Ukurant, talenti contro il design generico: i futuro è di chi si specializza - CTD
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Paolo Casicci

4 Novembre 2021

Ukurant, talenti contro il design generico: “Il futuro è di chi sa specializzarsi”

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Una mostra a Copenhagen con progetti di ricerca avanzata, contro il luogo comune che la formazione migliore è quella più estesa e meno profonda

C’è un luogo comune duro a morire, nel mondo del design (e non soltanto qui, per la verità): quello secondo cui, per avere successo nel lavoro, un giovane debba arrivare con una preparazione più estesa che profonda, avendo coltivato le competenze che servono a muoversi in ambiti differenti per trovare sempre la chiave giusta. Una prospettiva che confonde la trasversalità con quell’attitudine tutta italiana – a volte sana, molto più spesso no – a saper galleggiare pressoché in qualsiasi situazione (diciamo meglio, a sfangarla). E questo a dispetto degli scenari futuri che sembrano richiedere una verticalità di competenze sempre più spinta, non soltanto nel digitale.

Ukurant, la mostra. Foto Jonas Jacob Svensson

Nasce con la voglia di rimettere un po’ a posto le cose Ukurant, il progetto di quattro curatori con base a Copenhagen diventato una mostra in occasione di Three days of design, la rassegna della capitale danese lo scorso settembre. Ukurant è una selezione di giovani progettisti e delle loro collezioni nate da un approfondimento serrato su una tecnica o su un materiale, nel nome, appunto, della specializzazione. Ma anche un esperimento per avvicinare le imprese all’autoproduzione, visto che tutto il progetto ha come partner Muuto. Ne abbiamo parlato con Kamma Rosa Schytte, cofondatrice di questa iniziativa che è insieme una mostra, una curatela e un manifesto.

Ukurant, la mostra. Foto Jonas Jacob Svensson

Ukurant parte dalla constatazione che è sempre più difficile per un giovane designer specializzarsi. Dove avete riscontrato in particolare questo problema, nelle università o nella formazione post laurea?

Sperimentiamo questo problema soprattutto nel sistema educativo danese, dove la specializzazione per iniziativa del governo sta diventando sempre più limitata. Il pensiero che sta dietro a queste scelte è che se formiamo designer con un insieme di competenze meno profonde ma più estese, questi potranno adattarsi più facilmente al mercato del lavoro dopo la laurea. Peccato che questo approccio finisce per dare peso soltanto alla questione economica. Con Ukurant rendiamo omaggio a coloro che si specializzano, a chi padroneggia una disciplina specifica o diventa esperto in un determinato materiale o tecnica. Lo facciamo perché vogliamo ricordare quanto sia importante la specializzazione sia per la qualità del design sia per portare prospettive e idee nuove. Non c’è innovazione senza specializzazione, le sfide del nostro tempo hanno bisogno di persone con conoscenze profonde. E questo vale anche per il design. Costruendo una forte comunità di designer con profili e competenze molto diversi, vogliamo che Ukurant contribuisca al riconoscimento dell’importanza della specializzazione dei giovani designer.

Ukurant, la mostra. Foto Jonas Jacob Svensson

Muuto ha sposato la causa di Ukurant e supporta il vostro progetto. Più in generale, vuol dire che può esistere uno scambio felice tra autoprogettazione e industria? 

La nostra speranza è che Ukurant diventi un esempio di come l’industria affermata e i designer emergenti possano incontrarsi e imparare dalle reciproche prospettive. Come comunità, Ukurant cerca di rafforzare la posizione individuale incontrando l’industria consolidata in uno slancio condiviso. Come hai detto tu, esiste nel mondo del design la tendenza a una gerarchia forte che noi vogliamo mettere in discussione creando uno spazio in cui i designer emergenti possano connettersi e interagire con la scena consolidata su un terreno più equo. Nello stabilire un rapporto con Muuto, miriamo a collegare le idee da prospettive diverse e a creare uno spazio in cui possano nascere ed evolvere dialoghi e collaborazioni future.

Ukurant, la mostra. Foto Jonas Jacob Svensson

Come vi supporta materialmente Muuto?

Il supporto di Muuto è finanziario, ma la cosa che maggiormente ci ha spinti a cercare un link con un’azienda dalla scala internazionale è stato il voler collegare le idee dei giovani creativi con la scena del design affermato. Come facilitatori di Ukurant, lavoriamo per creare quanta più attenzione possibile intorno alle mostre e agli espositori. Per promuovere il lavoro dei giovani designer e comunicare le nostre prospettive sull’industria è importante per noi avere un ampio raggio d’azione. Il supporto di Muuto ci aiuta ad attirare l’attenzione di un pubblico che altrimenti non avremmo alla nostra portata.

