Zanotta: Lab, il design italiano oltre le icone - CTD
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Paolo Casicci

20 Dicembre 2021

Zanotta, il design italiano oltre le icone

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Il Lab che trasforma in campus lo stabilimento di Nova Milanese e una casa al Greenwich Village di New York per “rimettere al centro le persone”

C’è sempre un filo di apprensione ad accompagnare la scoperta delle nuove iniziative di aziende che hanno fatto la storia del design italiano. Sono passati anni dalla stagione d’oro delle icone, quando il made in Italy sfornava un long seller dietro l’altro. Tra qualche mese sarà trascorso mezzo secolo dalla mostra al MoMa Italy: the new domestic landscape che lanciava nel mondo l’immagine di un design sfaccettato e versatile, fatto non di semplici arredi ma di soluzioni per l’abitare che erano una miscela potente di estetica, funzionalità e tecnologia. Da allora, moltissimo è cambiato e molto ancora è destinato a mutare per via di fattori diversi. La centralità della persona – nell’era del protagonismo social – toglie carisma al mobile in sé e rimette in discussione standard che fino a qualche tempo fa credevamo destinati a durare in eterno. 

Zanotta: Lab

Questo pensiero è riassunto benissimo nelle parole di Giuliano Mosconi, presidente di Zanotta Spa: “Credo che oggi il tema sia rimettere al centro le persone con le proprie passioni e le proprie individualità. L’obiettivo in futuro sarà quello di instaurare un dialogo creando un’idea di community, il rapporto tra prodotto e consumatore diventerà sempre più intimo”. 

Da questa analisi lucida sono nate le due iniziative più recenti di Zanotta, marchio che ha fatto la storia del made in Italy (e che proprio ieri ha annunciato la nomina di Enrico Cavallari a nuovo ad del gruppo che comprende anche Tecno). Non è un caso che queste iniziative non siano nuovi arredi, ma un modo per sciogliere nelle relazioni con il pubblico il principio attivo di un approccio meno legato alla cultura del mobile e più attento alle passioni delle persone, nel tentativo di stringere i bulloni intorno a una design community che si aggiorna. 

Il primo dei due progetti è Zanotta: Lab, un’estensione dello stabilimento e degli uffici di Nova Milanese con cui i nuovi spazi indoor si integrano a formare un “campus” che adesso comprende dai reparti produttivi agli uffici operativi fino agli ambienti di rappresentanza collocati nel blocco a palafitta disegnato da De Pas D’Urbino e Lomazzi nel 1988, ristrutturati durante i mesi della pandemia. Zanotta: Lab è lo spazio in cui questa azienda storica, fondata da Aurelio Zanotta nel 1954, racconta la sua storia e la proietta nel presente. Si può guardare una proiezione, partecipare a una conferenza, discutere un progetto, testare un prodotto, scegliere un tessuto, osservare un’installazione, ma anche assistere a una performance o programmare un pranzo di lavoro. L’allestimento, firmato da Calvi Brambilla, dà vita a uno spazio delle relazioni dove accogliere progettisti, dealer, scuole, stampa, ma è soprattutto pensato come hub per mettere in condivisione competenze, valori e strategie favorendo la crescita di collaboratori esterni e interni, partner e clienti. 

Zanotta è un’azienda che investe da tempo nelle strategie che servono a quell’opera continua di sintonizzazione con il pubblico. Strategie di cui fanno parte, per esempio, il catalogo Trade, realizzato nelle case di persone vere, e  Zanotta on Tour negli Usa, pensato per consolidare il legame con i dealer americani.

Il mondo Zanotta in 11 ambientazioni

Nei nuovi spazi, che includono una materioteca e un auditorium da sessanta posti, il design delle icone, quello dei pezzi firmati da maestri come Mollino, Zanuso, Sottsass, Castiglioni o Lovegrove, è sciolto in una serie di ambienti che raccontano l’approccio dell’azienda alla contemporaneità e al saper fare alla base del made in Italy, ma anche quel pensiero laterale e ironico che è l’altro fil rouge in settant’anni di storia: solo qui, per dire, avrebbe potuto prendere forma la poltrona Sacco, che Aurelio Zanotta sdoganò un giorno del 1968, quando tre giovani architetti torinesi, Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro, gli presentano l’idea sopra le righe di un imbottito, la poltrona Sacco, che, per la prima volta nella storia del design, prendeva la forma dell’uomo anziché imporla. 

Il tema della personalità è sviluppato in undici ambientazioni Zanotta: Stories che interpretano ciascuna un modo diverso di vivere la casa, l’ufficio e l’ospitalità.  Questa parte del percorso funziona anche come visualizzazione di tanti possibili concept-store, in modo da suggerire quella rappresentazione plurale del brand all’interno dei punti di vendita che consente ai dealer di scegliere gli elementi adatti ai loro spazi secondo un abaco ampio e modulare che unisce logo, frasi, illustrazioni e grafiche. Un linguaggio in cui Zanotta parla in prima persona con un tono di voce colloquiale e spontaneo e una grafica colorata e pop.

La Zanotta Home New York nell’ex casa a cinque piani di Taylor Swift 

Lo stesso principio di uno spazio “connettore”, né boutique né show room, ha ispirato la Zanotta Home New York, nel cuore di Manhattan, dove al 23 di Cornelia Street, nel Greenwich Village, il marchio ha rilevato una costruzione di mattoni di 5 piani, dichiarata “landmark” della municipalità. 

Zanotta Home New York

L’ultima inquilina della townhouse è stata la cantante Taylor Swift, che l’ha citata nella canzone Cornelia Street del 2019. La casa, si sviluppa su 5 livelli ed è dotata di alcuni elementi originali come i 3 camini e i pavimenti in legno che sono stati restaurati. Ha straordinarie caratteristiche architettoniche: 9 stanze, tra cui un grande spazio a doppia altezza – gallery – che si affaccia su un piccolo patio e una spettacolare piscina indoor collocata nel basement (una delle sole 22 case di Manhattan con la piscina interna); 2 terrazze al secondo livello con doppia esposizione e altre 2 terrazze panoramiche a cielo aperto sul tetto che estendono ulteriormente i confini della casa, stabilendo un dialogo con la città. L’allestimento è curato da Alessia Genova, managing partner dello studio Tihany Design. Le collezioni sono trasversali e offrono possibilità di personalizzazione grazie a una proposta non standardizzata su codici globali, che stimola la libertà di scelta senza imporre uno stile, riportando al centro la vita, le emozioni e le relazioni secondo la grammatica della modernità.

Anche in questo caso, spiega Mosconi, dietro la volontà di non realizzare uno showroom ma una casa (“perché la casa è la dimensione storica di Zanotta”), c’è una strategia precisa: “Anche con l’evoluzione del digitale lo showroom rimane uno spazio unico dove poter toccare gli oggetti che fanno parte delle nostre vite. La nostra idea è che si può anche avere un’esperienza diretta con i prodotti e viverli per la casa o per uno spazio di relazione così si aggiunge una nuova dimensione nella scelta: quella personale. La scelta di Zanotta modifica il rapporto relazionale verso il suo pubblico. Zanotta House New York è l’occasione di eventi tematici, manifestazioni, mostre, da condividere con la comunità. La community diventa il centro del brand. I luoghi di rappresentanza del brand devono essere funzionali alla relazione, allo scambio e all’arricchimento reciproco. In questo periodo di incertezza e di ridefinizione dei concetti di abitare, lavorare e ospitare, Zanotta ha guardato ai suoi valori più importanti e ha investito in progetti con lo scopo di stare vicino alle persone”. 

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