunga a tutti e che la gente si ricordi dei miei lavori”. Con un murale non ci incarti le uova, in effetti.

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