Il supporto di Muuto è finanziario, ma la cosa che maggiormente ci ha spinti a cercare un link con un’azienda dalla scala internazionale è stato il voler collegare le idee dei giovani creativi con la scena del design affermato. Come facilitatori di Ukurant, lavoriamo per creare quanta più attenzione possibile intorno alle mostre e agli espositori.

Giustamente, con Ukurant ponete il problema della produzione di massa, del design low cost che è sinonimo di scarsa qualità. Dall’altra parte, il design di ricerca ha spesso prezzi proibitivi per poter finire nelle case di chiunque. È possibile lavorare per una qualità che sia anche affordable?

I pezzi che presentiamo con Ukurant sono molto diversi in termini di prezzo. Si tratta di pezzi unici, ma anche di creazioni che per materiale impiegato e tecnica sono facilmente adattabili a una produzione su larga scala. Potrebbero rappresentare diverse fasce di prezzo, ma ciò che hanno in comune è l’attenzione massima al materiale e all’artigianalità. Non abbiamo la risposta alla domanda sul prezzo che ci poni, ma puntiamo a che i pezzi che presentiamo con le mostre di Ukurant siano coerenti con la qualità scultoree e narrative dei design e – forse – ci facciano riflettere su ciò che apprezziamo davvero quando consumiamo.

I fondatori di Ukurant: Lærke Ryom, Kamma Rosa Schytte,
Kasper Kyster e Josefine Krabbe Munck

Ukurant nasce in Danimarca, ma basta questo per definirlo un progetto di design danese?

Come curatori siamo innegabilmente radicati nella tradizione del design del nostro Paese, ma riteniamo importante vederla in una prospettiva più ampia. Non si tratta solo di sedie in legno splendidamente realizzate, si tratta di prestare attenzione al materiale e all’artigianalità più in generale. Insieme al carattere sperimentale del design, è questa un’altra componente forte al centro della nostra curatela. Apprezziamo la prospettiva dei giovani, indipendentemente dalle loro nazionalità. L’obiettivo è andare oltre la nozione comune di design, e questo è possibile guardando al passato con spirito innovativo.

Foto Jonas Jacob Svensson

Ha ancora senso parlare di un design made in Danimarca, in Italia o in qualsiasi altro Paese mentre cresce una generazione cosmopolita di designer impegnata a cimentarsi con materiali e tecniche più o meno nuove nel nome della sostenibilità?

Naturalmente le idee sul design – come molti altri aspetti del nostro mondo globalizzato – sono fortemente influenzate l’una dall’altra, e si potrebbe dire che questo rende meno rilevante parlare di tradizioni progettuali radicate in un territorio o in un altro. Come abbiamo detto prima, non selezioniamo i pezzi di Ukurant in base alla nazionalità – e quindi alla tradizione del design – ma troviamo molto interessante quando i nuovi designer mettono in discussione la tradizione da cui arrivano e danno una loro versione dell’estetica o delle tecniche che già conosciamo. Apprezziamo la diversità insita nelle diverse culture e tradizioni – e pensiamo che sia importante assicurarle in una certa misura – ma non vogliamo farci limitare dal background. Preferiamo che la scelta di come relazionarsi con il passato sia libera.

Merchandising. Foto Jonas Jacob Svensson

Quanto è strategico lo storytelling per un progetto come Ukurant?

Abbiamo creato un progetto dando una piattaforma a designer emergenti con un approccio sperimentale. I pezzi che mettiamo in mostra hanno spesso già in sé una narrativa forte che deriva loro dal fatto di prendere forma da un processo profondo di ricerca sui materiali o le tecniche. Lo storytelling è interessante quando in qualche modo discende in maniera fedele dal materiale o dalla produzione. Quando invece è posticcio, fa perdere istantaneamente al design la sua qualità. Per noi di Ukurant è stato importante essere strategici e assicurarci che stavamo comunicando il nostro progetto e le nostre ambizioni in modo efficace. Lo storytelling è certamente importante per l’eredità del progetto.

Nella foto in alto, Margarida Lopez Pereira, Engarrafar, bottiglie in spugna riciclata. ©SofieFlinth

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