Weed'd, il design che sdogana la cultura della cannabis
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Ludovica Proietti

25 Aprile 2022

Weed’d, il design per sdoganare la cultura della cannabis

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Un nuovo marchio, una collezione di bong e una sfida: puntare sul progetto (e sull’estetica) per vincere la battaglia della marijuana

Nella cultura dei fumatori d’erba, il 20 aprile ha un significato simbolico. È il 420 – letto fourtwenty, all’americana: la data, 20 aprile, dedicata ai fumatori di marijuana. Una giornata contro-culturale, soprattutto in Italia, dove intorno alla cannabis c’è confusione, molto spesso un bigottismo che nasce dall’associazione della marijuana alla sola dimensione dell’intrattenimento e dello sballo. Celebrata nel mondo come giorno della cannabis, il 420 è un momento in cui la comunità dei fumatori si riunisce e festeggia una scelta, un consumo, un’appartenenza. 

Non è un caso, quindi, che sia stata scelta proprio questa data per il lancio del brand Weed’d, costola del più celebre Wood’d dell’industria della moda, con una line up di designer a firmare i primi tre oggetti della collezione: tre bong. 

Simone Bonanni – art director del brand – Maddalena Casadei e Valerio Sommella reimmaginano in tre sinuose varianti quello che è uno dei simboli più conosciuti della cultura della marijuana, e tramite questo reinventano anche un modello, inserendo nel dibattito del design un tema ancora per troppi controverso e divisivo, ma aprendo al mondo del progetto un nuovo fronte.

L’ironia dell’art director Simone Bonanni: finalmente un bong da non nascondere alla mamma

Ricordiamo che, non molto tempo fa, c’è stato il tentativo di portare in parlamento una legge per aprire la strada alla legalizzazione della cannabis, e non soltanto per scopi medici. Quella legge, purtroppo, non si farà, a differenza che in molti altri paesi, anche europei. 

Lo sguardo di Weed’d è sicuramente fuori dagli schemi. Il marchio decide radicalmente di portare i bisogni di una comunità all’interno del progetto, lasciando da parte teorie e modelli fuori tempi massimo e giocando sulla permeabilità della vita quotidiana al design (e viceversa). Guarda al gesto e non si abbandona al prestabilito ma lo fa evolvere, seguendo l’istinto di una generazione – quella dei millenial – a metà tra il così si fa insegnato dai genitori e il così vorremmo fare che li spinge a essere innovatori e ricercatori. 

Il risultato sono tre oggetti che in un primo momento confondono (quanti li assocerebbero da subito a tre bong?) ma che hanno la forza di indirizzare la bellezza su uno strumento così iconico per chi ne è pratico quanto associato a un tabù per molti altri. Weed’d azzarda forme bombate, allungate, geometrico-architettoniche declinate in colori vivi e lucidi, per cancellare l’immaginario modello artigianale in vetro e restituirlo a un processo industriale non solo esteticamente, ma anche a livello di composizione e di riferimenti. Questi bong hanno la capacità di abitare piacevolmente l’ambiente – Bonanni stesso dice di “non nasconderlo dalla mamma”, in un commento ironico – Diventano piccoli complementi d’arredo come un vaso, uno svuotatasche, un qualsiasi altro soprammobile.

Weed’d è insomma il brand milanese che porta nel concetto di progettazione un’attività che ha secoli di tradizione, gestualità e una comunità affiatata che sempre più vuol mostrare come nella produzione e nel consumo della cannabis ci sia un’attività che va ben oltre il semplice sballarsi. Un’attività che comprende l’opportunità di rilassarsi, calmarsi, prendersi una pausa dalla frenetica vita contemporanea e condividere questo momento tramite un oggetto bello, colorato, interessante da mostrare e non nascondere.

Foto di Mattia Grieghi

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